Un’isoletta tutta dedicata all’arte nel mezzo della Laguna di Venezia. Va avanti il progetto della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’Isola di San Giacomo

Quella nella Laguna Nord è la terza sede scelta dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo dopo Torino e Guarene (ma c’è anche Madrid all’estero). Un progetto che intreccia una ricca programmazione culturale mostre e opere permanenti, facendo da esempio di recupero ambientale, artistico e culturale di un’isola abbandonata. In occasione della Biennale d’Arte di Venezia 2026 hanno aperto i primi spazi

L’Isola di San Giacomo, nella Laguna Nord di Venezia, è la nuova sede scelta dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che si aggiunge a quella di Torino, di Guarene – con Palazzo Re Rebaudengo e il Parco d’arte tra le colline di Langhe e Roero – e a quella in Spagna, ancora priva di una sede stabile, ma presente con le mostre promosse nella capitale.L’apertura continuativa del complesso avverrà gradualmente: San Giacomo sarà inizialmente visitabile durante le inaugurazioni delle mostre, concomitanti con le Biennali di Venezia, e in occasione di visite guidate per gruppi su prenotazione. È stata inoltre stipulata una convenzione con il Comune di Venezia che prevede una fermata a richiesta a San Giacomo sulla tratta Murano-Burano. San Giacomo diventa così dopo un lungo periodo di abbandono uno spazio di incontro per artisti, studiosi, ricercatori, appassionati d’arte e cittadini. 

Un'isoletta tutta dedicata all’arte nel mezzo della Laguna di Venezia. Va avanti il progetto della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’Isola di San Giacomo
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. Foto Jacopo Trabuio

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’Isola di San Giacomo a Venezia

L’isola è stata acquistata nel 2018 da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Agostino Re Rebaudengo da Cassa Depositi e Prestiti ed è stata progressivamentetrasformata in un laboratorio di arte e sostenibilità. La sua identità è stata sviluppata in stretta relazioe con il territorio, ma aperta alla scena artistica internazionale che a Venezia si ritrova grazie alla Biennale e alla ricca offerta espositiva delle istituzioni pubbliche eprivate. 

In questo lembo di terra in mezzo all’acqua ho riconosciuto da subito un posto speciale”, commenta Patrizia Sandretto Re Rebaudengo,“adatto a ospitare mostre, opere e residenze, perfetto per assecondare i tempi lenti della ricerca artistica e favorire dialoghi e incontri tra artisti e artiste, teorici e studiosi di tutte le discipline”. Un esempio di recupero ambientale, artistico e culturaleIl progetto intreccia inoltre la programmazione culturale della Fondazione Sandretto con le attività di ricerca sulla sostenibilità di Asja Energy, società benefit attiva da 30 anni nella produzione di energia rinnovabile e nella riduzione delle emissioni di CO2. I principi della sostenibilità ambientale si legano con il ruolo dell’arte nella promozione della consapevolezza ecologica: l’Isola è infatti un esempio unico in Italia sul tema della relazione tra bio-museologia e conservazione, in coerenza con le linee d’indirizzo del Ministero della Cultura – che ha riconosciuto il valore del progetto anche attraverso il sostegno ad una parte delle attività di restauro conservativo – per la diminuzione dell’impatto ambientale di edifici e siti storici. Il programma inaugurale di Sandretto a VeneziaLa nuova sede è stata inaugurata il 7 maggio 2026 con un ricco programma culturale che comprende: Fanfare/Lament – la personale di Matt Copson curata da Hans Ulrich Obrist -, la mostra collettiva Don’t have hope, be hope!, contenente opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo e Isola di San Giacomo 2022–2026, A Story in Images, una selezione di scatti dalle campagne fotografiche di Giovanna Silva e di Antonio Fortugno dedicate al cantiere di restauro.

La mostra personale di Matt Copson

Fanfare/Lament – nella Polveriera Est dal 7 maggio al 12 settembre, cura di Hans Ulrich Obrist e con musiche composte da Oliver Leith – è un’installazione multidimensionale site-specific che nasce dalla relazione di Matt Copson (Oxford, UK, 1992) con l’isola e dalla sua scelta di lavorare con gli agenti naturali del luogo, come le correnti d’aria. Per questo progetto Copson ha ideato due tipologie di sculture volanti, realizzate con delicati aquiloni artigianali, disegnati per l’occasione. La prima raffigura una serie di occhi senza corpo che, guardando dall’alto il pubblico, attivano un reciproco gioco di sguardi con i visitatori e l’altra, singola e di dimensioni decisamente più ampie, ha la forma di un corpo di colore nero. Contemporaneamente una fanfara viene eseguita da un gruppo di sette musicisti, dando il benvenuto al pubblico che giunge sull’isola. Infine all’interno della Polveriera Est quattro animazioni laser completano la coreografia. 

La mostra collettiva a San Giorgio

Don’t have hope, be hope! è una mostra collettiva che riunisce opere dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo, il cui titolo è tratto da un dipinto di Walter Price del 2024, un invito a collegare il percorso espositivo all’identità dell’isola, che è stata anche un presidio militare e viene ripensata come presidio artistico, culturale ed ecologico. Induce il visitatore ad una profonda riflessione sul nostro tempo. La mostra è allestita nella Polveriera Ovest e si articola in quattro sezioni, con opere che mettono in dialogo generazioni e linguaggi differenti. I dipinti di Cecily BrownJustin Caguiat, Christine Ay Tjoe e Lucas Arruda dialogano con le sculture di Anish Kapoor e Andra Ursuța; le opere di Michael ArmitageAlbert Oehlen e Walter Price interrogano la pittura come spazio dialettico e immaginifico. Lungo il percorso emergono figure sospese, paesaggi interiori e narrazioni frammentate: dalle atmosfere enigmatiche di Victor Man e Danielle Mckinney ai corpi vulnerabili e carichi di pathos di Berlinde De Bruyckere Sarah Lucas

La riflessione si espande ulteriormente grazie ai lavori di Ian Cheng, Josh Kline e Avery Singer, che esplorano le implicazioni tecnologiche e sociali del presente. L’ironia tagliente di artisti come Matthew Barney e Maurizio Cattelan porta il discorso critico all’interno della mostra. Il percorso si conclude con un gruppo di opere che indagano il tema del corpo: il mondo organico si intreccia alla sfera simbolica nei lavori di Lynette Yiadom-Boakye, Toyin Ojih Odutola e Antonio Obá e nelle sculture di Enrico David e Adrián Villar Rojas.Il Project Space ospita infine una selezione di scatti di Antonio Fortugno e di Giovanna Silva

È interessante notare come le diverse destinazioni che l’isola ha avuto nel tempo, da monastero femminile all’uso bellico, sono lasciate affiorare nei nomi degli edifici, come le due Polveriere di età napoleonica – oggi spazi espositivi, con l’auspicio che l’arte possa disinnescare un passato bellico a favore della riflessione critica sul presente – le foresterie destinate alle residenze e la vigna.

Le installazioni all’aperto e il nuovo ruolo dell’isola

Sei le installazioni permanenti che sono disseminate nell’elegante giardino dell’Isola di San Giacomo: alcune l’esito di una committenza e di una produzione site specific, altre opere esistenti che reinterpretano il luogo e grazie a questo acquisiscono nuovi significati. Tutte richiamano il tema dell’ambiente. Ci sono Patriarchy = CO2 di Claire Fontaine; l’arazzo GONOGO di Goshka Macuga (Varsavia, Polonia, 1967); la colorata Old Tree (Pink Seas) di Pamela Rosenkranz (Altdorf, Svizzera, 1979); la scultura Nixe di Thomas Schütte (Oldenburg, 1954); l’affascinante cappella inlinata Huff and a Puff di Hugh Hayden (Dallas, Texas, USA, 1983); l’omaggio di Mario García Torres (Moclova, Messico, 1975) ad Alighiero Boetti che evoca un autoritratto-fontana in Imagine Alighiero Boetti Came to São Paulo and After Putting Water on His Head Left the Hose and Left.

Giulia Bianco

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Giulia Bianco

Giulia Bianco

Ha frequentato a Milano il Master Economia e Management per l'Arte e la Cultura della 24Ore Business School. Laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Catania con tesi dal titolo “I contratti nel mondo dell’arte”, è specializzata in diritto…

Scopri di più