Adriano Costa – 
Fist

  • ORDET

Informazioni Evento

Luogo
ORDET
Via Filippino Lippi, 4, Milano, MI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

mercoledì–sabato, 14–19

Artisti
Adriano Costa
Generi
personale, arte contemporanea

Comunicato stampa

Nel Candomblé, religione afro-brasiliana di origine Yoruba, il mito della creazione racconta che il dio Olódùmarè diede origine al mondo a partire da un caos primordiale di sola acqua. Il compito di plasmare la massa indefinita fu affidato alla divinità Obatalá che modellò gli esseri umani con l’argilla; ma, ubriacatosi durante l’opera, produsse forme diverse e imperfette. Olódùmarè animò i loro corpi infondendo un soffio vitale, un’energia divina presente in tutto ciò che esiste.

La scelta dell’argilla come materia è carica di significato: non è ancora forma, ma non è più caos, è una potenzialità che attende solo una mano e un’intenzione. Nel gesto di Obatalá che la plasma si compie infatti un atto di creazione, in cui il disordine si fa ordine in un processo di trasformazione che diviene incessante. Una tensione analoga attraversa il lavoro dell’artista brasiliano Adriano Costa: nelle sue sculture in bronzo, materia e azione si intrecciano, spiritualità e fisicità convivono, mentre costruzione e distruzione si alternano in una dinamica quasi infinita.

In occasione di Fist, la sua prima mostra personale dedicata alle produzioni in metallo, l’artista ha trascorso settimane in una fonderia a Milano, dando vita a un corpus di opere inedito. Grazie a un processo quasi alchemico, ha trasformato l’argilla non cotta in una nuova forma di esistenza, spingendone al limite le proprietà e la natura. Costa l’ha lavorata per ore, colpendola, deformandola e forandola: martelli e coltelli hanno sostituito utensili tradizionali, seguiti da processi termici a diverse alte temperature, generando forme sospese tra controllo e casualità.

Le superfici delle sculture conservano le tracce degli interventi, delle manipolazioni e della violenza, testimoniando quanto sia diretto e fisico il rapporto dell’artista con la materia. Quest’ultima non viene semplicemente modellata, ma sottoposta a tensione, a una sorta di “forgiatura del mondo”, in cui Costa interviene per trasformarlo o ricrearlo. Le opere diventano estensioni di un pensiero e di uno stato d’essere: non parlano solo di forma, ma del modo in cui si percepisce e si vive la realtà: una dimensione instabile dove anche il precario e l’errore hanno valore.

È un piano spirituale che trova un altro parallelo nella religione del Candomblé. Nei suoi rituali i partecipanti non si limitano a pregare le divinità, ma entrano in relazione diretta con esse attraverso il corpo, il movimento e l’alterazione. Le trasformazioni fisiche e l’intensità sensoriale di queste pratiche trovano un’eco nel modo in cui Costa lavora i materiali, sottoponendoli a trasformazioni continue in cui i confini tra arte, vita e oggetti sfumano. 



Il suo lavoro è profondamente viscerale: deformazioni, colature e accumuli suggeriscono un costante riscatto esistenziale. “Continuo a pensare che la via spirituale sia ‘la via’, l’unico modo per cambiare qualcosa in profondità, incluse le arti”, ha dichiarato l’artista. All’interno di questo processo, la distinzione tra costruzione e distruzione si indebolisce fino quasi a scomparire, come nel Candomblé, in cui la distruzione non è il contrario della creazione: ne è la condizione. Non c’è imperfezione. C’è solo la traccia del divino.

Si ringraziano Emalin e Mendes Wood DM.