Arti e scienze nei libri interattivi delle collezioni Sapienza
Arti e scienze nei libri interattivi delle collezioni Sapienza: una mostra al MLAC.
Comunicato stampa
L’ospite che ci accoglie in mostra davanti alla porta d’ingresso del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza di Roma (MLAC) è una figura collocata in una scena prospettica, tratta dal libro Ars perspectiva (1615) dell’olandese Samuel Marolois: si tratta della silhouette di un uomo che il lettore poteva sollevare dalla pagina insieme con altri lembi di carta, simili ad alette, in modo da far emergere una costruzione prospettica tridimensionale. Per la mostra, la figurina barbuta con in mano bastone, squadra e compasso, è stata ingrandita e replicata, così che la parete ospiti la riproduzione bidimensionale della pagina, mentre una piccola mensola sporgente sorregga la scena prospettica rappresentata. Un raddoppiamento allestitivo che introduce allo spirito della mostra Arti e scienze nei libri interattivi delle collezioni Sapienza, dedicata appunto ai libri “interattivi” o “animati” antichi e moderni, conservati nelle collezioni librarie dell’Ateneo romano e nella Biblioteca Universitaria Alessandrina.
L’espressione libri interattivi o animati comprende tipologie librarie e meccanismi cartotecnici di vario tipo, accomunati dalla caratteristica di travalicare i limiti della testualità in senso stretto e di attivare codici di fruizione differenti, che integrano lettura, visione, manipolazione. Tecnicamente si tratta di raffinati e complessi manufatti librari, creati con molteplici finalità di utilizzo (didattiche, mnemoniche, ludiche, divinatorie), che racchiudono al loro interno dispositivi mobili, meccanici o paratestuali, che richiedono e sollecitano l’interazione del lettore. L’interattività si manifesta con il movimento di uno o più elementi del supporto cartaceo, che conferisce al libro effetti visivi bidimensionali, tridimensionali, cinetici, di dissolvenza e altro.
Dispositivi di interazione con le pagine
I dispositivi più frequentemente usati sono i flap e le volvelle. I flap si presentano come alette o lembi di carta o pergamena, progettati per rivelare un’immagine o un testo, tenuti nascosti alla vista del lettore in prima battuta. Si tratta di una tecnologia che, tra Cinquecento e Ottocento e anche oltre, fu ampiamente impiegata nei testi di prospettiva come appunto il Marolois, di architettura (in mostra un esemplare de I dieci libri dell’Architettura di M. Vitruvio, tradotti da Daniele Barbaro e illustrati da Palladio) e soprattutto di anatomia, per mostrare la struttura interna e la disposizione stratificata di organi e apparati del corpo umano e animale.
Le volvelle sono costituite da uno o più dischi membranacei o di carta, sagomati e sovrapposti, e fissati alla pagina sottostante attraverso un perno (una stringa o un rivetto), che consente la libera e indipendente rotazione di ciascun disco intorno all’asse centrale. Il dispositivo fu ampiamente utilizzato in una molteplicità di applicazioni e usi (dalla crittografia alla retorica, dalla medicina all’astrologia), prestandosi molto bene ai calcoli calendariali e combinatori.
Talvolta il punto di fissaggio del perno o il nodo della stringa sono coperti da una piccola calotta, fissata con un punto di colla sulla pagina sottostante: uno dei numerosi espedienti costruttivi che mostrano la perizia e l’ingegno tipografico e allestitivo da cui questi testi provengono.
I libri esposti
La mostra presenta dunque una selezione di esemplari antichi e moderni di libri interattivi provenienti dalla Biblioteca Universitaria Alessandrina, che presta capolavori come il Kalendario di Regiomontano (1476), da segnalare anche poiché presenta quello che è considerato il primo frontespizio italiano; le opere di anatomia dello scienziato fiammingo Andrea Vesalio, che invita a ritagliare e rimontare le figure per ricostruire l’architettura del corpo; il già citato Marolois, proveniente – come altri testi in mostra – dalla Libraria dell’ultimo duca di Urbino Francesco II della Rovere che è al centro di uno studio interdisciplinare in corso (Immaginare i saperi); e ancora, il sorprendente manuale interattivo per l’esame di coscienza, noto come la Confession coupée (1639), che permetteva al penitente di ritagliare le strisce di carta col nome dei peccati commessi, per mostrarli al confessore.
Dalla Biblioteca di Scienze della Terra proviene il Mundus subterraneus di Athanasius Kircher (1665) e dalla Biblioteca di Matematica G. Castelnuovo il De homine figuris di Descartes (1662), con la rappresentazione di un cuore costruito da un sapiente assemblaggio di flap. I flap continuano ad essere usati nei testi di argomento anatomico fino al Novecento, in relazione alle scienze mediche e veterinarie: al 1901 risale un consistente trattato di Ezoognosia, in prestito dalla Biblioteca di Chimica e biochimica Gabriello Illuminati, esposto vicino alle tavole interattive dedicate al cavallo (dalla Biblioteca interdipartimentale Del Vecchio-Giacomello), alla carpa, alla chioccola, in prestito dalla Biblioteca di Biologia e biotecnologie Charles Darwin.
Anche nei testi di botanica, il dispositivo del flap consente di mostrare efficacemente l’evoluzione temporale delle piante dalla germinazione alla fioritura al frutto, come si vede nella tavole di Botanica per tutti (1923 c.), proveniente dalla Biblioteca di Biologia ambientale.
Altre tipologie di interazione
Flap e volvelle non esauriscono la gamma delle possibilità interattive, in cui possono annoverarsi i manuali di disegno ottocenteschi, i Landscape Drawing Books, che potevano presentare i così detti “trasparenti”, supporti di carta, tela o vetro resi permeabili alla luce con l’applicazione di speciali vernici su entrambe le facce: se illuminati dalla parte anteriore mostravano ad esempio effetti di luce diurna, se illuminati dal retro, in trasparenza, mostravano effetti diversi. A ricordare questa tradizione, che immette nella storia dei libri interattivi il campo della pratica artistica, è esposto a parete un trasparente ottocentesco di produzione inglese: Last Days of Pompeii, London (dalla collezione di Silvia Bordini).
Un’altra tipologia di libro animato è il carrousel book, o libro-giostra, che il lettore deve svolgere come una ruota per apprezzarne il contenuto: in mostra un esemplare contemporaneo (Libro/mare, 2025), opera dell’artista Anna Onesti. Esperta di tecniche di restauro e fabbricazione della carta artigianale, di tintura e decorazione di carte orientali e di metodi di piegatura e legatura, Onesti ha progettato il quaderno di sala, che coniuga la perizia nella fustellatura con l’effetto pop-up.
Questo termine ci porta alla conclusione del percorso espositivo, davanti ad esemplari attuali, che uniscono l’antica vocazione disciplinare del libro animato, sofisticate tecniche di paper engineering e competenze miste di narrazione e visualizzazione dei contenuti. Un’esplorazione scenografica delle dieci maggiori fobie, un’espansione tridimensionale delle illusioni di Escher, gli alzati di cinque capolavori architettonici del Novecento e l’omaggio che il paper engineer Robert Sabuda ha dedicato a Matthew Paris, precursore medioevale dei libri animati, nel volume celebrativo della Movable Book Society. Questo gruppo di libri proviene dalla collezione del curatore Gianfranco Crupi, docente di storia del libro, già direttore della Biblioteca Angelo Monteverdi della Sapienza, pioniere nell’esplorazione dei “movable books” a cui ha dedicato saggi e una mostra all’Istituto centrale per la Grafica (Roma 2019).
Dalla collezione dello studioso proviene anche un esempio di “libro metamorfico”, consistente in un foglio piegato perpendicolarmente in quattro parti e da un taglio orizzontale che divide la carta in due metà di uguale dimensione, sollevando ciascuna delle quali è possibile vedere l’immagine sottostante prima nascosta: si ottengono così molteplici combinazioni e trasformazioni dei personaggi rappresentati. Un dispositivo narrativo e visuale che ci riporta – in una catena di connessioni e intrecci – alla pratica combinatoria di Raymond Queneau (in mostra con Cent mille milliards de poèmes, 1961), all’origine ludica di alcuni dispositivi interattivi e alla grande fortuna editoriale dei libri interattivi per l’infanzia.
Molto prima che l’infrazione del formato bidimensionale del libro si diffondesse nei libri pop-up, e che l’interazione si collegasse a doppio filo con gli strumenti digitali, il libro a stampa aveva previsto che il lettore intervenisse manualmente sul supporto perché il contenuto passasse da potenziale a effettivo, da generale a personale, confermando che la mano – con le parole di Henri Focillon – è “strumento della creazione, ma prima di tutto organo della conoscenza” (Elogio della mano, 1943).
Materiali di approfondimento
In mostra sono presenti ingrandimenti di pagine e installazioni che simulano alcuni dei dispositivi presenti nei volumi.