Il Barocco come teatro del mondo. A Forlì la super mostra sulla nascita della modernità
Da Caravaggio a Bernini, da Zurbaràn a Rubens, fino a dialoghi inattesi con il Novecento attraverso le opere di Bacon, Fontana e Boccioni. Il Barocco in tutto il suo splendore è in mostra al Museo Civico San Domenico di Forlì
Inquieto, irregolare, febbrile. Il Barocco non è soltanto uno stile, piuttosto una visione del mondo. Un modo nuovo di abitare lo spazio, di concepire l’arte e, più in profondità, di percepire sé stessi. È da questa consapevolezza che prende avvio BAROCCO. Il Gran Teatro delle Idee, la grande esposizione organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì al Museo Civico San Domenico. Fenomeno culturale che attraversa l’intero Seicento, il Barocco segna una soglia decisiva nella storia occidentale: è qui che si affermano la scienza moderna, il primato della coscienza, una nuova relazione tra individuo e realtà. Un’epoca di trasformazioni profonde, attraversata da tensioni spirituali e politiche, da una vitalità creativa che investe pittura, scultura, architettura, urbanistica, teatro e letteratura. Un’epoca in cui trionfano le “cose”, gli oggetti, la materia, elevati a strumenti di rappresentazione e di potere. Curata da Cristina Acidini, Daniele Benati, Enrico Colle e Fernando Mazzocca, con la direzione di Gianfranco Brunelli, la mostra nasce da un lungo e articolato percorso di studi e si propone di restituire una visione complessiva della cultura barocca. Al centro, il ruolo di Roma come fulcro del nuovo linguaggio, il sistema delle corti europee, le committenze e le strategie di autorappresentazione che ne hanno favorito la diffusione.

La mostra sul Barocco a Forlì
Il percorso espositivo si apre con uno sguardo alle radici, passando dal confronto con la drammaticità dell’età ellenistica e con le sperimentazioni spaziali del tardo manierismo, fino alla svolta impressa dal realismo radicale di Caravaggio, capace di riportare lo sguardo a una dimensione intima e terrena. Dalla Capitale la narrazione si estende progressivamente all’Europa, seguendo la circolazione delle forme e il mutare del contesto politico internazionale. A restituire questo fervore sono oltre duecento capolavori provenienti da importanti istituzioni internazionali — dall’Albertina di Vienna al Museo del Prado, dai Musei Vaticani agli Uffizi, fino a Capodimonte e Palazzo Barberini — con opere di Bernini, Borromini, Pietro da Cortona, Artemisia e Orazio Gentileschi, Guercino, Guido Reni, Rubens, Van Dyck, Poussin, Zurbarán, Andrea Pozzo e molti altri. Dieci sezioni scandiscono un percorso che dal fascino dell’antico conduce fino alle risonanze contemporanee.

Il Barocco e la poetica della luce
Uno degli elementi chiave del nuovo linguaggio barocco, come sottolinea l’approfondimento di Francesco Petrucci, è il ruolo centrale della luce. Non semplice fattore naturale, ma vero e proprio strumento espressivo e significante, carico di valori simbolici e spirituali. La sua fenomenologia, che trova una svolta decisiva nella pittura di Caravaggio, si inserisce nella tradizione controriformistica della “teologia della luce”, radicata nel misticismo cristiano. Ma nel Barocco la luce diventa anche materia plastica: modella le forme, organizza lo spazio, guida lo sguardo, alternando abbagliamenti e zone d’ombra, chiaroscuri morbidi e tenebre profonde.
In architettura, l’abbandono della geometria rigorosa rinascimentale a favore di forme organiche — ovati, curve, piante mistilinee — consente una modulazione sapiente dell’incidenza luminosa, privilegiando la continuità, la vibrazione, la gradualità dei passaggi. Anche il colore muta in relazione alla luce, esaltando policromie materiche che dialogano con il bianco dello stucco e del travertino, tanto caro a Bernini, Borromini e Pietro da Cortona. Non a caso Paolo Portoghesi ha individuato proprio nella relazione tra forma, luce e materia una delle premesse dell’architettura contemporanea.

La riscoperta novecentesca del Barocco
La mostra si spinge infine oltre i confini cronologici del Seicento, indagando la riscoperta novecentesca del Barocco, da Vienna a Dresda fino all’Italia degli Anni Trenta, e il suo influsso sulla rivoluzione artistica del primo Novecento. Le opere di Lovis Corinth, Francis Bacon, Boldini, de Chirico, Fontana, Melotti, Ducrot e Boccioni rivelano un dialogo inatteso ma profondo tra epoche lontane, unite da una comune inquietudine formale ed esistenziale.
Le parole del direttore Gianfranco Brunelli
“Il Barocco è l’unica fase della civiltà rinascimentale in cui i conflitti che si agitano non vengono superati rimuovendoli, come nel classicismo, ma prendendone coscienza e trasformandoli in una energia emozionale soggettiva, come sottolinea Panofsky. Inizia la modernità. Viaggiano gli artisti, viaggiano le opere e con loro le contaminazioni stilistiche, le idee”, spiega Gianfranco Brunelli, direttore delle mostre organizzate al Museo Civico San Domenico a Forlì. “Il fenomeno fu globale. Le idee elaborate e sperimentate in provincia, fossero esse le scuole artistiche della penisola o le esperienze europee, trovarono a Roma – nel confronto con l’antichità classico-ellenistica e col lungo Rinascimento – il loro orizzonte rappresentativo. Roma è il grande cantiere della storia che offre nel confronto delle idee le occasioni professionali per l’affermazione degli artisti e genera lo sviluppo delle arti”.
Valentina Muzi
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati