Mauro Folciet – voilà! nous sommes en vie
Amanda, spazio indipendente gestito da artisti, estraneo alle logiche del mercato dell’arte contemporanea e, per questo motivo, idoneo allo sviluppo del progetto di Mauro Folci et voilà! nous sommes en vie: mostra personale con quattro lavori inediti, ideati per l’occasione.
Comunicato stampa
Amanda, spazio indipendente gestito da artisti, estraneo alle logiche del mercato dell’arte contemporanea e, per questo motivo, idoneo allo sviluppo del progetto di Mauro Folci et voilà! nous sommes en vie: mostra personale con quattro lavori inediti, ideati per l’occasione.
1. Noi siamo nati per vendicare le sofferenze dei padri (2026)
È una citazione di Edoardo Sanguineti tratta da un libro Come si diventa materialisti storici? (Manni, 2006). Il testo è la trascrizione fedele della lectio che Sanguineti tenne in occasione del novantunesimo compleanno di Pietro Ingrao, il 20 marzo del 2006, al Centro studi e iniziative per la Riforma dello Stato, con l’allora presidente Mario Tronti. Questa è la citazione: "Il proletariato è caduto in un errore spaventoso quando si è proposto di pensare alla felicità dei figli futuri, quando il problema, invece, è la vendetta. Bisogna vendicare le sofferenze dei padri. Noi siamo nati per vendicare le sofferenze dei padri: non esiste coscienza di classe se non esiste odio di classe" (p. 27).
In questo passo Edoardo sta citando e argomentando una tesi di filosofia della storia di Walter Benjamin in cui si critica aspramente la socialdemocrazia colpevole di perseguire la felicità delle generazioni future dimenticando le terribili sofferenze patite dei padri e, conseguentemente, colpevole di rinnegare la lotta di classe che si nutre dell’odio di classe.
L’interesse di Folci per il libro di Sanguineti e per le Tesi di filosofia della storia di Benjamin risale al 2019 quando propose al pubblico del Museo di Arte Contemporanea di Roma (MACRO) una mostra dal titolo eloquente Della vendetta, con annesso convegno – Avere/Opera – a cui parteciparono numerosi filosofi, artisti e storici dell’arte.
In quella mostra/convegno la vendetta era esaminata in tutte le sue valenze a partire da quella giuridica, letteraria, psicologica (passione triste?), artistica e filosofica. Il brano di Benjamin citato da Sanguineti nella sua lectio per Ingrao, si trova nella seconda delle tesi di filosofia della storia (seguendo l’ordine dell’edizione Einaudi 1995): “Il passato reca seco un indice temporale che lo rimanda alla redenzione. C’è un’intesa segreta fra le generazioni passate e la nostra. Noi siamo stati attesi sulla terra. A noi, come ad ogni generazione che ci ha preceduto, è stata data in dote una debole forza messianica, su cui il passato ha un diritto. Questa esigenza non si lascia soddisfare facilmente. Il materialista storico lo sa.” Questa esigenza che non si lascia soddisfare facilmente, a cui fa riferimento Benjamin, è la vendetta. Più avanti, nella dodicesima tesi, lo dice chiaramente: “Il soggetto della conoscenza storica è la classe stessa oppressa che combatte. In Marx essa appare come l’ultima classe schiava, come la classe vendicatrice, che porta a termine l’opera della liberazione in nome di generazioni di vinti.”
L’opera Noi siamo nati per vendicare le sofferenze dei padri consiste nell’esposizione del libro Come si diventa materialisti storici? su di un leggio a parete, aperto alla pagina che contiene la citazione, evidenziata in giallo.
2. Il giudizio universale dei re (2026)
È la pubblicazione del libretto teatrale Il giudizio universale dei re di Pierre-Sylvain Maréchal, tradotto in italiano - per mio conto - da Francesca Gallo e da Marcello Ranucci, con tiratura limitata a 200 copie, di cui 20 con un acquarello unico e originale in copertina.
Il giudizio universale dei re è una divertente sceneggiatura del teatro popolare della Rivoluzione francese, la prima rappresentazione ebbe luogo il 18 ottobre del 1793. Maréchal è scrittore e poeta, socialista rivoluzionario, precursore del comunismo che redasse il Manifesto degli Eguali assieme a Gracco Babeuf. Il giudizio universale dei re è un testo molto attuale, basta il titolo per capire la stringente relazione con le dilaganti e pericolose nuove monarchie e per contro con la nascita dei movimenti antagonisti No Kings. La prima pubblicazione autoprodotta è del 2019 stampata in occasione della mostra Della vendetta già sopra citata, la seconda (ed. Cambiaunavirgola) per la mostra di Genova.
Dalla prefazione alla seconda edizione: “A distanza di sette anni dalla prima pubblicazione in italiano del libretto teatrale di Maréchal, ho deciso di approntare una nuova edizione, l’occasione mi è data, più che dalla mostra allo spazio Amanda di Genova, dall’evidente attualità della sua trama. A 233 anni dal contesto rivoluzionario da cui la storia narrata trova la necessità e le origini, Il giudizio universale dei re sembra offrirci una possibilità di mobilitazione e di esodo dal travolgente e sconcertante ritorno delle cosiddette monarchie repubblicane, come vengono definite dai maggiori studiosi al mondo delle costituzioni e del diritto internazionale. Il noto costituzionalista – ex presidente della Corte Costituzionale – Gustavo Zagrebelsky, non esita infatti a definire gli Stati Uniti d’America una monarchia repubblicana dove, tanto per dirne una, la Corte Suprema di Giustizia è diretta emanazione del presidente. La giustizia, l’economia e l’informazione, cioè i cardini che definiscono cos’è una democrazia, sono oggi accentrati nelle mani di una sola persona, nello psicopatico Trump ma anche in tanti altri loschi personaggi che governano paesi dislocati a ogni latitudine. Paesi di mezza Europa, di mezza Africa, di mezza Asia e di mezza America sono con ogni evidenza avvitati in un processo di regressione bestiale ordito da un odio di classe per i subalterni mai conosciuto nella storia dell’umano. Insomma il fascismo sembra avanzare incontrastato nelle forme e nelle tempistiche finora inedite, ma con gli esiti ben noti. Ecco, in questo contesto tenebroso si inserisce l’inattuale, ma divertente Il giudizio universale dei re: divertente e aggiungerei istruttivo nella modalità di liberazione dai moderni regnanti. Strumento non del tutto effimero per i tanti movimenti che si stanno mobilitando in ogni dove contro i nuovi re”.
3. La Comune (2025)
Dalla Rivoluzione francese del 1793 si passa alla Comune di Parigi. La Comune è una fotografia (42x70 cm su dibond) della lapide a ricordo dei comunardi trucidati nel maggio del 1871 nel cimitero parigino Père-Lachaise e dell’artista di spalle, con in mano un sacchetto di plastica verde che contiene alcune ossa umane, ossa che non si vedono in alcun modo. Il giorno dell’inaugurazione della mostra Folci avrà in mano lo stesso sacchetto di plastica con il suo contenuto, che si vede nella fotografia.
Tale sacchetto con le ossa è un’immagine che ricorreva di frequente nei sogni di Folci quattordicenne, nelle notti seguenti la morte del padre, giovane operaio di un’industria chimica. Qui la memoria personale si amalgama con una memoria o meglio con più memorie storiche e collettive: la Rivoluzione francese, la Comune parigina, la vendetta proletaria di Benjamin e di Sanguineti, la storia di una famiglia operaia degli anni Settanta del novecento e la memoria di Folci. Memorie del passato più o meno remoto e memorie del presente.
4. et voilà! nous sommes en vie (2026)
È una scritta al neon (255 cm): Oplà siamo vivi, citazione del titolo dal dramma dell’espressionista tedesco Ernst Toller, Oplà noi viviamo (1927). È un moto di ottimismo, come dire… nonostante le infinite sconfitte, gli atroci genocidi, gli inenarrabili soprusi di ogni genere, in tutti i tempi e in ogni dove ai danni dei poveri, dei proletari, dei senza diritti, dei dannati della terra essi sono qui vigili e pronti per la prossima battaglia. Contro l’evidenza che oggi l’odio di classe dei padroni sta trionfando incontrastato, che la guerra di classe è stata da loro vinta… oplà siamo ancora vivi e ancor più determinati a portare a termine il progetto comunista dell’abolizione delle classi.