Nicola Sansone – Come eravamo

Informazioni Evento

Luogo
UTOPIA APS
Via del Duomo, 2, 02100 Rieti, RI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Mer–Sab, 17:30–19:30 (sabato fino alle 20:00)

Vernissage
13/12/2025

ore 18

Artisti
Nicola Sansone
Generi
fotografia, personale

In questo percorso fotografico, Nicola Sansone, uno dei maggiori esponenti della fotografia neorealista del secondo dopoguerra, ci restituisce uno sguardo autentico sull’Italia tra gli anni ’50 e ’60, un paese che si rialza e cambia.

Comunicato stampa

In questo percorso fotografico, Nicola Sansone, uno dei maggiori esponenti della fotografia
neorealista del secondo dopoguerra, ci restituisce uno sguardo autentico sull’Italia tra gli anni ’50 e
’60, un paese che si rialza e cambia. Attraverso scene di vita quotidiana, momenti di lavoro e di
svago, riti religiosi, le immagini raccontano un’Italia fatta di volti, gesti semplici e trasformazioni
profonde. Dietro l’obiettivo della sua Leica, Sansone documenta senza artifici ciò che vede:
l’umanità presa nei piccoli eventi che fanno la storia di un tempo, non solo un viaggio nella
memoria ma anche un invito a osservare il passato per comprendere meglio il presente.
In occasione della mostra di Rieti, il percorso espositivo si arricchisce di molti scatti inediti
provenienti dall’archivio familiare e non presenti nelle precedenti esposizioni di Brescia e Roma,
sottolineando il carattere unico e irripetibile di questa nuova presentazione dell’opera di Sansone e
permettendo di approfondirne ulteriormente la ricerca visiva e umana.

Testo critico
Il lavoro di Nicola Sansone ci accoglie con la delicatezza di uno sguardo che non vuole imporre, ma
rivelare. Le sue fotografie non gridano: sussurrano storie, in esse non c’è ricerca dell’effetto, ma il
desiderio profondo di comprendere l’essere umano nella sua quotidianità, nei suoi silenzi, nelle
sue piccole ritualità.
Sansone percorre l’Italia degli anni ’50 e ’60 come un testimone rispettoso, capace di fermarsi
davanti a ciò che spesso passa inosservato: un gesto, un volto, un’attesa, e in questa attenzione ai
dettagli minimi risiede la forza del suo linguaggio. Le sue fotografie non costruiscono un racconto
nostalgico, ma restituiscono la densità di un’epoca che, pur lontana, continua a interrogare il
presente Proprio nella sua capacità di unire rigore documentario e sensibilità poetica Sansone si distingue
tra i fotografi del secondo dopoguerra. Le sue immagini, nitide e sincere, non illustrano soltanto
una realtà: la attraversano. Ci invitano a riconoscere la dignità di ogni esperienza umana e a
riflettere sulle trasformazioni che hanno segnato il nostro Paese.
L’Italia degli anni ’50 e ’60, raccontata da Sansone, è un Paese sospeso tra arcaicità e modernità. Le
sue fotografie restituiscono l’essenza dei territori del Sud e delle loro comunità: volti segnati dal
lavoro, donne vestite di nero secondo antichi rituali, bambini nei vicoli, gesti quotidiani che parlano
di resilienza.
Allo stesso tempo emerge la trasformazione: le prime forme di consumismo, la moda, i nuovi
desideri che arrivano dall’America, una società in bilico tra radici profonde e slanci verso il futuro.
La sua è una fotografia antropologica e partecipata: Sansone guarda l’essere umano con rispetto,
attenzione e profondità etica. Iconica, in questo senso, l’immagine della donna abbracciata a un
uomo su una Vespa, colti su un pontile quasi deserto. Una scena semplice e potente, simbolo di
un’Italia che sogna e cambia.
"Come eravamo" diventa così un ponte tra memoria e contemporaneità, un percorso che non si
limita a mostrarci chi eravamo, ma suggerisce e allude a chi siamo diventati.

L’autore:
Nicola Sansone nasce nel 1921 a Napoli da una famiglia di nobili origini proveniente dalla Puglia.
Dal padre Gaetano, giornalista e direttore a Napoli del quotidiano cattolico "La libertà", e dal
fratello maggiore Nino, fondatore e direttore a Bari de "La voce del mezzogiorno", eredita la
sensibilità per l’osservazione del reale e l'interesse per il racconto sociale che lo porterà a
percorrere le vie del fotogiornalismo seguito dall’altro fratello, Antonio.
Durante la seconda guerra mondiale Nicola viene deportato nei campi di lavoro in Germania. Alla
fine del conflitto decide di dedicarsi completamente alla fotografia: acquista la sua prima Leica,
utilizza parte dell’eredità familiare per finanziare i propri viaggi e inizia a realizzare reportage in
diverse parti del mondo.
Nei primi anni ’50 si trasferisce a Roma, dove stringe un legame profondo con Caio Mario
Garrubba, uno dei maggiori fotogiornalisti italiani dell’epoca. Nel 1952 Sansone, insieme a Franco
Pinna, Caio Mario Garrubba e Plinio De Martiis, fonda la Fotografi Associati, cooperativa con
l’obiettivo di tutelare i soci dalle incertezze della vita del freelance e di rompere col mondo delle
agenzie prendendo a modello la celeberrima Magnum di Capa e Cartier-Bresson. La Cooperativa
Fotografi Associati diventa una delle prime realtà italiane a proporre un fotogiornalismo
indipendente, impegnato e attento alla dimensione sociale. Chiusa nel 1954, l’esperienza conduce
alla nascita di Realphoto nel 1957, destinata a diventare punto di riferimento per il fotogiornalismo
italiano.

Da questo gruppo nasce quella che sarà definita la “scuola romana”, contraltare a quella milanese
del Bar Jamaica di Ugo Mulas, Mario Dondero e Uliano Lucas. Il gruppo della Realphoto - a cui si
aggregherà il fratello di Nicola, Antonio - è un insieme di fotografi che utilizza l'immagine come
strumento di denuncia, libertà e partecipazione. Come scrive Uliano Lucas, si tratta di un
giornalismo che «scopre il linguaggio delle immagini come strumento di rottura e indipendenza».
Sansone fotografa con una libertà assoluta, rispondendo prima di tutto ai propri ideali e alla
propria onestà intellettuale, distinguendosi per uno sguardo autentico e partecipe: non osserva da
lontano, ma condivide lo spazio, le emozioni, i ritmi di vita dei suoi soggetti. La sua fotografia è
documento, testimonianza, responsabilità etica.
Oltre a documentare l’Italia del dopoguerra, Nicola viaggia per il mondo testimoniando realtà
lontane, dal Giappone agli Stati Uniti, con un approccio che rimane immutato a prescindere dalle
diverse realtà che si è trovato a raccontare.
Nel 1965 Nicola si sposa e ha due figli: Matteo e Lea. Dopo aver a lungo viaggiato, raccontando e
testimoniando i grandi mutamenti dell’Italia del dopoguerra e dei paesi d’oltreoceano, Nicola
muore a Roma il 1° luglio 1984, lasciando un patrimonio di storie e di umanità racchiuso nel suo
archivio fotografico.
Per lunghi anni l’archivio di Nicola Sansone è rimasto custodito dalla figlia Lea come il suo “tesoro
nascosto”. Solo nel 2020 il materiale viene riportato alla luce, studiato e organizzato da Lea grazie
al prezioso contributo del direttore artistico del museo della fotografia di Brescia, Renato Corsini,
permettendo una nuova lettura della figura del fotografo e del suo contributo al racconto dell’Italia
del Novecento.