A Genova Palazzo Ducale racconta il Ponte Morandi a 8 anni dal crollo con le foto di Gigi Cifali

Fino al 30 agosto 2026 la mostra “Gigi Cifali. Ponte Morandi: deconstructions” affronta e interroga uno degli eventi più tragici della storia recente con fotografie, testimonianze e riflessioni politiche 

Sono passati otto anni dal crollo del Ponte Morandi a Genova, che il 14 agosto 2018 provocò 43 vittime, numerosi feriti e centinaia di sfollati. E proprio nei giorni in cui inaugurava a Palazzo Ducale la mostra fotografica Gigi Cifali. Ponte Morandi: deconstructions (luglio 2026) si chiudeva la sentenza di primo grado (con 32 condanne e 25 assoluzioni) del maxi processo su uno degli eventi più tragici della storia recente. Così si sedimenta nelle immagini la responsabilità collettiva inscritta nelle infrastrutture: fino al 30 agosto, l’esposizione curata da Gianluigi Ricuperati, con un testo critico di Riccardo Venturi e realizzata in dialogo con il Memoriale 14 Agosto 2018 e il Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi, interroga e racconta ciò che resta tra fotografie, testimonianze e riflessioni politiche.

Gigi Cifali, Scomposizioni (Ponte Morandi collapse) #5, 2020, C-type print, Courtesy l’artista
Gigi Cifali, Scomposizioni (Ponte Morandi collapse) #5, 2020, C-type print, Courtesy l’artista

La mostra “Gigi Cifali. Ponte Morandi: deconstructions” a Palazzo Ducale di Genova

Al centro sette immagini della serie Scomposizioni, realizzate nel 2020 all’interno dell’hangar dove erano custoditi sotto sequestro i resti del viadotto progettato da Riccardo Morandi e costruito tra il 1963 e il 1967. Nelle fotografie di Cifali, tuttavia, i blocchi di calcestruzzo, attraversati da cavi d’acciaio e avvolti da sottili teli trasparenti, sembrano perdere il loro peso originario. Privati del contesto che li definiva, diventano presenze enigmatiche, sospese tra reliquia e rovina, tra reperto giudiziario e scultura involontaria. La fotografia evita qualsiasi spettacolarizzazione della tragedia e concentra invece lo sguardo sulla materia stessa del ponte. E una delle opere in mostra, presentata in formato monumentale con il titolo CONCRETE EVIDENCE OF PROFIT BEFORE PEOPLE., assume volutamente il linguaggio delle campagne di sensibilizzazione. Attraverso questa scelta formale, l’artista riflette sul modo in cui le immagini costruiscono il dibattito pubblico e sul delicato rapporto tra informazione, pubblicità e interessi economici, suggerendo come anche la circolazione delle notizie sia influenzata da dinamiche di potere.

Il Ponte Morandi come simbolo della modernizzazione del secondo Novecento

Le macerie del ponte diventano il punto di partenza per una riflessione sul cemento armato come simbolo della modernizzazione del secondo Novecento, ma anche sui limiti di un sistema fondato sulla crescita continua, sulla manutenzione rimandata e sulla ricerca del profitto. Il deterioramento delle infrastrutture, oggi ampiamente documentato, viene letto come parte di una più ampia crisi del patrimonio costruito, mentre il cemento stesso richiama questioni ambientali ormai centrali, dall’elevato impatto delle emissioni climalteranti fino al consumo irreversibile di suolo e risorse naturali.

Veduta della mostra, Ponte Morandi: deconstructions, Gigi Cifali, Palazzo Ducale di Genova, 2026, Foto The Knack Studio, Courtesy l’artista
Veduta della mostra, Ponte Morandi: deconstructions, Gigi Cifali, Palazzo Ducale di Genova, 2026, Foto The Knack Studio, Courtesy l’artista

Oltre il Ponte Morandi

A completare il progetto espositivo sarà, in autunno, un incontro pubblico dedicato ai temi della memoria e della funzione dei memoriali, ulteriore occasione per proseguire una riflessione che la mostra apre ben oltre la sua durata. Per Cifali, infatti, le rovine del Ponte Morandi non appartengono esclusivamente alla storia di Genova: continuano a parlare delle fragilità del nostro tempo e della necessità di trasformare la memoria in coscienza civile.

Caterina Angelucci

Gigi Cifali. Ponte Morandi: deconstructions
Fino al 30 agosto 2026
Palazzo Ducale Genova, Piazza Giacomo Matteotti, 9, Genova

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) vive e lavora a Milano. È laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come giornalista per testate…

Scopri di più