Eleonora Roaro – Luce rossa! Luce rossa!

Informazioni Evento

Luogo
SUBPLACE
Via Arnaldo Fusinato, 20156 Milano, MI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
19/04/2026

ore 18,30

Artisti
Eleonora Roaro

La dismissione dei cinema a luci rosse, con l’avvento dell’home video, non segna soltanto un cambiamento tecnologico ma una trasformazione del regime scopico: la fruizione diventa privata, continua, de-situata.

Comunicato stampa

C’era una volta il cinema porno. Il Majestic Sexi Movie, la prima sala a luci rosse di Milano – aperta nel 1977 e chiusa nel 1992 – annunciava la sua programmazione con un lampeggiante rosso e l’avviso: «Immagini non adatte a un pubblico sensibile». Il desiderio, sottratto allo sguardo, si articolava nello scarto tra interdizione ed esposizione: affidato a titoli, avvertenze e luci intermittenti.
La dismissione dei cinema a luci rosse, con l’avvento dell’home video, non segna soltanto un cambiamento tecnologico ma una trasformazione del regime scopico: la fruizione diventa privata, continua, de-situata. Scompaiono la ritualità e la prossimità dei corpi, con il loro carico di rischio, imbarazzo, esposizione reciproca. Il desiderio si riconfigura come accesso immediato, senza soglia.
Ed è in questa nuova configurazione dello sguardo che si inserisce il lavoro di Eleonora Roaro, riattivando una distanza che non ha nulla di nostalgico ma che si dà come dispositivo critico: la messa in scena delle condizioni della visione contemporanea.
In Luce rossa! Luce rossa! l’erotico, storicamente legato all’eccedenza del visibile, viene restituito in un linguaggio leggibile ma normalizzato. L’installazione riprende e disarticola il dispositivo del Majestic: locandina, avvertenza, lampeggiante e, sul monitor, I pornogiochi delle femmine svedesi (1971; Suburban Wives in originale), primo film proiettato nella sala. La pellicola, nella sua durata originaria, è interamente tradotta in linguaggio testuale dall’intelligenza artificiale secondo uno schema imposto dall’artista. L’AI guarda senza vedere, riconosce senza esperienza e produce una lingua che non aderisce ai corpi: pura sintassi in cui l’immagine sopravvive come descrizione. Il cinema riemerge come archivio e come fantasma: le immagini persistono come tracce che, ricodificate, si fanno didascalie, private della visione. La traducibilità, necessariamente imperfetta, trasforma l’opera in un luogo di attrito, che abita lo scarto tra immagine e testo, visione e descrizione, desiderio e algoritmo.
Sottraendo l'immagine, Roaro ne rivela le condizioni di sopravvivenza ovvero l'impossibilità di fruirla al di fuori di un sistema che la traduce, la organizza, la rende leggibile. Ed è proprio lì, dove la visione non coincide più con la mera esperienza del vedere, che lo sguardo ancora resiste.

Eleonora Roaro (Varese, 1989) è un’artista visiva e ricercatrice con sede a Milano. È docente presso la NABA, Milano (BA e MA Media Design and New Technologies) e presso lo IED, Milano (BA Product Design). Dal 2025 sta svolgendo il dottorato di ricerca presso Transtechnology Research nel dipartimento di Art, Design & Architecture dell'Università di Plymouth.
Il suo lavoro è stato esposto dal 2011 in numerosi musei e gallerie, tra cui La Triennale (Milano), Fabbrica del Vapore (Milano), Casa degli Artisti (Milano), Museo diffuso (Torino), CAMERA (Torino), MACRO (Roma), CAMeC (La Spezia), mudaC (Carrara), E-Werk (Friburgo), Maison de la Culture (Clermont-Ferrand), La Friche (Marsiglia), Istituto Italiano di Cultura (Madrid e Praga).
SUBPLACE è uno spazio inconsueto che convive con il consueto e la contingenza, portando i linguaggi visivi dell’arte – che si collocano come alternativa alla logica della produzione/consumo – in questo luogo di transito, nel flusso del quotidiano, offrendosi come occasione per un’esperienza estetica diretta e personale, senza mediazioni né stratificazioni per un pubblico che si trova a “inciampare” nell’opera sul suo percorso abituale. Il nome rimanda alla collocazione sotterranea, nel mezzanino della Stazione di Villapizzone. La “vetrina” è un esperimento di arte pubblica che ospita progetti d’artista site specific proponendo installazioni, sculture, video e dipinti. Il progetto è autogestito e interamente autofinanziato ed è a cura di Joykix Hydra Mentale (Fabrizio Longo) e Rossella Moratto.