Satya Forte / Pedro Zhang – Double Solo
Monitor è lieta di annunciare Double Solo, la doppia personale di Satya Forte e Pedro Zhang negli spazi di Roma.
Comunicato stampa
Monitor è lieta di annunciare Double Solo, la doppia personale di Satya Forte e Pedro Zhang negli spazi di Roma.
Risultato della ricerca che la galleria ha sempre portato avanti sin dalla sua fondazione, la mostra riflette le due anime di Monitor, legata alla scena culturale Italiana e Portoghese: Satya Forte (Atri, 2000), ha infatti già tenuto una mostra personale a Palazzo Maccafani, Pereto nel 2024, mentre Pedro Zhang (Évora, 2001) ha da poco concluso la sua personale a Lisbona, la prima con la galleria.
La mostra sviluppa dunque un dialogo tra due artisti appartenenti alla stessa generazione, diversissimi nell’impiego di tecniche ma vicini ad un comune sentire.
Come scrive la curatrice Chiara Lorenzetti, tra «Satya Forte e le sue opere esiste una particolare correlazione, quasi un rapporto di coincidenza, nella scelta dei materiali e nella reazione degli stessi all’introduzione di una tensione.[...] Oltre il primo sguardo, tutto nelle sue opere parla della relazione personalissima che ha con ciò che la circonda».
Tra le opere esposte, una foto che ritrae suo padre in un negozio di lampadari, che si affida all'obiettivo con la fragilità di un essere umano che ha gli occhi bendati e che quindi è alla totale mercé di chi lo osserva; un dito che sanguina, e che incontra i raggi del sole; dei piccoli ed intimi disegni realizzati con i suoi capelli, in cui si intuisce la vista della porta finestra che l'artista osserva dalla sua scrivania, all'interno della sua casa. Se tutto questo parla di una dimensione intima e privata, le sculture parlano un linguaggio simile ma diverso, in cui il contrasto tra la forza e la fragilità dei materiali si evidenzia al primo sguardo.
Pedro Zhang è indubbiamente uno dei pittori più interessanti della sua generazione. Il suo immaginario è indiscutibilmente legato alla natura, ai suoi fenomeni, alle sue epifanie; il suo cromatismo ha un che di notturno, di viscerale: blu con accensioni di gialli cangianti, rossi che si alternano vividi a cambiare completamente la percezione di un semplice fiore di campo. Tutto nelle tele di Zhang — che predilige, da sempre, la piccola dimensione — parla di un rapporto strettissimo con ciò che riguarda il suo immaginario infantile, fatto di fili d’erba, animali selvatici, venti che increspano la superficie dell’acqua, stelle che fuoriescono da strati di nuvole.
Le parole del curatore Sérgio Fazenda Rodrigues ben esprimono la poetica di Zhang: «Esplorando le idee di una narrazione sospesa e della transitorietà, Zhang si avvicina alla nozione di un’esistenza vasta e trasversale, che si rivela in situazioni momentanee, quasi effimere. Non si tratta, tuttavia, di un’indagine nostalgica sulla trascendenza osservata attraverso le categorie del bello o del sublime, come nella tradizione ottocentesca che tanto ha influenzato la cultura occidentale. Si tratta piuttosto di un processo che intuisce la manifestazione stessa della trascendenza, fondato sul mistero e sulla curiosità della ricerca. L’accento è dunque posto sulla promessa insita nella ricerca, piuttosto che sull’inevitabile compimento della scoperta. In questo senso, l’artista ci invita a esplorare le sue composizioni, oscurando deliberatamente ciò che si offre allo sguardo».
Piace pensare che la mostra che apre la nuova stagione espositiva di Monitor, parli un linguaggio un po’ lontano dal comune sentire odierno. È una mostra che chiede al visitatore di dedicare del tempo, di fermarsi ad ascoltare e, seguendo le suggestioni precise e coerenti di questi due giovanissimi artisti, ad ascoltarsi.