Una mostra su Renato Zangheri, il sindaco che rese Bologna Bologna 

Durante il suo doppio mandato, Bologna è riuscita ad affrontare i suoi anni più bui e a diventare un polo culturale nazionale e internazionale. Una mostra alla Salaborsa ricorda il “sindaco professore” Renato Zangheri

Nel centenario della nascita di Renato Zangheri, il Centro Studi e Ricerche Renato Zangheri, insieme alla Fondazione Duemila e all’Associazione Culturale Enrico Berlinguer dedicano una mostra al sindaco che ha reso Bologna famosa nel mondo. A misura d’uomo. Nella Bologna di Renato Zangheri è un richiamo a un modo di amministrare: significa mettere al centro i cittadini in un percorso di partecipazione democratica e di risposte concrete e innovative. Un racconto che si distacca dalle esposizioni agiografiche cui siamo abituati: non c’è una celebrazione dell’uomo ma di ciò che è stato in grado di fare nei suoi due mandati, dal 1970 al 1983. Per i bolognesi che lo hanno vissuto Renato Zangheri è epopea, ma per chi (come chi scrive) non ha potuto conoscerlo è un nome quasi mitologico, e in mostra si può capirne il perché.  

Renato Zangheri e Sandro Pertini
Renato Zangheri e Sandro Pertini

Chi era il sindaco Renato Zangheri  

Professore di Storia delle dottrine economiche all’Università di Bologna, nel 1959 viene nominato dal sindaco Dozza a capo di un assessorato che non esisteva neppure: quello per le istituzioni culturali cittadine che, fino a quel momento, erano state affidate alla sovrintendenza all’istruzione. Da sindaco Renato Zangheri riesce a traghettare Bologna nei suoi anni più difficili: prima con la strage dell’Italicus, poi con le tensioni seguite all’uccisione di Francesco Lorusso, fino alla strage del 2 agosto 1980, quando la bomba alla stazione ferroviaria causa 85 vittime e 200 feriti.  
Sotto la pragmatica guida di Zangheri Bologna anticipa il corso della storia: realizza un sistema sanitario integrato prima che arrivi quello nazionale, fa lo stesso con la scuola e con le istituzioni culturali. La città fa da apripista all’intero Paese, diventando celebre ovunque con il suo modello emiliano. Invece di arroccarsi, Bologna sceglie la via delle libertà civili, ponendosi all’avanguardia nella tutela delle donne e nel riconoscimento della comunità omosessuale – nel 1981 le assegna il Cassero, il primo circolo gay pubblico in Italia – e consolidando il proprio ruolo nello scacchiere dei rapporti internazionali. 

A misura d'uomo. Nella Bologna di Renato Zangheri, installation view, Salaborsa, Bologna, 2026
A misura d’uomo. Nella Bologna di Renato Zangheri, installation view, Salaborsa, Bologna, 2026

La mostra su Renato Zangheri a Bologna 

Curata da Walter Tega, Mauro Roda e Francesco Ceccarelli, attraverso video interviste, manifesti, immagini d’epoca e anche testi di Zangheri riprodotti dall’intelligenza artificiale con la sua voce, la mostra fa conoscere nel dettaglio una stagione politica irripetibile. Quando ci si addentra nel percorso si viene travolti da uno strano paradosso: la mostra racconta una Bologna in bianco e nero ma mostra una sconvolgente modernità, al pari di un’immagine HD contemporanea; se si riflette troppo addirittura si viene investiti dal dubbio che non siamo andati oltre, anzi forse siamo anche arretrati. 

A misura d'uomo. Nella Bologna di Renato Zangheri, installation view, Salaborsa, Bologna, 2026
A misura d’uomo. Nella Bologna di Renato Zangheri, installation view, Salaborsa, Bologna, 2026

Bologna negli anni di Renato Zangheri 

La sezione dedicata al Settantasette e alle politiche giovanili e culturali sembra utopia: i Clash in concerto in Piazza Maggiore (ai tempi ampiamente contestati dalla scena punk anarchica), la nascita del Dams, l’apertura della Galleria d’Arte Moderna (dove Alinovi, Barilli e Daolio trovano spazio per le loro Settimane della Performance, ospitando Marina Abramović e Ulay, Gina Pane, Hermann Nitsch, Luigi Ontani, Franco Vaccari e molti altri), gli albori della Cineteca, Carmelo Bene che recita Dante sulla Torre degli Asinelli…  
Renato Zangheri dialoga con storici dell’arte come Arcangeli e Gnudi, diventa amico di artisti come Pozzati e Guttuso (che gli regala I funerali di Togliatti), sceglie tra i suoi collaboratori personalità come Pier Luigi Cervellati e Eustachio Loperfido, restando sempre concreto e popolare.  
Pare che alle Feste dell’Unità il sindaco profesåur (così lo chiamavano) facesse ballare tutte le volontarie delle cucine, annullando in un attimo tutte le distanze. Finito il suo mandato andrà poi a Roma dove sarà capogruppo del Partito Comunista alla Camera, sempre contraddistinto dalla sua sobria eleganza, anche estetica, uno stile che appare molto lontano dai politici di oggi. 

Maria Letizia Tega 

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