Aura Satz – Lei ricalibra / She recalibrates
Con la mostra di Aura Satz prosegue la rassegna dedicata all’arte del suono nello spazio AuditoriumArte: One Space / One Sound.
Comunicato stampa
One Space /One Sound
AuditoriumArte
Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
23 aprile – 14 giugno
Aura Satz
Lei ricalibra / She recalibrates
a cura di Anna Cestelli Guidi
ingresso libero
Con la mostra di Aura Satz prosegue la rassegna dedicata all’arte del suono nello spazio AuditoriumArte: One Space / One Sound.
Per la sua prima personale italiana, Aura Satz, filmmaker e artista sonora, sceglie un titolo che condensa la propria poetica: Lei ricalibra / She recalibrates. Un vero e proprio manifesto che dichiara esplicitamente una prospettiva femminista. La ricerca di Satz, artista spagnolo-britannica, si è concentrata nel riportare alla luce il ruolo pionieristico delle donne nella sperimentazione musicale elettronica: compositrici, spesso dimenticate, che hanno contribuito in modo decisivo allo sviluppo di tecnologie, di sistemi di notazione, di pratiche di codifica e alla stessa materialità del suono. Su di esse ha realizzato alcuni lavori video, veri e propri ritratti personali e poetici, alcuni dei quali sono esposti in questa mostra.
Oramics: Atlantis Anew (2011), è un omaggio alla cofondatrice del BBC Radiophonic Workshop, Daphne Oram (1925-2003), realizzato attraverso una minuziosa ripresa da vicino delle componenti tecniche della “Oramics Machine” custodita presso lo Science Museum di Londra, la macchina da lei inventata per sintetizzare e controllare il suono tracciando linee e altri segni su vetro e su pellicola cinematografica.
Il ritratto della compositrice americana Laurie Spiegel (Chicago, 1945), Little Doorways to Paths Not Yet Taken (2016), è realizzato invece attraverso la ripresa di tutti gli oggetti e materiali, musicali, tecnologici e non solo, che affollano il suo studio, mentre la voce fuori campo della musicista riflette sui processi compositivi della musica elettronica.
Nel film Making a Diagonal with Music (2019) dedicato alla compositrice elettroacustica Beatriz Ferreyra (Cordoba, Argentina, 1937), protagonista della musica concreta insieme a Pierre Schaeffer negli anni ‘50 e ‘60, è la musicista in persona a parlare della sua poetica di “cattura del suono” e della sua tecnica di registrazione, montaggio e spazializzazione del suono.
Accanto ai tre video, la mostra presenta The Listening Cobweb (2024), il film sulla percussionista contemporanea Evelyn Glennie (1965). Non udente dall’età di dodici anni, Glennie ha sviluppato una pratica d’ascolto corporea, capace di cogliere risonanze e relazioni sonore che sfuggono a un udito tradizionale, come una ragnatela che vibra al minimo tocco. Nonostante la sua ricerca sembri apparentemente lontana dal mondo dell’elettronica, in realtà anche “lei ricalibra”: se le pioniere dell’elettronica ridefinivano il suono e l’ascolto attraverso la tecnologia, con questo film Aura Satz ci mostra che “ricalibrare” non riguarda solo strumenti e dispositivi, ma anche le modalità sensoriali con cui entriamo in relazione con il suono.
Filo conduttore di questi lavori è la serie di disegni She Recalibrates (2018) in cui sono raffigurate le mani di figure fondamentali dell’elettronica come Pauline Oliveros, Delia Derbyshire e Wendy Carlos. I disegni trasformano il gesto di muovere il dial, la manopola di controllo del suono ed emblema di ricalibrazione, in un atto radicale di affermazione ed empowerment femminista: è proprio attraverso le mani delle artiste che vengono creati nuovi paesaggi sonori e, insieme, nuovi modi di ascoltare. Eseguiti a matita su carta nera, simili ai dischi in vinile a 33 giri, i disegni sono inscritti in lenti lenticolari che generano un effetto ottico diffrattivo obbligando lo spettatore a muoversi per riuscire a mettere a fuoco l’immagine: così, mentre il movimento ci impone un processo attivo di “calibrazione” dello sguardo, i disegni delle mani illustrano un lavoro minuzioso e attento, fatto con la punta delle dita, per imparare a praticare ciò che Éliane Radigue definiva l’“ascolto radicale”, cioè affinare l’ascolto per immaginare nuove sonorità, forse capaci di trasformare la percezione del mondo del futuro.
La fiducia nel potenziale utopico della tecnologia elettronica accomunava le pioniere della musica elettronica. Il recupero delle voci di queste compositrici, intrapreso da Aura Satz con la sua lunga e ostinata ricerca, non è infatti solo un omaggio al passato né una forma di nostalgia tecnologica, ma un invito a ricalibrare il nostro ascolto, inteso come atto attivo, critico e immaginifico, capace di trasformare il nostro modo di percepire — e dunque di pensare — il presente. Con il suo lavoro, Satz restituisce visibilità a queste compositrici affermandole come figure femminili di riferimento, liberatorie e rivoluzionarie, in un’epoca dominata invece da una tecnologia sempre più autonoma e opaca. Tutte artiste che hanno rimesso al centro dell’attenzione l’ascolto, ricalibrando il suono attraverso la sperimentazione e l’immaginazione, per ridefinire così il nostro modo di entrare in relazione con il mondo.
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In contemporanea, presso l’Accademia di Spagna a Roma, in occasione della rassegna ¡Qué bien que siamo donne! dei mesi di marzo e aprile dedicata alle pratiche artistiche femministe, l’artista presenta il lavoro audio Dial Tone Drone, 2014, una conversazione telefonica tra Laurie Spiegel e Pauline Oliveros, che si potrà ascoltare nel Salone dei Ritratti, il salone di rappresentanza al piano nobile dell’Accademia dal 22 aprile.
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Aura Satz (nata nel 1974 a Barcellona) è un’artista con base a Londra che lavora con film, suono, performance e scultura. Le sue opere nascono nel dialogo, utilizzato al contempo come metodo e come oggetto di indagine. Satz ha realizzato diversi ritratti filmici dedicati alle pratiche dell’ascolto e della composizione, oltre a lavori incentrati sulle tecnologie del suono e su sistemi di notazione non convenzionali. Preemptive Listening (2024), il suo lungometraggio documentario sulle sirene e l’ascolto in situazioni di emergenza, ha debuttato al Doc Fortnight del MoMA; la prima nel Regno Unito si è tenuta alla Tate Modern, mentre la prima europea al CPH:DOX di Copenaghen, dove ha vinto il premio NEW:VISION. Ha presentato, esposto e proiettato i suoi lavori a livello internazionale, tra cui alla Tate Modern, al BFI Southbank, alla Hayward Gallery, alla Biennale di Sydney, all’NTT InterCommunication Center di Tokyo, a High Line Art (New York), al Festival del Cinema di Rotterdam, al MoMA di New York, alla Sharjah Art Foundation, a Kadist (San Francisco), all’Onassis Stegi, a Sonic Acts, alla Konschthal Esch e al Govett-Brewster Art Gallery/Len Lye Centre. Ha inoltre realizzato mostre personali presso la Wellcome Collection, lo spazio progetti della Hayward Gallery, la John Hansard Gallery, il George Eastman Museum, Dallas Contemporary, ARTIUM – Museo Vasco de Arte Contemporáneo, il Museu de la Música e Kunstnernes Hus.
Una produzione della Fondazione Musica per Roma
in collaborazione con la Real Accademia di Spagna a Roma