Harald Klingelhöller – and the world apart twice ( horizont )
La prima mostra di Harald Klingelhöller alla galleria Tucci Russo risale al 1993.
Comunicato stampa
“The question for me was about language as a material. And about pushing the objects into a context of meaning. How to do that in the physical world? How to make objects which incorporate this process instead of being victims of it? In a way I didn’t have to look at objects to learn about sculpture. I could just refigure or reconstruct shapes which were already existing in language, like metaphors or common places. The idea of language as a place for the work was the true incentive.”
Harald Klingelhöller
La prima mostra di Harald Klingelhöller alla galleria Tucci Russo risale al 1993.
Dalla metà degli anni Ottanta, Harald Klingelhöller occupa una posizione unica all’incrocio tra scultura e linguaggio. Come un “flâneur linguistico”, trasforma la parola scritta e parlata in forma tridimensionale. La sua pratica crea una tensione tra elementi narrativi e arte visiva, impiegando un ampio spettro di materiali – da quelli fragili come carta, cartone e specchi di vetro a quelli pesanti come acciaio e granito.
Le sculture di Klingelhöller possono essere lette come trascrizioni spaziali del linguaggio. Giocano con l’intonazione, la ripetizione e la progressione lineare delle lettere. Le sequenze di parole metaforiche e poetiche che utilizza – tratte da fonti come la stampa, la poesia o testi medici e giuridici – non fungono semplicemente da titoli. Piuttosto, stabiliscono una struttura in cui linguaggio e oggetto coesistono senza mai coincidere completamente. Questa stessa non-corrispondenza costituisce il tema centrale del suo lavoro: l’imprevedibile relazione tra la parola e il mondo parallelo delle cose.
Questo dialogo aperto permette di leggere la sua opera come metafora di una specifica concezione dell’arte, che insiste sull’autonomia dell’opera pur invitando al contempo a un confronto discorsivo sul suo significato.
Nella mostra - and the world apart, twice (horizont) - le opere esposte sono datate 2026 e rappresentano quindi l’evoluzione più recente della poetica dell’artista e si presentano su diversi livelli: sospeso, a pavimento o, nel caso della serie (Horizont), come una linea di orizzonte, sostenuta da un leggio, su cui le parole che compongono il titolo sono metaforicamente trasferite.
Le opere sospese sono da intendersi come costellazioni, in cui sculture realizzate in precedenza emergono attraverso le loro versioni ombra (modificate nelle dimensioni e moltiplicate in silhouette tridimensionali deformate); un livello di equilibrio e risonanza di ciò che le parole che danno il titolo alla scultura precedente evocano.
«Nel percorso che va dall’oggetto alla sua ombra, dall’oggetto al suo concetto e dall’Evento alla memoria, qualcosa rimane sempre in uno spazio infinito che non conosciamo.»
Il momento di sospensione entra nell’immaginario.
Le opere a terra, ad esempio le “stelle”, sono realizzate con profili metallici solidi (rame, ottone, piombo, lamiera di acciaio verniciata a polvere) con sezione trapezoidale, ciascuno con un’estremità ad angolo retto e un’estremità tagliata diagonalmente. La superficie trapezoidale parallela più ampia è rivolta verso l’alto e le sue dimensioni sono determinate dalle rispettive dimensioni delle parole del titolo stampate (per lo più in New Helvetica grassetto e maiuscolo).
Le sculture a forma di stella rappresentano una trasformazione di tutto ciò che viene evocato nelle parole del titolo in una versione riassuntiva di una nuova presenza non identica. Nel corso dell’opera, l’idea di un trasferimento completo è stata abbandonata e la forma a stella è stata considerata un’ulteriore forma di presenza di ciò che è stato evocato e di ciò che ancora deve essere evocato.
Harald Klingelhöller (Mettmann, Germania, 1954) vive e lavora a Düsseldorf, Germania. Dagli anni Ottanta il suo lavoro è stato esposto in numerosi musei, istituzioni, gallerie ed eventi artistici in tutto il mondo come: Skulptur Projekte Münster, Germania (1987); P.S.1., New York, USA (1987); Kunsthalle Bern, Berna, Svizzera (1988); Contemporary Arts Museum Houston, USA (1989); Whitechapel Art Gallery, Londra, Regno Unito (1990); Stedelijk Van Abbemuseum, Eindhoven, Olanda (1990); Art Gallery of York University, Toronto, Canada (1996); Lenbachhaus, Monaco di Baviera (1997); Städtische Galerie, Karlsruhe, Germania (2005); Serralves Museum, Porto, Portogallo (2007); Musée d’Art Moderne Grand-Duc Jean, Lussemburgo (2009); Skulpturenpark Waldfrieden, Wüppertal, Germania (2013); Skulpturenhalle, Neuss, Germania (2022). Ha preso parte a Documenta 9 a Kassel nel 1992.