Felice Varini
Il Museo d’arte Mendrisio dedica a Felice Varini (Locarno, 1952) la prima grande mostra monografica di ampio respiro mai realizzata in Svizzera e in ambito culturale italofono, segnando un momento di particolare rilievo nel riconoscimento istituzionale dell’artista ticinese, da decenni attivo sulla scena internazionale e noto per i suoi interventi pittorici nello spazio architettonico.
Comunicato stampa
La mostra si sviluppa come un intervento totale, occupando tutti gli ambienti del museo: dal chiostro quattrocentesco, che accompagna il visitatore verso l’ingresso, fino alle sale espositive interne, concepite come tappe di un percorso unitario e immersivo. Ogni spazio, ogni sala, ogni ambiente architettonico accoglie un intervento specifico, pensato in relazione diretta con le caratteristiche strutturali, volumetriche e architettoniche dell’antico Complesso di San Giovanni, sede del museo. Attraverso questo itinerario, il pubblico è invitato a ripercorrere l’intera carriera di Varini, dagli esordi alle ricerche più recenti. La selezione comprende opere storiche riattualizzate in funzione degli spazi del Museo d’arte Mendrisio e opere inedite, concepite appositamente per l’occasione.
Al centro del lavoro di Felice Varini si colloca da sempre un’indagine rigorosa sul fenomeno della percezione. Le sue opere si manifestano pienamente solo da un punto di vista privilegiato, per poi frammentarsi e dissolversi non appena lo spettatore si muove nello spazio. È proprio attraverso l’esperienza fisica del camminare, dell’esplorare, del cercare, che l’immagine si ricompone e si svela, trasformando la visione in un atto dinamico e consapevole.
Le forme geometriche di Varini – cerchi, linee, superfici piane – realizzate con colori puri e intensi, si distribuiscono su pareti, pavimenti, soffitti, finestre ed elementi architettonici preesistenti. L’artista riesce così a trascendere la complessità dello spazio, inglobando arredi, aperture, discontinuità e volumi in una composizione unitaria che, paradossalmente, esiste solo a partire dalla loro frammentazione. Pittura e architettura entrano in un rapporto di tensione e reciproca ridefinizione, mettendo in discussione i confini tradizionali del dipingere.
A completare il percorso, una ricca sezione documentaria, arricchita da un documentario realizzato appositamente per questa occasione espositiva, offre al pubblico strumenti preziosi per comprendere il metodo e il procedere artistico di Varini: disegni preparatori, fotografie e materiali d’archivio restituiscono la complessità del suo lavoro, rivelando il dialogo costante tra progetto, pittura e spazio.