Pierrette Bloch – Il gesto di scrivere

Informazioni Evento

Luogo
MUSEO VILLA DEI CEDRI
Piazza San Biagio 9, Bellinzona, Switzerland
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

mercoledì - giovedì 14.00-18.00
venerdì - domenica e festivi 10.00-18.00
lunedì e martedì chiuso

Orari speciali feste natalizie
Dal 24 al 26 dicembre 2026 chiuso
Dal 27 al 30 dicembre 2026 aperto 10-18
Dal 31 dicembre 2026 al 2 gennaio 2027 chiuso
Dal 3 al 10 gennaio 2027 aperto 10-18

Artisti
Pierrette Bloch
Generi
personale, arte moderna

Mostra dedicata a una delle figure più significative dell’arte astratta del secondo dopoguerra.

Comunicato stampa

Si apre oggi la stagione autunnale del Museo Villa dei Cedri, che per i prossimi quattro mesi rende omaggio all'artista svizzera Pierrette Bloch (Parigi, 1928-2017), una delle figure più significative dell'arte astratta del secondo dopoguerra. A tredici anni dalla prima e finora unica mostra a lei dedicata in Svizzera, l'esposizione nasce da una stretta collaborazione con il MAMC+ - Musée d'Art Moderne et Contemporain de Saint-Étienne Métropole, che nel 2025 ha ospitato la prima retrospettiva dell'artista in Francia.
La mostra bellinzonese si concentra su un aspetto distintivo della sua opera, finora mai approfondito: la relazione complessa e conflittuale che Pierrette Bloch intrattiene con la parola scritta e con il gesto di scrivere. Con questa esposizione, il Museo Villa dei Cedri prosegue le proprie riflessioni sui linguaggi del dopoguerra e la valorizzazione di percorsi artistici singolari, meno noti al grande pubblico, in particolare di artiste come Giulia Napoleone (2001), Irma Blank (2021) e, oggi, Pierrette Bloch.
I visitatori sono invitati a immergersi nell'universo creativo e poetico dell’artista, caratterizzato da un linguaggio elementare: un foglio bianco, spesso disposto in verticale, su cui si susseguono file di punti tracciati a china, dall'alto a sinistra fino in basso a destra - un'arte della ripetizione, costantemente messa alla prova dagli imprevisti dell'esecuzione. Carta, inchiostro, allineamento e gesto sono gli elementi di una forma primitiva di scrittura che, per alcuni, evoca il sistema di segni della partitura musicale; un lavoro di natura non narrativa, le cui opere restano per lo più senza titolo né firma, e la cui radicalità astratta e iterativa dialoga con quella di molti contemporanei.
Pierrette Bloch ha più volte contestato l'uso del termine "scrittura" per descrivere il proprio lavoro, giudicandolo fonte di equivoci: «la scrittura vuole nominare, e non è quello che cerco di fare», ha dichiarato nel 2013. Allo stesso modo, ha sempre rifiutato l'etichetta di lavoro "femminile" attribuita alle sue sculture tessili in canapa, sisal o crine di cavallo. Perseveranza e indipendenza ne fanno una delle voci più significative nel panorama dell'astrattismo della seconda metà del Novecento.

Il percorso espositivo
L’allestimento, distribuito nelle 13 sale del Museo, si articola in due parti. Al piano terra sono presentate le opere legate più direttamente alla scrittura in forma esplicita - dai lavori più intimi alle composizioni in maglia. Al primo piano, la mostra approfondisce le estensioni di questa ricerca attraverso linee di carta, opere in crine di cavallo e "scarabocchi", tutte espressioni di una riflessione sul tempo, lo spazio e la materialità della forma.
Il pubblico viene accompagnato a ripercorrere le principali fasi della lunga carriera dell'artista dagli allineamenti a inchiostro degli anni Settanta, alle "maglie" tessili e a china, fino alle sculture in crine di cavallo degli anni Ottanta, dai "disegni saturi" degli anni Novanta alle ultime, rarefatte composizioni a matita e pastello.
La parola ai curatori
Già curatori della mostra “Pierrette Bloch. La peinture par d’autres moyens”, ospitata dal MAMC+ (19 aprile - 21 settembre), Aurélie Voltz e David Quéré hanno contribuito alla curatela dell’esposizione dedicata alla stessa artista presso il Museo Villa dei Cedri.
«Questa esposizione rappresenta una vera e propria sfida, se pensiamo che, a partire dagli anni Duemila, Pierrette Bloch abbia rifiutato l’idea di scrittura in relazione al proprio lavoro - ha dichiarato Voltz - Eppure, inizialmente, l’aveva accolta: la scrittura è come un filo che ci guida e che illumina la sua opera. Si potrebbe pensare che, con questa esposizione, si affronti una questione specifica, quella della scrittura, che rischierebbe di ridurre la complessità del lavoro dell’artista. In realtà accade esattamente il contrario: ne emerge una mostra che è al tempo stesso retrospettiva e di una straordinaria varietà».
Dopo il diploma all’École du Louvre, Aurélie Voltz (1973) ha lavorato come curatrice presso l’ARC-Musée d’Art moderne de la Ville de Paris(1996-2001), presso il Palace de Tokyo (2001-2004) e a Berlino (2005-2011). Al suo ritorno in Francia, è stata nominata direttrice dei Musées de Montbéliard (2011-2017) ed è oggi direttrice generale del MAMC+ di Saint-Etienne Métropole (dal 2017).
«La questione della scrittura è una sorta di nodo gordiano nell’opera di Pierrette Bloch - ha aggiunto Quéré - Ma è stata proprio lei a saperlo recidere, richiamando il gesto dello scrivere piuttosto che lo scritto, ovvero quella componente astratta che sta alla base di ogni forma di scrittura.
Le dodici sale dell’esposizione alla Villa dei Cedri permettono di mostrare dodici diversi modi di “scrivere” di Pierrette Bloch: dagli allineamenti di macchie d’inchiostro sulla carta ai riccioli di sisal o di crine, passando per i lavori realizzati con la penna su carta da lettere e arrivando, negli ultimi anni della sua vita, a forme di scarabocchio o di infralinguaggio composte da segni e punteggiature. Ci fu persino un breve periodo della sua produzione, curiosamente collocato nel mezzo del suo percorso artistico, in cui fu la sua stessa grafia a diventare il motivo centrale del suo lavoro».
David Quéré (1963) ha ottenuto il dottorato in fisica all’Université Pierre et Marie Curie di Parigi. Direttore di ricerca presso il CNRS (Centro Nazionale di Ricerca Scientifica), ricopre anche la carica di Professore di fisica all’École Polytechnique di Parigi (dal 2006). Amico intimo di Pierrette Bloch, Quéré ha curato diverse mostre dell’artista, diventando uno specialista della sua opera; è lui, infatti, a dirigere il progetto d’edizione del catalogo a lei dedicato.
«La scrittura manoscritta di Pierrette Bloch - afferma Quéré - era fatta di riccioli che si richiudevano su se stessi e che, allo stesso tempo, procedevano in avanti: un’immagine del suo lavoro, fatto insieme di reiterazione e di ricerca costante. È stata un’artista capace di ripetere senza mai ripetersi».
L’artista
Nata a Parigi nel 1928, Pierrette Bloch è annoverata tra le più note artiste astratte francesi del secondo dopoguerra. Nel corso della sua carriera si è distinta per l'utilizzo di materiali di uso quotidiano e di motivi semplificati: con collage, inchiostro su carta, pannelli di fibra di legno, corda e crine di cavallo, ha sviluppato le proprie forme di riferimento predilette - punti, linee e trattini. Esplorando il confine tra disegno e scultura, così come il rapporto tra vuoto e pienezza derivante dai suoi gesti spontanei, Pierrette Bloch si è lanciata in una vera e propria "avventura" artistica.
Oltre ai collage, a partire dal 1971 Bloch ha iniziato a realizzare anche opere a inchiostro di china su carta, nelle quali crea un contrasto tra bianco e nero attraverso segni, macchie e schizzi, dando vita a composizioni grafiche e ritmiche. Le immagini a inchiostro - bianco, avorio, nero e grigio - producono inoltre una sorta di iscrizione, il cui significato resta un segreto custodito dalla sola artista. Tutte queste opere recano questa impronta distintiva, incorporando al contempo tecniche di raschiatura nel processo di realizzazione.
Pierrette Bloch (1966): «Ho sempre amato l’atto dello scrivere, il piacere intimo e ossessionante della penna usata continuamente con la perseveranza di ciò che si ha nel cuore. Ritrovo nelle maglie quell’ordine e quel disordine - quel gesto carico di senso - confuso».
Tra il 1947 e il 1948 studiò con André Lhote e Henri Goetz. Le sue opere, di fama internazionale, sono state esposte in prestigiosi musei e figurano in numerose collezioni pubbliche e private, tra cui il Museum of Modern Art di New York, lo Yokohama Museum of Art in Giappone, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Fondazione Louis Vuitton pour la Création di Parigi, il Museo d'Arte e Storia Ebraica, il Centre Georges Pompidou e il Musée d'Art Moderne de Paris.

Pierrette Bloch è scomparsa a Parigi nel luglio 2017.