L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Strategie per il rilancio del turismo come destinazione culturale

Il 2026 è un anno importante per L’Aquila che alla programmazione da Capitale della Cultura ha lavorato per anni, con l’obiettivo di consolidare le alleanze territoriali e raccogliere benefici duraturi dalla valorizzazione delle imprese culturali e creative. I primi risultati fanno ben sperare

In Italia, lo strumento “Capitale della Cultura” è relativamente giovane, nato nel 2014 da un’idea dell’allora Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. A dieci anni di distanza, nel 2024, il rapporto annuale di Federculture evidenziava il ritorno immediato dell’iniziativa in termini di incremento turistico, con una crescita media di visitatori nelle città designate pari al 12% nell’anno del titolo, e un impatto positivo perdurante – seppur attestato su valori minori – anche negli anni successivi.  

Opportunità e sfide dello strumento “Capitale della Cultura” 

Indubbiamente un’opportunità per valorizzare città e territori fuori dalle rotte più frequentate, con l’incentivo (anche economico) a riqualificare spazi e a supportare imprese culturali e creative, a consolidare infrastrutture e servizi. Ma anche una sfida a mettersi in gioco, accantonando le lotte di campanile e facendo rete, superando le lungaggini burocratiche, sollecitando le comunità interessate a percepire il valore civico e culturale dell’iniziativa, ancor prima che le auspicate ricadute economiche e sociali (queste dipendenti dall’attivazione degli altri punti). Pena – e situazioni simili si sono verificate – l’incapacità di trasformare l’effetto booster dell’anno trascorso sotto i riflettori in duraturi benefici, turistici e non.  

L'Aquila
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L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Le premesse 

Una macchina complessa da ideare e gestire, insomma. Tanto più a fronte di aspettative elevate come nel caso dell’Aquila, entrata nel suo anno da Capitale della Cultura alla metà di gennaio scorso, dopo un lungo processo di avvicinamento. Sulla rinascita – dopo il terribile sisma del 2009 – ora in città non si vuole porre troppo l’accento. Il percorso di ricostruzione è stato lungo, doloroso, fin troppo farraginoso, contraddistinto da momenti di stallo e di crisi. Ma si è lavorato molto per ricucire, e adesso è il momento della consapevolezza nei propri punti di forza. “Il percorso è iniziato nel 2019, quando in occasione del decennale del terremoto i riflettori sull’Aquila si sono riaccesi in maniera evidente. È allora che abbiamo iniziato seriamente a chiederci dove volessimo portare la città” ricorda il Sindaco Pierluigi BiondiAbbiamo quindi redatto un documento molto stringato, la Carta dell’Aquila, con un piano strategico che delineasse i punti su cui investire: la cultura, il turismo, la formazione, l’innovazione. Ciò che è venuto dopo è stato il proposito di non lasciare sulla carta queste intenzioni”. Una prima candidatura a Capitale della Cultura – nell’anno che vide imporsi Procida – non andò a buon fine: “Forse non eravamo ancora pronti, impegnati a ricucire le ferite. Il secondo dossier, invece, l’abbiamo impostato sulla consapevolezza di ciò che siamo e su un ragionamento di carattere politico, nel senso più elevato del termine. Il tema del contrasto allo spopolamento delle aree interne doveva essere al centro del nostro programma, per promuovere un modello di valorizzazione delle città medie e di coesione territoriale. L’Aquila come città-territorio, com’è effettivamente stato, con il coinvolgimento di circa 60 Comuni del cratere sismico in tre diverse province”. 

Il modello culturale dell’Aquila città-territorio  

Arrivati i fondi per il recupero di alcuni luoghi simbolo della città, dalla chiesa-teatro di San Filippo al Cinema Massimo, a Palazzo Spaventa, ci si è concentrati sulle politiche immateriali, coinvolgendo istituzioni culturali private e pubbliche, sollecitando la partecipazione di molti soggetti diversi: “C’è stata una risposta enorme. L’obiettivo è restituire ai diversi attori consapevolezza della propria forza, riconnettere il territorio provando a restituire dignità ai Comuni colpiti duramente. Indirizzando però gli sforzi in modo sensato: non tante piccole sagre, ma investimenti sulle infrastrutture e iniziative durature. Il tema delle imprese culturali e creative, che dovranno consolidarsi stabilmente in dialogo con il tessuto locale, è centrale affinché dal primo gennaio 2027 non si arresti tutto bruscamente. Dall’Aquila deve nascere un modello”. Lo conferma l’Assessore al Turismo Ersilia Lancia: “Negli ultimi anni abbiamo lavorato per far sì che il turismo non fosse un “effetto collaterale” degli eventi, ma una politica pubblica strutturale. Abbiamo trasformato il concetto di ricostruzione fisica in rigenerazione culturale: il progetto ‘Un territorio, mille capitali’ è questo: passare da meta del “turismo della memoria” a destinazione di turismo culturale contemporaneo, dove il patrimonio storico dialoga con l’innovazione e lo spettacolo dal vivo”.

L’Aquila apre i suoi palazzi. Nuovi percorsi dedicati al turismo culturale 

Di inno all’umanesimo ha parlato il Presidente Mattarella nel discorso inaugurale della rassegna, che al motto di “un territorio, mille capitali” produrrà oltre 300 eventi in 300 giorni. Molti di questi sono orientati a portare un cambio di prospettiva nelle strategie sul rilancio dell’Aquila come destinazione turistica culturale. È il caso di Palazzi Aperti, che una domenica al mese per tutto il 2026 proporrà l’apertura straordinaria al pubblico di edifici storici, palazzi nobiliari, oratori, cortili e spazi monumentali della città dell’Aquila e del territorio, normalmente non accessibili o poco conosciuti. L’iniziativa si deve alla collaborazione tra l’Associazione Dimore Storiche Italiane e l’Associazione Angelo de Nardis di Prata, presieduta da Carlo Ferdinando De Nardis. Per L’Aquila, riaprire i suoi palazzi è innanzitutto un gesto importante di restituzione alla comunità della sua storia” spiega De Nardis “Come proprietari, sentiamo di aver ricevuto molto dal settore pubblico e vogliamo restituire. L’iniziativa parte dal dialogo forte con ADSI che riunisce proprietari privati disponibili a collaborare con le istituzioni; su impulso dell’Associazione che dirigo è nata l’idea di replicare la formula già collaudata in ambito nazionale delle Dimore aperte una volta al mese, coinvolgendo anche i proprietari non soci, dialogando con i musei e con le società immobiliari che possiedono palazzi importanti in città. Tutti hanno voglia di contribuire. Penso per esempio alle suore dell’Istituto Micarelli, che ha sede nel rinascimentale Palazzo Alfieri: anche loro hanno aderito, proponendo visite guidate straordinarie”. La risposta del pubblico non si è fatta attendere. Il primo appuntamento, lo scorso 25 gennaio, ha attirato molti visitatori in arrivo da fuori città, circa il 15% del totale: “Non eravamo preparati a questo riscontro, c’è stata grande curiosità e abbiamo scontato qualche criticità. Ma perfezioneremo l’organizzazione per le prossime date”.  

La scommessa sul turismo dell’Aquila. Punti di forza e criticità 

Poi, l’idea di Palazzi Aperti potrebbe diventare un circuito permanente nell’ambito dell’offerta culturale dell’Aquila: “Dipenderà molto dagli operatori turistici, la domanda sembra esserci. E molti spazi storici, come la Sala Baiocco, inaugurata alla fine dell’Ottocento all’interno dell’Albergo Italia, espressione raffinata del Liberty, stanno riaprendo in modo stabile”. Dopo la riqualificazione dell’edificio, la Sala – inclusa nel circuito Palazzi Aperti nei prossimi mesi – tornerà probabilmente a ospitare un ristorante (sotto la proprietà dell’azienda vinicola Pietranatonj di Vittorito), evocando le atmosfere della Belle Epoque. 
Il limite più evidente, per chi organizza eventi del genere in città, resta “lo scarso numero di posti letto. Dobbiamo strutturare una strategia alberghiera più solida. Anche se possiamo già contare su una rete di ospitalità diffusa di grande fascino, molto spesso nata all’interno di palazzi storici, e in forte ascesa. Un punto di forza per L’Aquila, che è una città d’arte che parla una lingua accogliente. È percorribile a piedi, vanta una posizione geografica privilegiata, offre moltissima natura accanto a un patrimonio culturale capillare sul territorio. Abbiamo già molti turisti del Nord Europa che ci scelgono per questo. E confidiamo che l’anno da Capitale della Cultura serva anche ad attirare investimenti imprenditoriali nel settore del turismo e dell’ospitalità”. I dati a supporto li fornisce l’Assessore Lancia: “Oggi vediamo un pubblico più vario rispetto al passato: city break culturali, turismo di prossimità, appassionati di natura e montagna, viaggiatori interessati a eventi e festival. Cresce anche l’attenzione verso percorsi esperienziali legati a cammini, borghi e paesaggi del cratere. La componente internazionale è in aumento, (+34% su base regionale con picchi importanti in città). Il nostro visitatore è un turista consapevole, colto, che cerca l’autenticità. L’ultimo report registra un +18% di arrivi e una crescita delle presenze estive che ha sfiorato il +111%. Dal 2018 al 2024 gli arrivi sono aumentati del 66% e le presenze del 104%. Il segnale è netto, la cultura è il nostro vero volano economico; dal 2017 abbiamo investito quasi 50 milioni di euro in questo settore. Per i prossimi mesi ci aspettiamo un consolidamento di questo trend”.

Il valore dalle rete museale dell’Aquila. Crescono i numeri di MuNDA e MAXXI 

Di sicuro, anche i principali musei cittadini stanno già riscontrando un cambio di passo. Alla fine di dicembre scorso, il Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA) è tornato a casa, dopo un lungo lavoro di ristrutturazione e riallestimento di parte del Forte Spagnolo cinquecentesco, simbolo della città. Al momento solo una delle quatto ali del castello ha riaperto al pubblico, accogliendo parte delle collezioni, per il periodo compreso tra il IX e il XVI secolo. Ma con un allestimento moderno e improntato all’accessibilità. Anche qui, i numeri sono incoraggianti: “Il primo bilancio è decisamente favorevole e pienamente coincidente con le nostre aspettative” spiega la direttrice Federica ZalabraDal 20 dicembre al 29 gennaio più di 8mila persone hanno fruito e apprezzato il nuovo allestimento espositivo del Museo Nazionale d’Abruzzo e i siti del Parco archeologico di Amiternum. Il profilo dei visitatori è stato piuttosto eterogeneo, con provenienza dal territorio nazionale ed estero e con appartenenza a tutte le fasce d’età, rilevando però una prevalenza di persone di età compresa dai 25 ai 40 anni. Siamo felici e orgogliosi di tanti visitatori in questi primi 40 giorni di apertura. Ciò sottolinea la centralità del Museo Nazionale d’Abruzzo nel panorama culturale cittadino. E abbiamo anche numerosi eventi in calendario, che riveleremo quanto prima”.
Stesso impegno e analoghe considerazioni arrivano dal MAXXI, che alla ripartenza della città ha contribuito inaugurando nel 2021 un nuovo polo dedicato all’arte contemporanea, nel restaurato Palazzo Ardinghelli. All’inizio di dicembre, il museo ha inaugurato la mostra Andrea Pazienza. La matematica del segno, progetto che ripercorre attraverso più di 300 opere la parabola artistica di uno dei protagonisti più visionari del fumetto e della cultura contemporanea italiana. Allestita fino al prossimo 6 aprile, per poi arrivare a Roma, nel primo mese di apertura la mostra ha fatto registrare oltre 4mila visitatori: “È un dato che ci riempie di orgoglio e soddisfazione” sottolinea Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI “Il 2026 sarà un anno speciale per il MAXXI L’Aquila, tra i principali protagonisti di questa nuova stagione del capoluogo abruzzese e quest’anno più che mai ponte fra eccellenze locali e panorama artistico nazionale e internazionale, e volano di crescita per un intero ecosistema culturale e creativo. Siamo pronti ad accogliere un pubblico diversificato, che siamo certi arriverà numeroso da tutta Italia e dal mondo”. Insieme al Comune, il MAXXI ha lavorato a un programma di alto profilo: “Negli spazi di Palazzo Ardinghelli e in luoghi diffusi della città si alterneranno nomi del calibro di Ai Weiwei, Marinella Senatore, Maurizio Cattelan – che con Marta Papini curerà l’esposizione omaggio a Fabio Mauri. E ancora, avremo una importante mostra di ricerca sull’architettura in Abruzzo e tantissimi appuntamenti in cui il pubblico potrà incontrare artisti, architetti, creativi e intellettuali del nostro tempo“. 

Saper fare e far sapere 

Dunque, interpretando le buone premesse, ritorna il tema della sfida: quali strategie per consolidare il ruolo dell’Aquila come destinazione culturale di primo piano in Italia? “Stiamo procedendo con il rafforzamento degli infopoint, apriremo il Museo della Perdonanza, abbiamo sviluppato un progetto sugli Ambasciatori della cultura e corsi di cultura dell’accoglienza, aperti alla partecipazione di operatori commerciali, singoli cittadini, giornalisti” racconta il Sindaco “E stiamo ragionando anche sulla realizzazione di opere d’arte che restino in città. Dobbiamo lasciare un segno tangibile, e al contempo migliorare la comunicazione della città dell’Aquila come destinazione culturale”. In parallelo si affronta il tema dei servizi, a partire dalla necessità di rafforzare un sistema ricettivo in ripresa, che ha però inevitabilmente scontato la lunga fase di ricostruzione: “A dicembre ha aperto un nuovo albergo, ne stanno riaprendo altri due; intanto sono nati molti b&b, che erano un elemento sconosciuto in città. Ci stiamo attrezzando per fornire un’ospitalità turistica di livello”. Non ultimo, c’è il nodo della comunicazione: “Dobbiamo essere capaci di raccontare un’Aquila diversa: non siamo più una città ferita, abbiamo ricucito ciò che dovevamo, siamo un polo universitario con 10mila studenti fuori sede, le attività commerciali hanno riaperto in centro, stiamo attirando investimenti di gruppi internazionali che porteranno lavoro. In questo processo contano in egual misura il saper fare e il far sapere”.

Livia Montagnoli 

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