7 musei da vedere intorno al Lago Trasimeno 

Tra mammut, battaglie antiche, pesca, vetro e merletti, il lago Trasimeno svela un’Umbria silenziosa e inattesa. Itinerario culturale tra piccoli musei e paesaggi che raccontano storie lontane dalle rotte del turismo di massa

Allontanarsi dalle rotte del turismo per lasciarsi trasportare in un viaggio tra natura incontaminata, piccoli borghi e paesaggi mozzafiato. L’area intorno al Lago Trasimeno  è uno dei luoghi da cui partire per scoprire l’Umbria più autentica: scorci che sembrano dipinti da artisti del passato, piccoli paesi che invitano a una passeggiata tra i vicoli o ad un caffè in piazzetta, musei capaci di offrire esperienze suggestive e inaspettate. 

Una delle sale espositive del Museo della pesca. Photo Sara Mattaioli
Una delle sale espositive del Museo della pesca. Photo Sara Mattaioli

Museo della Pesca. Il lago come risorsa quotidiana – Magione 

Per capire come il lago, fin dal passato più remoto, abbia forgiato la cultura del posto e influito sulla vita degli abitanti, bisogna partire dalla visita al  Museo della Pesca  che sorge nel caratteristico borgo di San Feliciano, nel comune di Magione. Un percorso attraverso il tempo, che inizia un milione e settecentomila anni fa, quando in seguito a movimenti tettonici, si creò un abbassamento del livello del suolo in cui si raccolsero le acque. Il museo racconta la formazione del bacino lacustre e di come la pesca sia stata, dalla preistoria ai nostri giorni, un’attività che ha scandito la quotidianità di intere famiglie dei paesi lacustri. Nelle sale sono esposti gli strumenti creati per pescare fin dagli albori della civiltà, con pesi da rete in terracotta risalenti all’età del bronzo e al periodo etrusco romano fino alle attrezzature più recenti. Una visita da non perdere, se si desidera entrare nel vero cuore del lago Trasimeno. 

Museo Paleontologico Boldrini, scheletro di rinoceronte preistorico
Museo Paleontologico Boldrini, scheletro di rinoceronte preistorico

Museo Paleontologico Luigi Boldrini di Pietrafitta. Tra fossili e antiche presenze – Piegaro  

 Lasciando le sponde del lago e percorrendo una ventina di minuti d’auto tra strade poco trafficate, campi coltivati, boschi e ulivi, si arriva al  Museo Paleontologico Luigi Boldrini di Pietrafitta, nel comune di Piegaro. La struttura conserva una delle più importanti raccolte europee di fossili del Pleistocene inferiore, scoperti nel corso del Novecento nella vicina miniera di lignite. Un allestimento che guida il visitatore in un viaggio agli albori della storia, tra piante, molluschi d’acqua dolce, insetti e vertebrati, permettendo di ammirare da vicino lo scheletro del rinoceronte Stephanorhinus etruscus e i resti di cervi, uccelli (oltre duecento quelli identificati), bisonti, bertucce, castori, un ghepardo gigante e un orso. Una varietà di fauna che fa immaginare in quest’area un vero e proprio eden, un paradiso terrestre in cui vivevano animali di cui il tempo ci ha restituito le tracce. Superstar del museo sono i mammut, appartenenti alla specie Mammuthus meridionalis, dei quali è possibile osservare imponenti resti che colpiscono per le dimensioni e per lo straordinario stato di conservazione. 

Il Museo del Vetro di Piegaro
Il Museo del Vetro di Piegaro

Museo del Vetro. Una tradizione che attraversa i secoli – Piegaro 

A un quarto d’ora di strada merita una sosta Piegaro, piccolo borgo arroccato da cui godere di paesaggi di colline coperte di boschi e campi coltivati che si fondono con i colori del cielo. Tra stradine, scalinate e piazzette si raggiunge il  Museo del Vetro, che celebra la storica arte vetraria locale. A testimonianza del ruolo dei maestri vetrai nel passato, documenti storici che nel 1321 ne attestano la partecipazione alla realizzazione del Duomo di Orvieto. Una produzione forgiata da maestranze esperte, tramandata di generazione in generazione e che ha caratterizzato per secoli l’economia del territorio. A rievocare quell’arte oggi resta l’antica struttura, esempio di un’archeologia industriale che racconta il ciclo produttivo e le sue evoluzioni e che lascia intuire quanto questa attività sia ancora oggi segno distintivo del genius loci della comunità. 

Uno dei manufatti esposti al Museo del Tulle - Courtesy Ufficio Informazioni Turistiche di Panicale
Uno dei manufatti esposti al Museo del Tulle – Courtesy Ufficio Informazioni Turistiche di Panicale

Museo del Tulle. Il sapere femminile tramandato nel tempo – Panicale 

Proseguendo il viaggio per pochi chilometri si arriva a Panicale, splendida terrazza affacciata sul lago Trasimeno. Una tappa da non perdere è il  Museo del Tulle, che celebra la produzione del merletto. Un’arte fatta di manualità, tecnica, raffinatezza ed eleganza, ma anche di emancipazione, perché nel Novecento permise a molte donne del paese di avere un impiego al di fuori delle mura domestiche. Figura centrale nella nascita dell’Ars Panicalensis fu Anita Belleschi Grifoni. La sua opera la rese famosa nei salotti nobili e dell’alta borghesia, da cui arrivarono commissioni per veli da sposa, tovaglie e altri pezzi importanti. Il tulle divenne un manufatto pregiato, ambito e riconoscibile. La storia dell’Ars Panicalensis ha segnato profondamente la società locale, che ancora oggi celebra questa tradizione in un’esposizione capace di raccontarne l’evoluzione e il valore. 

Museo di Annibale, il plastico della battaglia
Museo di Annibale, il plastico della battaglia

Museo di Annibale. Ricordi di antiche battaglie – Tuoro sul Trasimeno 

A circa mezz’ora di strada da Panicale, si trova Tuoro sul Trasimeno, altro piccolo borgo affacciato sul lago. Qui, il 24 giugno del 217 a.C., una grande battaglia infiammò le placide acque lacustri e le tranquille coste. Il condottiero cartaginese Annibale, sceso dal nord Italia per procedere verso sud, con astuzia e strategia bellica colse di sorpresa le legioni romane in marcia, avvolte dalla nebbia delle prime ore del mattino. L’esercito romano soccombette rapidamente. Sulle rive del lago si consumò uno scontro sanguinoso, ricordato come una delle battaglie più importanti della seconda guerra punica. La sconfitta per Roma fu catastrofica: quindicimila soldati uccisi, diecimila uomini in fuga, a fronte di circa millecinquecento vittime cartaginesi. Oggi il  Museo di Annibale, che sorge nel centro del paese, consente di rivivere l’epico scontro attraverso contenuti audiovisivi, apparati didattici e plastici. I luoghi della battaglia sono inoltre visitabili attraverso un percorso composto da tredici tappe, attrezzate con pannelli informativi e un’app che fornisce approfondimenti e permette di immergersi dal vivo nella storia.   

Il percorso sulle mura della Rocca del Leone
Il percorso sulle mura della Rocca del Leone

Palazzo della Corgna e Rocca del Leone – Castiglione del Lago 

Il viaggio intorno al Trasimeno prosegue a Castiglione del Lago. Imponenti, al centro della cittadina, si ergono  Palazzo della Corgna, splendida dimora del 1500 le cui sale affrescate raccontano della potente famiglia, e la  Rocca del Leone  situata sul promontorio occidentale del lago, fatta edificare nel 1247 da Federico II di Svevia. Se si vuole fare un viaggio nel tempo, basta entrare nel camminamento che collega le due strutture, fatto edificare da Ascanio della Corgna per avere a disposizione un passaggio tra la sua dimora e la fortezza. Il percorso, di circa 150 metri, è uno stretto cunicolo con feritoie e aperture laterali che danno sul lago offrendo inaspettati panorami sul lago e le colline umbre. 

Veduta del Lago Trasimeno dall'Isola Polvese, Umbria, 2023. Photo © Emma Sedini
Veduta del Lago Trasimeno dall’Isola Polvese, Umbria, 2023. Photo © Emma Sedini

Un’Umbria da attraversare lentamente 

 Questo viaggio intorno al Lago Trasimeno restituisce l’immagine di un’Umbria che si svela lontano dalle rotte più battute, fatta di silenzi, memorie e scoperte inattese. Un territorio che invita a rallentare, ad ascoltare i luoghi e le storie che custodiscono, senza fretta. È un’Umbria che non chiede di essere consumata, ma attraversata con rispetto, lasciando che siano i paesaggi, i borghi e i musei meno conosciuti a raccontare, con discrezione, la loro straordinaria ricchezza. 

Simonetta Palmucci 

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