Al Limite della Pittura
Mostra collettiva intitolata, Il Limite della Pittura, nella quale presenta una selezione di opere di artisti che hanno fatto parte del movimento della Pittura Analitica italiana.
Comunicato stampa
Glenda Cinquegrana Art Consulting è lieta di presentare la mostra collettiva intitolata, Il Limite della Pittura, nella quale presenta una selezione di opere di artisti che hanno fatto parte del movimento della Pittura Analitica italiana come Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Giorgio Griffa, Paolo Masi, Claudio Olivieri e Gianfranco Zappettini. Accanto a questo gruppo di rappresentanti della pittura analitica storica abbiamo affiancato Vittorio Corsini e Silvio Wolf, che affrontano alcuni temi di quella stagione elaborandoli attraverso i linguaggi della contemporaneità.
Il titolo della mostra allude a una delle caratteristiche più distintive del movimento della Pittura Analitica, che, legatasi all’indagine sugli elementi materiali del fare pittura, si spinge fino a trasformare la pittura in un’installazione, in un mero processo, in un oggetto “opaco”. L’Analitica è una corrente che si sviluppa negli anni Settanta, in reazione a un clima culturale che aveva proclamato la morte della pittura. Oltre all’appartenenza ad una cultura internazionale che sviluppava il Support-Surfaces francese, il Geplante Malerei tedesco e la Systemic Painting americana, la Pittura Analitica è stata una vera e propria corrente di artisti che hanno partecipato ad alcune mostre chiave per la sua definizione. Eppure, nonostante il movimento sia circoscritto nello spazio e nel tempo, alcuni artisti di generazioni più giovani hanno riportato la medesima attitudine concettuale e processuale nelle prassi artistiche odierne.
Enzo Cacciola (Arenzano, GE, 1954) sviluppa attorno al 1974-75 una ricerca che, nel processo come strumento di azzeramento emotivo e nell’uso del cemento come materiale pittorico, trova le sue cifre distintive. Vincenzo Cecchini (Cattolica 1934) si interessa della relazione fra pittura e fotografia, sviluppa poi una poetica basata riflessione sullo spazio del quadro inteso come sede dell’imperfezione. Per Vittorio Corsini (Cecina, LI, 1956) il quadro è un evento visivo in cui la luce serve da spartiacque, da materia che ridefinisce i codici dell’occhio e chiama in causa la periferia visiva quando la percezione oculare si allenta.Uno dei più rigorosi e coerenti della riduzione linguistica ai principi fondativi della pittura è Giorgio Griffa (Torino, 1936), che arriva a smantellare il quadro come supporto tridimensionale e a ridurre la pittura a mero segno sulla tela. Paolo Masi (Firenze, 1934) invece, usa come supporto pittorico il cartone, recuperato dalla strada, sul quale lavora il colore sviluppato nelle sue possibilità infinite di interazione con un supporto irregolare e fratto. Claudio Olivieri (Roma 1934 – Milano 2019), che opera con una pittura in cui il colore rincorre l’idea del limite, della luce nera. Gianfranco Zappettini (Genova, 1939), oggi ritenuto uno dei fondatori del movimento, esplora con rigore processuale una pittura che diviene o pura luce o superficie del segno a matita. Silvio Wolf, (Milano, 1952) lavora sui termini fondativi dell’immagine fotografica, a partire dai termini come il tempo, la luce, la chance e l’off-camera: i suoi Orizzonti rivelano una soglia, il limite netto tra luce e oscurità, materia e linguaggio, tra visibile e invisibile.