Lorna Simpson | Paulo Nazareth
Le nuove mostre: Lorna Simpson, Paulo Nazareth.
Comunicato stampa
Lorna Simpson. Third Person
Dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026
Punta della Dogana
A cura di Emma Lavigne, direttrice generale e curatrice generale, Pinault Collection
Mostra realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York
La mostra personale di Lorna Simpson offre, per la prima volta in Europa, un’ampia rassegna dedicata a oltre un decennio della sua pratica pittorica. Realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York, dove nella primavera del 2025 è stata presentata una versione dal titolo “Source Notes” a cura di Loren Rosati, la mostra a Venezia rinnova il percorso espositivo riunendo circa cinquanta opere – dipinti, collage, sculture, installazioni e un film – provenienti da collezioni private, istituzioni internazionali e dallo studio dell’artista e opere inedite create specificatamente per la mostra a Punta della Dogana.
L’esposizione è concepita da Emma Lavigne, direttrice generale della Pinault Collection e curatrice generale, in stretto dialogo con l’artista. Il percorso veneziano propone una selezione pensata specificamente per gli spazi di Punta della Dogana, attraverso la quale l’artista costruisce la trama dei fili narrativi che danno forma agli universi di finzione e ai racconti suggeriti dalla sua opera.
Rivelatasi già a metà degli anni Ottanta per il suo approccio innovativo alla fotografia concettuale, Lorna Simpson (nata nel 1960, Stati Uniti) non ha mai smesso di esplorare in modo critico i meccanismi di costruzione delle immagini. Dalla metà degli anni 2010, la pittura si è imposta come un campo di esplorazione particolarmente fecondo del suo lavoro, attraverso il quale prolunga e approfondisce le grandi questioni che attraversano la sua opera: l’erosione e la ricomparsa della memoria, le falle della rappresentazione, l’instabilità dei racconti.
L’esposizione riunisce nuclei significativi di opere appartenenti alle serie più emblematiche di questo periodo, tra cui Ice, Special Characters ed Earth and Sky. Essa abbraccia oltre vent’anni di attività, includendo alcune delle tele realizzate per la partecipazione dell’artista alla Biennale di Venezia del 2015, sotto la curatela di Okwui Enwezor, fino alla presentazione di diverse opere inedite create appositamente per la mostra. Resistenti a ogni lettura univoca, le sue opere ci conducono in zone incerte poste ai margini del visibile. L’esposizione si articola attorno a tre nuclei che scandiscono il percorso. Si apre con un primo gruppo di composizioni attraversate da figure enigmatiche, echi storici e tensioni politiche che evocano i sollevamenti e la loro repressione. Queste opere diventano il teatro di ambienti inospitali e instabili, attraversati da forze diffuse. Prosegue con una serie di panorami artici, ricreati sulla base di archivi di spedizioni, che si sviluppano in gamme di blu notturni e grigi ghiacciati, conferendo a questi paesaggi cupi una dimensione sospesa e irreale. Sulla soglia della laguna veneziana, queste opere sembrano fluttuare tra due stati, porosi agli elementi e abitati da presenze spettrali pronte a dissolversi. Infine, una galleria di ritratti e di enigmatiche e maestose figure femminili, presentate in particolare nel Cube di Tadao Ando, confronta lo sguardo con la complessità delle identità e l’ambiguità della loro rappresentazione.
Da circa quindici anni, il collage occupa un posto centrale nel processo creativo di Simpson, e la mostra ne dà testimonianza con un’installazione che riunisce quaranta collage. Attingendo da un vasto archivio visivo, l’artista fa di questa pratica un terreno di sperimentazione in cui giustapposizioni, slittamenti di senso e associazioni libere trasformano queste immagini in “source notes” destinate a ispirare, in seguito, molte delle sue composizioni. L’esposizione mette in luce tutta la ricchezza di un linguaggio concettuale e plastico multiforme, che attribuisce un grande spazio all’intuizione. L’artista vi esplora la memoria collettiva, il peso degli stereotipi e i meccanismi di cancellazione, proponendo altrettanti prismi critici con cui rileggere oltre mezzo secolo di storia. L'evocazione degli stati della materia e dei fenomeni naturali – acqua, fuoco, ghiaccio, polvere, meteoriti, nuvole – compone un universo instabile, favorevole alle metamorfosi e alle temporalità sospese.
Paulo Nazareth. Algebra
Dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026
Punta della Dogana
A cura di Fernanda Brenner, curatrice indipendente
La Pinault Collection presenta Algebra, una grande mostra personale dell’artista brasiliano Paulo Nazareth al piano superiore di Punta della Dogana. Il progetto espositivo nasce a partire dell’ampia presenza delle opere di Nazareth nella Pinault Collection e include un nucleo di opere inedite, riunendo oltre vent’anni di pratica artistica e trasformando lo spazio espositivo dell’ex dogana.
La mostra a cura di Fernanda Brenner, curatrice indipendente, trae il suo titolo, Algebra, dall’arabo al-jabr, il rimettere insieme le ossa rotte, evocando l’essenza dell’algebra come arte del risolvere gli incogniti e ricomporre ciò che è stato fratturato. Per Paulo Nazareth, questo diventa una metodologia per affrontare le fratture irrisolte della storia attraverso camminate epiche nelle Americhe, nei Caraibi e nel continente africano. La sua pratica del camminare svela la violenza strutturale — razziale e coloniale — che ha modellato i confini contemporanei, proponendo forme di conoscenza radicate nella relazione invece che nell’estrazione, nella saggezza ancestrale invece che nella mappatura coloniale.
Una spessa linea di sale attraversa ogni sala, segnando una soglia tra ciò che è visibile e ciò che resta sommerso. Per i visitatori più attenti, questa linea rivela lentamente la geometria di una nave fantasma — un tumbeiro, il termine portoghese per le navi negriere che attraversavano l’Atlantico. La sua architettura della sofferenza riaffiora in frammenti all’interno delle stanze, una presenza spettrale che sottende l’intera mostra. Il sale funziona sia come metafora sia come agente materiale: guarisce, corrode, si accumula.
La mostra non presenta né un approccio cronologico né tematico, ma stazioni in un continuum, una distillazione lungo il percorso espositivo di una performance arte-vita in corso. Centrale tra queste è Notícias de América della Pinault Collection, che condensa i dieci mesi di cammino di Nazareth dal Brasile a New York. Fotografie, testi e Havaianas consumate tracciano momenti in cui identità e confini si scontrano, offrendo una testimonianza diretta della migrazione come esperienza vissuta e come finzione costruita.
Quando fu invitato alla Biennale di Venezia del 2013, Nazareth creò un evento parallelo a Veneza, nello stato di Minas Gerais: una piccola città brasiliana che condivide il nome con la capitale marittima italiana. Per questa mostra, attiva nuovamente entrambi i siti in simultanea, creando un dialogo tra emisferi: la città galleggiante costruita sul commercio incontra la sua omonima senza sbocco sul mare nell’interno brasiliano. Due geografie, una pratica.
Occupando un edificio dove le merci venivano contate, tassate e registrate in registri meticolosi — Algebra chiede cosa quei sistemi contabili si rifiutassero di registrare. Nel divario tra misurazione e cancellazione, la mostra di Nazareth risolve per l’innominato, occupandosi di ciò che persiste oltre la documentazione, delle equazioni che i documenti ufficiali non riuscivano a contenere.