Berlinde De Bruyckere. Strati di pelle e coreografie della violenza nella sua mostra a Trissino
Proseguono con una mostra della famosa artista belga Berlinde De Bruyckere le attività di RARE nella Filanda di Trissino, in provincia di Vicenza. Un nuovo progetto sempre all’insegna della produzione situata, collaborando con importanti realtà locali
La prima immagine che mi si presenta agli occhi una volta entrato in Filanda a Trissino (sede del progetto RARE – Research Art Regeneration and Ecology, oltre che dello studio di Arcangelo Sassolino – è una classe di liceo (la 4° G del Liceo Artistico De Fabris di Nove, per la precisione) impegnata in una sessione di ritratto dal vero. Della modella, immobile al centro della stanza, sono visibili solo le gambe nude, dalle ginocchia in giù. Tutto il resto del corpo è ricoperto da lembi di pelle animale conciata, di diverse tonalità di grigio e marrone. Sembra arrivata da Venezia come me, anche se da un tempo diverso, quello della mostra di Berlinde De Bruyckere (Gand, 1964) nella Basilica di San Giorgio Maggiore (2024). L’artista belga aveva disposto i suoi “arcangeli” (così definisce tali figure velate) nelle tre navate della basilica. Il riferimento non è certo casuale, perché quella con il liceo artistico di Nove è solo una delle diverse attività che RARE ha organizzato in occasione della mostra di Berlinde De Bruyckere ospitata negli ambienti superiori della Filanda. Raccontarla a partire dalle sue attivazioni non è una scelta derivata meramente dalla mia esperienza di visita: è un tributo necessario a un lavoro che non inizia e non finisce con l’opera, ma continua a vivere grazie alle sue intersezioni con i pubblici più diversi, che siano propriamente artistici o meno. Uscire dalla sua stessa bolla, dopotutto, è uno dei più ardui compiti dell’arte contemporanea.

RARE e Rino Mastrotto: una collaborazione virtuosa
Ed è proprio dall’esterno della bolla che arriva la possibilità di portare nel cuore della periferia industriale di Vicenza un’artista del calibro di Berlinde De Bruyckere. Oltre a Galleria Continua (che rappresenta l’artista belga), a sostenere la mostra è stato uno dei principali gruppi conciari al mondo: Rino Mastrotto, il cui quartier generale si trova a pochi minuti da Filanda. “La collaborazione con le aziende del territorio è vitale per RARE”, mi spiega David Melis, che insieme a Jacopo Ferma e Cristiano Focacci Menchini guida il progetto. “È un occasione per noi di apprendere know-how intergenerazionali, e per le aziende di vedere valorizzato il loro lavoro in modi che non avrebbero mai immaginato, ovvero attraverso l’arte contemporanea”. La collaborazione con Rino Mastrotto, pioniere di una rivoluzione green del settore della conceria attraverso macchinari brevettati che riducono lo spreco d’acqua di circa il 90%, appare chiara se accostata al lavoro di Berlinde De Bruyckere, che sul riutilizzo della pelle animale ha costruito una pratica artistica lunga decenni e sempre profondamente attuale.

La mostra di Berlinde De Bruyckere a Trissino
Queste premesse rendono ancora più puntuale la scelta dell’unica scultura in mostra: Nijvel I è un cubo fatto di strati di pelle trattata. La riflessione sulla pelle supera qui la sua appartenenza animale, si mostra nella sua qualità di membrana, di confine, di traccia: l’impressione è quasi quella di osservare una sezione di tempo e di vite, come quando contiamo gli anelli di un tronco tagliato. Ma in Nijvel, il prima e il dopo prendono la forma non concentrica, ma stratificata: un susseguirsi di esistenze condensate in un’opera che – seppur solitaria e profondamente intima, o forse proprio per questo – riesce a manifestare la sua profondità. L’opera è accompagnata, a parete, da un video realizzato da Mirjam Devriendt, fotografa che da sempre segue da vicino il lavoro di De Bruyckere, in cui assistiamo – senza filtri – al processo di produzione della pelle.

Il film “Why we fight” alla Filanda
La mostra si chiude con un pugno nello stomaco. All’interno dei suoi spazi, infatti, Filanda ha allestito un piccolo cinema che, per l’occasione, propone un film raramente proiettato in Italia. Prendendo le mosse da una scenografia realizzata dall’artista belga per lo spettacolo di danza Nicht Schlafen di Alain Platel, Why we fight – con la regia di Mirjam Devriendt e lo stesso Alain Platel – è una coreografia della violenza, di quella che chiamiamo “animalità” e che invece è profonda umanità, nella sua accezione più complessa e meno ipocrita. Il tutto sulle splendide note di Gustav Mahler, intersecando riprese dello spettacolo e filmati d’archivio, in una continua sovrapposizione tra scena e realtà. Uno scontro – di genere, di etnia, di classe – che si fa materia prima di una composizione crescentemente gravosa, e davvero difficile da dimenticare.
Alberto Villa
Trissino // fino al 21 dicembre 2025
Berlinde De Bruyckere
FILANDA
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