Nel labirinto di Borges e Franco Maria Ricci vicino Parma va in scena lo spettacolo di musica contemporanea più radicale di sempre
La quinta edizione, sotto la direzione artistica di Luca Giudici, si è tenuta dal 3 al 5 luglio 2026 privilegiando performance dal vivo, debutti italiani e produzioni originali, in una successione di paesaggi sonori pensati per entrare in relazione con il dedalo di bambù
“Il labirinto è un evidente simbolo della perplessità”. Quando Jorge Luis Borges – per cui la perplessità è stata una delle emozioni più comuni della sua vita – scrive queste parole nel 1985 per lo storico numero monografico sui Labirinti pubblicato dall’omonima rivista di Franco Maria Ricci, probabilmente non immaginava che quella riflessione sarebbe diventata, trent’anni più tardi, un luogo reale. Eppure è proprio da quel dialogo intellettuale con Franco Maria Ricci che nasce il Labirinto della Masone di Fontanellato (inaugurato ufficialmente nel 2015), il più grande labirinto di bambù al mondo: oltre trecentomila piante distribuite su sette ettari, un museo che custodisce la collezione del grande editore parmense – dove è possibile trovare una Venere di Luca Cambiaso, una Sacra Famiglia di Girolamo Mazzola Bedoli, il tormentato Vir temporis acti di Adolfo Wildt, una Tigre di Ligabue e una serie di ritratti di Vittorio Corcos e Hayez – e, al centro, una piramide (progettata da Pier Carlo Bontempi) che richiama il viaggio simbolico verso la conoscenza.
1 / 11
2 / 11
3 / 11
4 / 11
5 / 11
6 / 11
7 / 11
8 / 11
9 / 11
10 / 11
11 / 11
L’edizione 2026 del LOST Music Festival
Ed è proprio questa premessa (ma non solo) a rendere il LOST (Labyrinth Original Sound Track) uno dei festival più singolari del panorama europeo. Perché continua a sorprendere il fatto che una fondazione privata nata per conservare il patrimonio di uno dei più importanti editori e collezionisti italiani abbia scelto di ospitare (e promuovere) nel proprio spazio monumentale un festival dedicato alle forme più radicali della musica contemporanea. Un cortocircuito solo apparente perché il labirinto, del resto, nell’immaginario comune è sempre stato il luogo dell’incertezza, dell’attraversamento e della ricerca. La quinta edizione, sotto la direzione artistica di Luca Giudici, si è tenuta dal 3 al 5 luglio 2026 privilegiando performance dal vivo, première italiane (come il progetto Starfire di Suutoo) e produzioni originali, in una successione di paesaggi sonori pensati per entrare in relazione con il dedalo di bambù, tra intuizioni di orientamento e facili smarrimenti.
1 / 7
2 / 7
3 / 7
4 / 7
5 / 7
6 / 7
7 / 7
Le collaborazioni musicali del LOST Music Festival
Ma è forse nelle collaborazioni nate ad hoc in occasione del festival che quest’anno si esprime maggiormente l’identità del LOST. Tra queste, 20_14 Assembly, il progetto che riunisce il batterista degli Smerz Rune Kielsgaard, la cantante Noa Kurzweil e la compositrice Felisha Ledesma in una ricerca condivisa. Si tratta, infatti, dello sviluppo del dialogo già avviato da Kielsgaard e Kurzweil nelle recenti pubblicazioni per l’etichetta belga Stroom, trasformandolo in una performance costruita sulle possibilità acustiche e percettive del Labirinto. Lo stesso approccio ha caratterizzato BV/XT, prima mondiale assoluta che mette in relazione il sassofonista e compositore Ben Vince, tra i nomi più interessanti di AD93, e Xterea, giovane artista dell’etichetta 5 Gate Temple: un incontro che non sarebbe esistito fuori dal contesto del festival e che conferma il LOST, oltre che vetrina internazionale, un luogo di produzione culturale, spesso irripetibile. Tra le presenze più sorprendenti c’è stato poi Abosahar, figura centrale della scena musicale del Cairo e considerato il “re della Trobby Music”, un genere ibrido e psichedelico che fonde i ritmi tradizionali dello shaabi e della mahraganat egiziana con la trap e la sperimentazione sintetica. Così, dopo la recente pubblicazione per HIZZ insieme a HEAT CRIMES, l’artista ha portato a Fontanellato una musica nata nelle feste popolari egiziane, fatta di ritmiche serrate, bassi profondi e percussioni incessanti, in un contrasto affascinante e disorientante.
Gli “spettacoli” del LOST Music Festival 2026
La stessa tensione, tuttavia, ha attraversato il resto del programma. Prison Religion ha presentato in prima mondiale Psalms, una performance audiovisiva in cui elettronica, batteria dal vivo e vocalità screamo hanno convissuto in un’unica scena sonora; Yawning Portal ha espanso il suo nuovo lavoro in una versione live “extended”; mentre Duori, nato dall’incontro tra Heith e il collettivo indonesiano Tarawangsawelas, ha messo in dialogo la musica sacra di Giava occidentale con la sperimentazione elettronica. Non sono mancati poi il debutto italiano del duo Saint Abdullah & Eomac, il dj set panafricano del collettivo Jokkoo (che ha letteralmente fatto scoppiare la serata centrale di sabato 4 luglio) e il percorso costruito da CCL con Liquidtime, uno dei momenti più attesi della programmazione dedicata ai selector.
Caterina Angelucci
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati