Come ha fatto il pittore di Putin a conquistare la copertina di una rivista d’arte italiana?
Negli ultimi nove mesi la testata italiana Exibart ha dedicato al pittore Nikas Safronov, noto per essere molto vicino al Cremlino e all'oligarchia russa, molti articoli e ben due copertine. Cosa succede?
Nel piccolo mondo italiano dell’editoria culturale periodica succedono sempre più cose bizzarre. Sarà la crisi strutturale di tutto il settore, sarà la difficoltà di operatori anche facoltosi nel ricavarsi un vero spazio di mercato, sarà che l’autorevolezza, i risultati reali e la fiducia dei lettori non si possono comprare.
Ultimamente ne vediamo di tutti i colori, più variopinti rispetto al passato: testate che vanno avanti a suon di articoli firmati da pseudonimi simulando parterre di collaboratori che ad una prima ricerca Google si rivelano inesistenti; piattaforme digitali che millantano dieci volte (dieci, non due o tre…) le reali visite scrivendo sui muri statistiche ingannevoli; catene di musei che comprano riviste d’arte senza alcuna cura del conflitto d’interessi che ne scaturisce e altre amenità che non sempre dimostrano rispetto verso i lettori.

Il pittore degli oligarchi putiniani finisce il copertina
Durante i giorni della recente rassegna Arte Fiera a Bologna però abbiamo avuto modo di assistere ad un siparietto che ha forse superato ogni limite. La faccenda riguarda la rivista Exibart e la copertina del suo ultimo numero cartaceo, il 131, sulla quale compare a tutta pagina un’opera di Nikas Safronov.
Lasciamo perdere il contenuto dell’opera (una bambina che cammina brandendo un vessillo di Stalin; un soldato che impugna un moschetto e anche un carro armato…), lasciamo perdere la qualità pittorica, lasciamo perdere anche il curriculum dell’artista. Ma al di là di tutto questo chi è Nikas Safronov? Indovinato: è proprio quel Nikas Safronov! L’artista di regime della Russia di Putin che dipinge personaggi famosi in tutto il mondo, ma soprattutto potenti e oligarchi che ruotano attorno al Cremlino e alle altre autocrazie post sovietiche come la Bielorussia. Ritrattista paraufficiale di corte che appronta anche i dipinti dedicati agli altri big del mondo che Putin regala nei suoi viaggi di stato (tipo quello su Donald Trump, diventato celebre nel 2025). “Nutro grande rispetto per Vladimir Putin. Fa cose che prima di lui nessuno avrebbe osato fare, tranne forse Gesù Cristo“. Questa è una delle tipiche dichiarazioni di Safronov sul dittatore di cui è sfegatato fan. In effetti è difficile dargli torto: nessuno ha osato fare cose come Putin…
Ma la stessa cosa vale anche per pubblicare in copertina un’opera di Safronov: nessuno aveva osato, prima di Exibart. È abbastanza nota la pressione del soft power putiniano (spesso molto convincente a livello economico) per intercedere in occidente presso organi d’informazione, istituti culturali, uomini politici e personalità influenti dei media. Una spinta che talvolta trova un congruo argine e talvolta no. Questa volta una rivista d’arte italiana ha aperto completamente i boccaporti offrendosi come vetrina. Inutile dire che la cosa non l’abbiamo notata solo noi: sui social di Exibart c’è stata un’ondata di commenti critici e negativi senza appello, in Instagram qualcosa rimane, su Facebook tutto è stato cancellato. Come vedremo sotto non è la prima volta che accade, ma se errare è umano perseverare lo è molto meno.
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L’intellighenzia di Putin che cerca sponde nelle riviste culturali europee
Come può essere capitata una cosa simile? In realtà sono mesi, se non anni, che Nikas Safronov cerca di trovare sponda nell’editoria culturale italiana per accreditarsi come pittore rilevante a dispetto della qualità dei suoi lavori. Lo fa con metodologie spicce: comprandosi visibilità e, quando può, non limitandosi agli spazi pubblicitari ma cercando proprio di comprare contenuti. Legittimo provarci (del resto parliamo dell’artista più ricco della Russia), ma legittimo – anzi doveroso – rispondergli con un bel no. Ne abbiamo avuto prova noi di Artribune la scorsa primavera quando lo staff del pittore ci ha insistentemente chiesto quotazioni per interviste, articoli, spazi di contenuto nel sito e copertine. Di certo i loro quattrini non ci facevano schifo, ma non a tutti costi, quindi abbiamo risposto che se volevano apparire su Artribune potevano comprare una pagina di pubblicità o se c’era una mostra potevano al massimo apparire nel nostro calendario, ma che non avremmo in alcun modo intervistato il pittore o dato spazio addirittura in un articolo. E infatti così andò: Safronov comprò delle inserzioni pubblicitarie e la cosa finì lì. Probabilmente è successo lo stesso ad altre testate del settore. Riguardando indietro abbiamo riscontrato invece che l’artista convinto che Putin sia come Gesù è stato intervistato eccome su Exibart nel 2025 e raccontato con una batteria di altri articoli concentrati nello stesso mese. La testata poi, in autunno, gli ha dedicato a coronamento di questa massiccia copertura una prima copertina con tanto di autoritratto “cubista” (sic!). In questo 2026 poi si è tracimato, addirittura con una seconda copertina. Questa volta tra l’altro su temi se vogliamo più propagandistici.
Due copertine al pittore russo nel giro di pochi mesi
Delle due l’una, quindi. O Exibart ha deciso autonomamente di dedicare ben due copertine nel giro di pochi mesi (e tantissimi articoli) a Nikas Safronov perché lo considera meritevole come artista al di là di ogni considerazione politica ed etica. E questo sarebbe un problema, specie per una testata che negli ultimi tempi si era spesa molto a fianco dei movimenti e dei temi sociali. Oppure Exibart è stata finanziata da Safronov per ospitare un suo quadro in copertina nel 2025 e ancora una volta nel 2026. E questo sarebbe un problema ancor più grande.
Quale che sia la verità poco cambia e poco importa: si tratta comunque di una anomalia posizionata sopra il livello di guardia, dunque da segnalare e su cui eventualmente riflettere. Anche a monito e a sollecitazione delle responsabilità degli altri attori del nostro settore imprenditoriale. E culturale.
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