John Tiberi – Punk Gaze 50 Years | Simone Domeniconi

Informazioni Evento

Luogo
PALAZZO GUINIGI
Via Guinigi 29 , Lucca, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

dalle 10 alle 19, senza giorno di chiusura
ingresso libero

Artisti
John Tiberi, Simone Domeniconi
Curatori
Alessandro Romanini, Riccardo Ferrucci
Uffici stampa
DAVIS & CO
Generi
fotografia

In occasione del Lucca Film Festival 2026, Palazzo Guinigi ospita, da venerdì 11 settembre al 2 ottobre, due mostre che, attraverso linguaggi e prospettive differenti, ampliano il programma del Festival attraverso alcuni dei temi centrali della cultura contemporanea: musica, cinema, arte, memoria e trasformazione tecnologica.

Comunicato stampa

Lucca Film Festival 2026
presenta

CHESS CYBORG MOVIE
opere di Simone Domeniconi
A cura di Riccardo Ferrucci

Lucca | Palazzo Guinigi
11 settembre – 2 ottobre 2026

Comunicato stampa
Dall'11 settembre al 2 ottobre 2026, le sale museali di Palazzo Guinigi a Lucca ospitano CHESS CYBORG MOVIE, mostra personale di Simone Domeniconi, realizzata dal Lucca Film Festival 2026.
Ci sono artisti che raccontano il proprio tempo rappresentandolo, altri scelgono invece di interpretarlo, costruendo un linguaggio capace di mettere in relazione mondi apparentemente lontani. È proprio in questa seconda direzione che si sviluppa la ricerca di Simone Domeniconi (Carpi, 1972), che da oltre quindici anni utilizza il gioco degli scacchi non come semplice soggetto iconografico, ma come autentico linguaggio artistico e struttura di pensiero.
Con CHESS CYBORG MOVIE, questa ricerca compie un nuovo passaggio. Il cinema, la storia dell'arte e l'intelligenza artificiale entrano a far parte di un unico universo visivo, nel quale ogni elemento dialoga con gli altri secondo una precisa costruzione concettuale. Gli scacchi cessano definitivamente di essere un gioco e diventano una metafora della storia, della memoria, della geopolitica, delle relazioni umane e delle grandi trasformazioni culturali del nostro tempo.
L'esposizione raccoglie una ventina di opere che reinterpretano alcuni dei più celebri capolavori della storia del cinema. Fellini, Kubrick, Spielberg, Ridley Scott, Wolfgang Petersen, Ingmar Bergman e altri grandi autori non sono semplicemente citati, ma attraversati da una nuova narrazione nella quale convivono pittura, scultura, cinema e cultura contemporanea. Le immagini perdono la loro funzione originaria per diventare strumenti di riflessione sul presente.
In questo percorso la presenza dei cyborg assume un ruolo centrale. Non rappresentano un futuro fantascientifico, ma il presente che stiamo già vivendo. La macchina entra nella storia dell'arte, dialoga con la bellezza classica, attraversa il mito, modifica la memoria e costringe lo spettatore a interrogarsi sul significato stesso della creatività nell'epoca dell'intelligenza artificiale.
Elemento distintivo dell'intero progetto rimane il rapporto con il gioco degli scacchi. Ogni opera prende il titolo da una partita realmente disputata, scelta non soltanto per ragioni cronologiche o geografiche, ma soprattutto per il legame simbolico, storico, geopolitico o concettuale con l'immagine rappresentata. La partita diventa così parte integrante dell'opera, ampliandone il significato e trasformando la pittura in un sistema di relazioni, riferimenti e livelli di lettura.
In CHESS CYBORG MOVIE convivono Michelangelo e Giorgio de Chirico, Stanley Kubrick e Federico Fellini, il mito classico e la fantascienza, il cinema e la pittura. Non si tratta di citazioni né di esercizi di stile, ma della costruzione di un linguaggio autonomo che mette continuamente in relazione passato e futuro, memoria e innovazione, uomo e tecnologia.
Come scrive il curatore Riccardo Ferrucci: “Il mondo poetico di Simone Domeniconi si presenta come un luogo in cui convivono e si uniscono universi paralleli: dal gioco degli scacchi ai robot, dalla storia della pittura a quella del cinema. Il tentativo riuscito nella mostra “Chess Cyborg Movie” è creare un proprio mondo lirico, non accontentandosi di raffigurare il reale, ma dando vita ad una creazione poetica autonoma che va nella dimensione del sogno e della fantasia. La costruzione di un mondo virtuale che mette in scena un futuro diverso, un domani che è già oggi. Vivendo e sperimentando linguaggi e tecniche, materiali e stili capaci di inventare sogni e luoghi visionari, immagini che non si dimenticano e fragili miraggi, in grado di opporsi al grigio del nostro mondo presente.”
Più che offrire risposte, la mostra pone una domanda destinata ad accompagnare il visitatore lungo tutto il percorso espositivo: quale spazio potrà continuare ad avere la sensibilità umana in un mondo sempre più guidato dall'intelligenza artificiale? È all'interno di questa domanda che la ricerca di Simone Domeniconi trova oggi una nuova, significativa evoluzione.
Simone Domeniconi (Carpi, 1972). Dopo gli esordi figurativi sviluppa una ricerca artistica originale, dedicata al rapporto tra arte e gioco degli scacchi, linguaggio che negli anni ha suscitato interesse anche oltre i confini nazionali.
Ha realizzato numerose mostre personali museali e istituzionali, tra cui il Museo Chiostro del Bramante (Roma), il Museo Marino Marini (Pistoia), il Museo Teatro Commenda di Prè (Genova), il Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art (Lucca), il Madì Art Museum di Salta (Argentina) e KunstRaumZwei di Vienna (Austria). Ha inoltre esposto in occasione del Congresso Internazionale ICCF di Brema (Germania).
Nel corso della sua attività espositiva ha presentato le proprie opere accanto ad artisti di fama internazionale quali Igor Mitoraj, Fernando Botero, Giorgio de Chirico, Vanessa Beecroft, Alighiero Boetti e Luigi Ontani, solo per citarne alcuni.
Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Svizzera, Argentina, Indonesia, Russia e Spagna.
Nel corso della sua carriera hanno scritto del suo lavoro Maurizio Vanni, Luciano Caprile, Giovanni Faccenda, Alessandra Redaelli, Robert Carroll, Penesta Dika, Riccardo Ferrucci e Alessandro Romanini.
Negli anni, il Lucca Film Festival ha ospitato grandi nomi del cinema internazionale, ha omaggiato i grandi nomi del cinema internazionale da Oliver Stone a David Lynch, da Ethan Hawke e Susan Sarandon a Isabelle Huppert, da Rutger Hauer a George Romero, da Paolo Sorrentino a Willem Dafoe, da Chiara Mastroianni e Paul Schrader a Matthew Modine e Ruben Östlund ma anche Aleksandr Sokurov e Gaspar Noè, diventando un punto di riferimento culturale in Italia. L’evento è realizzato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Banca Generali Private Wealth Management (Paolo Tacchi) e Banca Pictet sono i main sponsor della manifestazione. Con la partecipazione del Ministero della cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Lucca e Vivi Lucca Eventi e con la compartecipazione di Lands of Giacomo Puccini e Camera di Commercio Toscana Nord – Ovest. Il festival si avvale inoltre del supporto di Regione Toscana, Fondazione Sistema Toscana, Manifatture Digitali Cinema, Sofidel, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Fondazione Giacomo Puccini e Puccini Museum - Casa Natale, Farmacia Maffei, Unicoop Firenze, Audi Center Terigi, Tenuta del Buonamico, Martinelli Luce, Naturanda, Futuro3D, e si avvale della co produzione di Tecno Servizi, Ristorante Giglio, Palazzo Pfanner, Over The Real, Teatro del Giglio di Lucca, Scuola IMT Alti Studi Lucca, Accademia di Belle Arti di Carrara, Liceo Artistico Musicale e Coreutico Augusto Passaglia, Liceo Classico N. Machiavelli, ISIS Pertini, Associazione 50&PIÙ, ACLI Lucca. Si ringraziano anche ANSA, Rai Toscana, Rai Radio 3, Movieplayer.it, Film4 Life, Festival Scope, A.C.S.I. Associazione Centri Sportivi Italiani, Federazione Italiana Teatro Amatori (FITA), Trenitalia, Fic, Uicc, Cinit, Ucca, Arci, Fedic, Corte Tripoli, Circolo del Cinema di Lucca, Cineforum Ezechiele 25:17, Cinema Centrale, Astra e Moderno, Università di Pisa, Università degli Studi Firenze, Fondazione Carlo Ludovico Ragghianti, Pisa al Cinema, Cineteca Bologna, Cineteca Nazionale, Istituto Musicale Luigi Boccherini, Robert F. Kennedy Human Rights Italia, Associazione Donne all’Ultimo Grido, SPAM! Rete per le arti contemporanee, Lucca Comics & Games, Photolux Festival, Lucca Classica Music Festival.

Lucca Film Festival 2026
presenta

JOHN TIBERI: PUNK GAZE 50 YEARS
a cura di Alessandro Romanini

una mostra fotografica e video che celebra i 50 anni di “Anarchy in the U.K.” dei Sex Pistols e racconta, attraverso lo sguardo di John Tiberi, la nascita e l’eredità del punk

Lucca | Palazzo Guinigi
11 settembre – 2 ottobre 2026
Inaugurazione venerdì 11 settembre, ore 18.00

comunicato stampa
Sarà inaugurata venerdì 11 settembre alle ore 18.00, a Lucca, negli spazi di Palazzo Guinigi (via Guinigi, 29), la mostra “John Tiberi: Punk Gaze 50 Years”, a cura di Alessandro Romanini, realizzata dal Lucca Film Festival 2026, e aperta al pubblico fino al 2 ottobre 2026.

L’esposizione celebra i cinquant’anni dall’uscita di “Anarchy in the U.K.”, primo singolo dei Sex Pistols, pubblicato il 26 novembre 1976 e destinato a diventare uno dei manifesti del punk britannico, nato dalla volontà di una generazione di giovanissimi inglesi determinata a mettere in discussione regole, linguaggi e convenzioni.

Musica, arte, cinema, editoria, design, moda, letteratura ma anche politica e comunicazione, furono attraversati e trasformati dall’irruzione di quella nuova energia. Cosa ne rimane oggi? La mostra prova a rispondere a questa e ad altre domande attraverso un nucleo di oltre 25 fotografie e video realizzati da John Tiberi, capaci di far emergere aspetti meno conosciuti di quella stagione. John Tiberi non è stato solo il tour manager e fotografo dei Sex Pistols - già manager dei 101’ers, prima che diventassero Clash - ma ha anche vissuto da protagonista quegli anni di profondo cambiamento.

Era l’estate londinese del 1976, eccezionalmente calda, definita “The Summer of Heat”, a fare da sfondo a quella che viene ricordata come una delle ultime grandi rivoluzioni controculturali del XX secolo. La Gran Bretagna viveva tempi bui, in preda a una profonda crisi sociale ed economica, segnata dalla disoccupazione e da un forte disagio giovanile. In quell’estate, Londra viveva settimane di forte tensione e fermento: dai disordini del Notting Hill Carnival, animato dalla numerosa comunità caraibica della capitale, allo storico concerto dei newyorkesi Ramones, il 4 luglio alla Roundhouse di Camden. Poi, il 26 novembre, quello che può essere considerato il Big Bang del punk britannico: l’uscita di “Anarchy in the U.K.” dei Sex Pistols, la band formata nel 1975 da quattro ragazzi poco più che adolescenti.

Il brano diventa il manifesto di una generazione che non vuole riconoscersi nelle istituzioni e nei modelli culturali dominanti (Non so cosa voglio / ma so come ottenerlo / voglio distruggere i passanti / perché io voglio essere l’anarchia). Una carica eversiva che verrà ribadita l’anno successivo, nel 1977, anno del Giubileo d’argento della Corona, con il singolo “God Save the Queen”, lo slogan “No Future”, e l’iconica copertina realizzata dal punk-designer James Reid, che ritrae la Regina Elisabetta II con occhi e bocca bloccati da spille.

John Tiberi ha documentato questo momento storico, collaborando con i Sex Pistols. In mostra troviamo le immagini dei concerti, come quello di Göteborg, le scene di viaggio, la band davanti al Muro di Berlino, i backstage, e il negozio SEX, al 430 di King’s Road, luogo simbolo dell’universo creativo di Malcolm McLaren e di Vivienne Westwood. Le sue foto e i suoi video colgono l’atmosfera di un’epoca di ribellione e, soprattutto, traducono quella filosofia del D.I.Y. (Do-It-Yourself), che spinse molti giovani a imbracciare una chitarra o una macchina da presa, una macchina da scrivere o una fotocopiatrice per realizzare fanzine, oppure ago e filo per costruire autonomamente il proprio stile e la propria identità. È proprio questa dimensione, insieme all’eredità del Dada e del Situazionismo, a rappresentare uno degli aspetti più duraturi del movimento: la possibilità di creare senza chiedere il permesso, di costruire i propri strumenti e i propri linguaggi, di imporsi al mainstream attraverso l’azione diretta.

Tiberi ha saputo trasmettere questo spirito, come ha fatto anche Julien Temple, regista che ha documentato i Sex Pistols fin dagli esordi e la scena punk, realizzando numerosi film e videoclip musicali. A Temple, il Lucca Film Festival dedica una sezione del proprio programma.

Ma l’eredità del punk non si esaurisce nella musica, ha lasciato una traccia profonda nel cinema, nella letteratura, nella moda e nelle arti visive. Lo ritroviamo nelle pagine di scrittori come Irvine Welsh, John Niven, Nick Hornby e Joseph O’Connor, nelle creazioni di stilisti come Alexander McQueen e Jean Paul Gaultier, e nel lavoro del designer giapponese Jun Takahashi, che prima di fondare il brand Undercover, suonava nei Tokyo Sex Pistols.

Anche l’arte contemporanea ha assorbito e rielaborato quella grammatica visiva. Damien Hirst, nel 1989, presenta “Sex Pistols Cabinet”, un’opera composta da 12 teche contenenti medicinali, ciascuna associata al titolo di una delle canzoni del primo album dei Sex Pistols. Gli artisti della generazione dei YBA (Young British Artists) - da Tracey Emin ai fratelli Chapman, da Sarah Lucas allo stesso Hirst - hanno fatto propria la provocazione, l’ironia e il rifiuto delle convenzioni, elementi che il punk aveva portato al centro della scena.

La protagonista di “Persepolis”, l’artista e attivista iraniana Marjane Satrapi, indossava sotto il chador una T-shirt con la scritta “Punk is not dead”: un’immagine che sottolinea quanto il punk avesse ormai superato i confini geografici e culturali della Londra degli anni Settanta.

L’estetica di registi come Guy Ritchie e di autori di veri e propri punk movie come Danny Boyle, testimonia ulteriormente questo lascito. Trainspotting, uscito nel 1996, a vent’anni dalla nascita del punk britannico, porta sullo schermo la stessa energia di rottura, la rabbia e il senso di estraneità di una generazione senza punti di riferimento. Boyle tornerà poi direttamente alla storia dei Sex Pistols con Pistol, miniserie del 2022 dedicata alla nascita e all’ascesa della band attraverso la figura del chitarrista Steve Jones.

“Punk Gaze 50 Years” non è soltanto una mostra sui Sex Pistols o sulla Londra del 1976, è un racconto di quella stagione e delle tracce che ha lasciato nella cultura contemporanea: un’eredità fatta di immagini, musica, attitudini e linguaggi che continuano, ancora oggi, a interrogare il presente.

Negli anni, il Lucca Film Festival ha ospitato grandi nomi del cinema internazionale, ha omaggiato i grandi nomi del cinema internazionale da Oliver Stone a David Lynch, da Ethan Hawke e Susan Sarandon a Isabelle Huppert, da Rutger Hauer a George Romero, da Paolo Sorrentino a Willem Dafoe, da Chiara Mastroianni e Paul Schrader a Matthew Modine e Ruben Östlund ma anche Aleksandr Sokurov e Gaspar Noè, diventando un punto di riferimento culturale in Italia. L’evento è realizzato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Banca Generali Private Wealth Management (Paolo Tacchi) e Banca Pictet sono i main sponsor della manifestazione. Con la partecipazione del Ministero della cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Lucca e Vivi Lucca Eventi e con la compartecipazione di Lands of Giacomo Puccini e Camera di Commercio Toscana Nord – Ovest. Il festival si avvale inoltre del supporto di Regione Toscana, Fondazione Sistema Toscana, Manifatture Digitali Cinema, Sofidel, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Fondazione Giacomo Puccini e Puccini Museum - Casa Natale, Farmacia Maffei, Unicoop Firenze, Audi Center Terigi, Tenuta del Buonamico, Martinelli Luce, Naturanda, Futuro3D, e si avvale della co produzione di Tecno Servizi, Ristorante Giglio, Palazzo Pfanner, Over The Real, Teatro del Giglio di Lucca, Scuola IMT Alti Studi Lucca, Accademia di Belle Arti di Carrara, Liceo Artistico Musicale e Coreutico Augusto Passaglia, Liceo Classico N. Machiavelli, ISIS Pertini, Associazione 50&PIÙ, ACLI Lucca. Si ringraziano anche ANSA, Rai Toscana, Rai Radio 3, Movieplayer.it, Film4 Life, Festival Scope, A.C.S.I. Associazione Centri Sportivi Italiani, Federazione Italiana Teatro Amatori (FITA), Trenitalia, Fic, Uicc, Cinit, Ucca, Arci, Fedic, Corte Tripoli, Circolo del Cinema di Lucca, Cineforum Ezechiele 25:17, Cinema Centrale, Astra e Moderno, Università di Pisa, Università degli Studi Firenze, Fondazione Carlo Ludovico Ragghianti, Pisa al Cinema, Cineteca Bologna, Cineteca Nazionale, Istituto Musicale Luigi Boccherini, Robert F. Kennedy Human Rights Italia, Associazione Donne all’Ultimo Grido, SPAM! Rete per le arti contemporanee, Lucca Comics & Games, Photolux Festival, Lucca Classica Music Festival.