La casa editrice Hoepli e i suoi 150 anni di storia (oggi in crisi e a rischio liquidazione)
Fondata a Milano da Ulrico Hoepli nel 1870, la storica casa editrice, pioniera nell’introdurre il genere del manuale in Italia, è diventata un punto di riferimento nel panorama culturale milanese, con la sua Libreria Internazionale. Ora tensioni, cassa integrazione e una possibile liquidazione
Alla fine del 1870, Ulrico Hoepli fondava a Milano la casa editrice Hoepli: arrivato in città dalla Svizzera, Hoepli aveva rilevato l’antica libreria Laengner in Galleria de Cristoforis, per farne il suo quartier generale. Nel ’71, il primo titolo pubblicato – un manuale sui Primi elementi della lingua francese – anticipava l’orientamento mantenuto in oltre un secolo e mezzo di storia, con specializzazione nell’area della manualistica, dell’editoria scolastica, universitaria e professionale, delle lingue e dei dizionari, dell’Italiano per stranieri (ma anche dell’informatica e dei codici giuridici).
La casa editrice Hoepli e il legame con Milano
Nel frattempo, già nel 1881, apriva le porte la Libreria Antiquaria Hoepli, poi spostata in via Berchet, bombardata durante la seconda guerra mondiale e riaperta nel 1945 in Corso Matteotti. Al ’58 risale, invece, l’inaugurazione della Libreria Internazionale al civico 5 di via Hoepli, nell’edificio di cinque piani progettato da Luigi Figini e Gino Pollini, che diventa nuovo quartier generale della casa editrice: la libreria è tuttora attiva, tra le più grandi d’Europa, e propone oltre 100mila titoli italiani e stranieri. Con Milano, del resto, Hoepli scelse di coltivare un legame speciale: nel 1921, per onorare i primi 50 anni di attività, l’editore donava alla città una biblioteca popolare, ospitata nel casino ex daziario di Porta Nuova; al ’30, invece, data la donazione del Planetario a lui intitolato. Alla sua morte, nel ’35, il testimone passò a suo nipote Carlo. Una storia, quella della casa editrice e del suo fondatore, celebrata ufficialmente nel 1997 da Milano con il conferimento dell’Ambrogino d’oro, a sancire il ruolo svolto nella crescita del panorama culturale cittadino.

La crisi di Hoepli. Ricavi in calo e tensioni tra i soci
Le ultime vicissitudini di Hoepli, però, rischiano di mettere termine bruscamente a questa storia. Oggi la società è divisa tra la sesta generazione Hoepli, che detiene la maggioranza delle quote, e i fratelli Nava (figli di Bianca Hoepli, con il 25%): tra i soci, da tempo, si alimentano tensioni sulla gestione dell’attività, negli anni fiaccata dalla crisi dell’editoria. Nell’ultimo bilancio aziendale si segnalano perdite per 1 milione di euro, con ricavi in diminuzione dell’8,5%, a fronte di 11,38 milioni di patrimonio netto. E così, all’inizio del 2026, gli 89 dipendenti della casa editrice hanno ricevuto un preavviso di cassa integrazione (formalizzato negli ultimi giorni, con durata iniziale di 13 settimane), mentre – fa sapere il Corriere della Sera – sarebbero in corso trattative con un fondo internazionale per la cessione dell’attività, in particolare del catalogo scolastico, che detiene una quota di mercato del 5%.
Hoepli verso la liquidazione?
Già in passato, Feltrinelli e Mondadori avevano tentato di acquistare Hoepli, senza però mai riuscire a raggiungere un accordo. Ora, per conoscere le sorti della storica casa editrice, sempre più indirizzata verso la liquidazione volontaria, bisognerà attendere il 25 febbraio, quando è prevista un’assemblea straordinaria degli azionisti. Intanto, il prossimo 18 febbraio si terrà l’incontro tra l’azienda e i sindacati, che chiederanno “massima chiarezza sulla reale situazione finanziaria e sulle intenzioni della proprietà”. Si cerca, inoltre, la sponda del Comune di Milano, “per evitare lo smembramento di un simbolo della nostra identità culturale. Non possiamo permettere che i conflitti tra soci o interessi legati alla plusvalenza dell’edificio di via Hoepli pregiudichino il futuro di cento famiglie e la sopravvivenza di un catalogo tecnico-scientifico unico in Italia”.
Livia Montagnoli
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