Enrico Pierotti / Giuseppe Urciuolo – Prima di Perdersi

Informazioni Evento

Luogo
SPAZIO TORRSO
Via Alberto Spada, 28, Pesaro, PU, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

su appuntamento

Vernissage
20/06/2026

ore 19

Artisti
Enrico Pierotti, Giuseppe Urciuolo
Generi
arte contemporanea, doppia personale

Spazio Torrso è lieta di presentare Prima di Perdersi, terzo appuntamento di Flatness, rassegna dedicata alla pittura contemporanea e ai temi della materia, della rappresentazione e del processo pittorico.

Comunicato stampa

PRIMA DI PERDERSI
mostra di Enrico Pierotti e Giuseppe Urciuolo con un testo di Michele Cotelli

opening: sabato 20 giugno 2026 | h. 19.00
dal 20.06 al 26.07.2026

Spazio TORRSO | via A. Spada n. 28, 61121 Pesaro PU
orari di visita: su appuntamento

info: [email protected] | mob. +39 349 102 1902
organizzazione: Spazio TORRSO

COMUNICATO STAMPA

Spazio Torrso è lieta di presentare Prima di Perdersi, terzo appuntamento di Flatness, rassegna dedicata alla pittura contemporanea e ai temi della materia, della rappresentazione e del processo pittorico. La mostra di Enrico Pierotti e Giuseppe Urciuolo è una doppia personale che mette in dialogo due giovani artisti che hanno un differente approccio al medium pittorico per quanto riguarda la tecnica, il formato e i soggetti che trattano.
Il testo di Michele Cotelli che accompagna la mostra propone una lettura del percorso espositivo come l’addentrarsi nella visione di un montaggio cinematografico: “Prima di Perdersi è una mostra complessa, ha l’ambizione di far dialogare gli opposti. Espone due possibilità differenti di smarrirsi, nel mondo o nella propria mente, nell’azione o nella contemplazione, nell’intrigo della narrazione o nella muta presenza. Paris, Texas, il film di Wim Wenders, inizia con uno sguardo dal cielo, una soggettiva aerea di un rapace, una visione altra sul paesaggio, che è un deserto a perdita d’occhio da immaginario da film western. L’uomo al suo interno, quando appare, è piccolissimo, e cammina stravolto senza meta apparente, è smarrito e, in tanta indifferenza che il deserto gli rinfaccia, cerca la sua strada affinché la storia possa cominciare. Nello stesso film, più avanti, compare invece uno sguardo caldo, intimo e veloce ottenuto con una cinepresa Super8 portata a mano, che sta addosso ai personaggi, muovendosi radente al suolo per coglierli nella loro umanità, nel mentre la vita scorre. Il confronto fra Pierotti e Urciuolo vuole essere il procedere fra questi due sguardi, indagare il medium pittorico attorno alla presenza o all’assenza di racconto, attraverso la narrazione o la contemplazione, e vuole far procedere lo spettatore nel dialogo fra i campi lunghissimi del primo e i piani che inquadrano le azioni dei soggetti del secondo, come si fosse in un film dall’ambientazione sospesa in cui agiscono presenze enigmatiche, che più lo si guarda, più lo si studia, più ci si perde”.

Enrico Pierotti (Fano, 1994) vive e lavora nella sua città natale. Si forma alla Scuola del Libro di Urbino, indirizzo incisione e illustrazione, e prosegue gli studi in Pittura all'Accademia di Belle Arti di Urbino, dove si diploma nel 2017. La sua ricerca indaga il paesaggio attraverso la pittura, muovendosi tra visione e memoria. Pierotti si nutre del suo mondo immaginario e apparentemente fedele al reale senza comprometterlo e facendo sì che la qualità quasi surreale della sua pittura esprima miti immemori e una visione insieme arcana e contemporanea. Attraverso la ricerca di un linguaggio classicamente puro crea un suo mondo di simboli, un suo universo parallelo, emotivamente discreto e per questo necessariamente intenso.

Giuseppe Urciuolo (Benevento, 2000). Dal 2021 lavora e studia a Bologna dove è attualmente iscritto all’Accademia di Belle Arti. Il lavoro di Giuseppe Urciuolo non cerca compiutezze né spiegazioni definitive. Ogni opera rimane sospesa, aperta, attraversata da una precarietà che costituisce la forza stessa della sua pittura. Le superfici vibrano, i margini pulsano, il colore conserva l'immediatezza del gesto e la traccia viva del passaggio dell’artista. La pittura nasce da un movimento rapido e istintivo: la mano scatta, il corpo partecipa all'opera, lo sguardo corre e si sofferma nello stesso istante. Non esiste distanza tra artista e immagine; ogni segno trattiene un frammento di esperienza, l'urgenza di afferrare ciò che rischia di svanire. Nulla appare prevedibile o compiacente: conta soltanto l'intensità del momento. I quadri di Urciuolo non raccontano storie lineari, ma evocano visioni sospese, sogni e piccoli incubi immersi in atmosfere oscure e indefinite. Ogni opera rimanda alla successiva, lasciando nello spettatore un senso di attesa e desiderio, invitandolo a tornare a guardare. Il colore si stratifica e si ritrae, mentre la luce attraversa lo spazio come una vibrazione. Ogni tavola assume il carattere di un rituale laico, una traccia fragile di presenza nel mondo. Non conta la definizione formale, ma la forza del gesto e la capacità di trattenere l'istante, rendendolo visibile nella sua tensione e precarietà. La pittura di Giuseppe Urciuolo diventa così esperienza diretta e intensa, capace di scuotere lo sguardo e far percepire la fugacità del tempo. Urciuolo ha recentemente esposto in mostre personali e collettive: La follia che viene dall’incanto, P420, Bologna 2026; Tieniti pure i tuoi segreti, Gelateria sogni di ghiaccio, Bologna 2025.