Rinaldo Invernizzi
L’autore milanese presenterà il suo nuovo progetto artistico, un articolato ciclo di più di settanta acquarelli dedicati al Duomo di Milano.
Comunicato stampa
L’autore milanese presenterà il suo nuovo progetto artistico, un articolato ciclo di più di settanta acquarelli dedicati al Duomo di Milano: “delicati, visionari e poetici come gli acquarelli di Victor Hugo, sfaccettati, cangianti e chimerici come gli antichi vetri veneziani…”.
La corposa serie di opere su carta, che occuperà tutte le pareti della galleria, segna un punto di discontinuità all’interno di un percorso artistico che si è distinto per l’uso prevalente della pittura a olio. Per la prima volta infatti, l’autore completa un ciclo facendo uso dei pastelli colorati e degli acquarelli, relegando la pittura a olio ai margini. Invernizzi è solito organizzare il lavoro per cicli che ruotano intorno al medesimo soggetto e a cui l’artista si dedica “per dire quello che vuol dire, finché non hai più nulla da dire... Ovvero, per sviscerare un argomento eletto con motivazione profonda …” e per portarlo fino all’esaurimento.
Meritano di essere citati, per la profondità della ricerca e perché se ne coglie l’eredità negli acquerelli in mostra, il ciclo del 2023 dal titolo “La mia prima patria sono stati i libri” che coincide con l’esposizione alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. La mostra presentava "Vanitas con libri", tema, quello della vanitas, che ritorna nel titolo della presente raccolta. Del 2024 è invece la mostra “Omaggio alla Cappella Portinari. Rinaldo Invernizzi – Tra storia dell'arte e spiritualità” in cui l’artista, ispirandosi ai miracoli di San Pietro da Verona di Vincenzo Foppa, dipinge una serie di opere utilizzando colori terrosi e caldi presi a campione dagli affreschi del Foppa ma che per luminosità e cromie evocano situazioni coloristiche della tradizione spirituale orientale.
La mostra in galleria Rubin ci presenta la “Grande Madre di tutti noi milanesi: il Duomo” in una cornice del tutto speciale: la carta utilizzata è prevalentemente nera e gli elementi architettonici sono rappresentati in movimento, in una sorta di fluidità intrisa di percezioni e pensieri che appartengono all’elaborato profondo dell’artista. “Il Duomo diventa apparato simbolico di crisi e palingenesi, immagine di un mondo fragile ma ancora trasformabile. In queste opere permane qualcosa di ineffabile: una poesia delicata, intrisa di compassione e di speranza che sfiora l’invisibile”.
La mostra è accompagnata dal libro “Nebbia e Vanitas. Visioni del Duomo di Milano” pubblicato da Rizzoli Editore, volume con copertina rigida che raccoglie le opere della mostra e i tre saggi scritti da Mara Hofmann, Philippe Malgouyres e Martina Mazzotta.