Com’erano i maestri dell’architettura del Novecento nei loro “paesaggi nativi”? Lo svela un libro
“Imprinting 900. Paesaggi nativi dell’architettura moderna” arricchisce il catalogo di Vita Nostra Edizioni e indaga le figure più significative della stagione architettonica del XX Secolo in chiave inedita e introspettiva, trasmettendo il lato biografico nella loro dimensione autoriale
Quello di imprinting è un concetto complesso, dai confini non definiti, un’idea che attraversa diverse discipline, che si muove con disinvoltura nel tempo e ci costringe a pensare la contraddizione. La prima antinomia si palesa già in queste poche righe: l’imprinting non mette radici, eppure è proprio con le radici che ha a che fare. È da qui, non a caso, che prende le mosse la colta prefazione di Federico Caserta, Giovanni Manfolini e Francesca Pieruccia di Imprinting 900, il collettaneo edito da Vita Nostra che, a partire dall’innovativa intuizione di Antonio Saggio, esplora “i paesaggi nativi dell’architettura moderna”, come specifica il titolo.
Imprinting come parola chiave per parlare di architettura
Semplificando notevolmente, infatti, potremmo dire che l’imprinting – e questo, in tutte le sue declinazioni, da quella etologica a quella psicologica – è il legame tra le esperienze conoscitive dell’infanzia e la rielaborazione adulta: è quella relazione necessaria tra l’immersione immediata nella vita e la costruzione razionale e orientata della vita stessa.

Un libro per entrare nelle vite dei maestri dell’architettura
Proprio in questa matassa di fili intrecciati e non facilmente distinguibili nella loro peculiarità teorica, Saggio era riuscito ad inserirsi postulando, alla fine degli Anni Novanta, l’esistenza di una relazione tra le categorie spaziali esperite nell’infanzia e la progettualità adulta di un architetto, andando ad ipotizzare, quindi, l’esistenza di un “paesaggio nativo” (p. 15) cui sovrapporre la maturità del pensiero. Contraddizione, si diceva e, in effetti, l’imprinting sembra risolvere, in queste pagine, la tensione che sempre abita l’uomo tra il condizionamento necessario del passato e la novità imprevedibile del presente, che sempre si associa, tra l’altro, alla costruzione immaginifica del futuro. Ma non solo.
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Il peso delle radici nelle storie e nei progetti dei grandi architetti del XX Secolo
Il concetto di imprinting dà immagine ad un’altra antinomia: quella insita nel Novecento. È nel Novecento che si stravolgono le coordinate del tempo, tra lo stallo interminabile dei due conflitti mondiali e le accelerazioni culturali, scientifiche, tecniche che lo abitano; è questo il secolo della dilatazione degli spazi e delle zone di influenza. Proprio nella totale relatività delle forme e dei linguaggi, l’imprinting sembra voler – e qui la contraddizione – riallacciare un legame con ciò che non è mai nuovo, non è mai sconosciuto, non è più imprevedibile: il passato, la radice. La mappa mentale disegnata da Saggio viene decodificata nelle pagine di un volume che racconta un’idea che si muove tra memoria ed eccezione. Un’idea che attraversa il tempo tra passato e presente, unifica la frammentazione delle esperienze nuove e vecchie, e percorre – avrebbero suggerito le avanguardie filosofiche della modernità – la vita.
Benedetta Lazzeri
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