È nata una nuova certificazione per migliorare gestione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano

Certiquality con gli Stati Generali del Patrimonio Italiano hanno predisposto un nuovo standard dedicato alla qualità nella gestione dei beni culturali, finalizzata non solo a conservazione e tutela, ma anche alla sostenibilità economica e al potenziamento dell’attrattività. Ecco a chi si rivolge la certificazione

Attualmente, l’unica certificazione esistente in Italia per la valorizzazione del patrimonio culturale è il vincolo apposto dal Ministero della Cultura, previsto dalla Legge 42/2004 del Codice dei Beni Culturali, la cui gestione è affidata alle Soprintendenze territoriali.

Un nuovo standard per la valorizzazione del patrimonio culturale in Italia

Dunque il nuovo standard promosso da Certiquality (società fondata nel 1989 da Federchimica e Assolombarda, presieduta da Marco Martinelli) e dagli Stati Generali del Patrimonio Italiano (SGPI), finalizzato alla tutela, alla valorizzazione e all’accessibilità dei beni culturali, si preannuncia come un alleato importante per migliorare la gestione integrata del patrimonio nazionale, con l’obiettivo di intrecciare valorizzazione economica, conservazione e fruizione pubblica in sicurezza. Dunque di pensare al patrimonio culturale non solo come a un insieme di beni da tutelare, ma come risorsa da amministrare con visione strategica, nel perimetro di procedure condivise, efficaci, sostenibili e sicure.

Cos’è la certificazione SGPI01:2024 per migliorare la gestione del patrimonio culturale

SGPI01:2024 – il nome in codice della certificazione presentata a Firenze presso Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati, sede della Regione Toscana che patrocina l’iniziativa – si rivolge a tutti i soggetti pubblici e privati che possiedono o gestiscono beni culturali e/o paesaggistici: amministrazioni locali, associazioni, enti, fondazioni, imprese, istituzioni, organizzazioni, operatori e società attivi nella gestione del patrimonio culturale. Lo standard introduce, infatti, un sistema di gestione del bene culturale a 360 gradi, pensato per andare oltre la conformità normativa. Uno strumento che guarda al patrimonio come risorsa da preservare nel tempo, valorizzare economicamente e rendere fruibile alla collettività in modo sicuro, inclusivo e sostenibile. Con la garanzia di CQY, ente di certificazione scelto da SGPI, che opera attraverso audit indipendenti di terza parte condotti da auditor specializzati nel settore del patrimonio culturale per assicurare l’effettiva applicazione dello standard. Lo Stato Italiano dispone di un patrimonio culturale sconfinato, è impensabile che possa farcela da solo a gestire tutto (va in questo senso anche la nuova legge Italia in Scena, di cui tanto abbiamo parlato nelle ultime settimane), per cui gestori pubblici e privati di beni culturali devono impegnarsi a trovare risorse e a generarle, certificando i loro standard di governo dei beni stessi. Questo è emerso dalla presentazione del progetto a Firenze. “Dobbiamo mettere un segno ‘più’ alla gestione di questi beni che spesso hanno un segno ‘meno’ perché senza una sostenibilità economica alla lunga sarà impossibile garantire una tutela” hanno spiegato i proponenti ad una platea di istituzioni, fondazioni e archivi.

Il patrimonio culturale come risorsa da tutelare e gestire

I soggetti che sceglieranno di richiedere la certificazione – che non riguarda il prodotto, ma il sistema di gestione e i processi adottati per il governo del bene culturale – avranno l’opportunità di consolidarsi sotto il profilo economico, per esempio attraendo fondi e donazioni, rafforzando al contempo l’immagine del territorio che ospita il bene, senza venir meno alla missione prioritaria di conservazione e salvaguardia dell’identità culturale del bene in questione.
A sposare l’iniziativa è, innanzitutto la Regione Toscana, come confermano le parole dell’Assessore alla Cultura Cristina Manetti: “Sostenibilità economica, fruibilità e conservazione sono i tre pilastri su cui si fonda questa nuova certificazione; questi uniti a controlli terzi ed indipendenti fanno davvero la differenza nella gestione eccellente di un bene. Ben venga quindi un’iniziativa come questa che mette in risalto gli operatori meritevoli”.
Ora spetterà proprio agli operatori interessati, pubblici e privati, credere nel progetto, e aderire alla certificazione perché possa diffondersi su scala nazionale e alzare l’asticella.

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Redazione

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