L’Isis ha iniziato a distruggere Palmyra. Unesco e Onu aspettano che l’opera sia completata per intervenire? E in Parlamento c’è chi chiede di inviare i Caschi Blu

Notizie e immagini hanno iniziato a circolare oggi pomeriggio: dopo giorni in cui i miliziani dell’Isis movimentavano esplosivi fra le rovine millenarie di Palmyra, il gioiello archeologico siriano, sembra – il condizionale è sempre d’obbligo, in questi casi – che abbiano dato il via alle distruzioni. La furia cieca dei guerriglieri si abbatte contro i […]

L'esplosione del mausoleo di Mohammed Ben Ali (foto liveleak.com)

Notizie e immagini hanno iniziato a circolare oggi pomeriggio: dopo giorni in cui i miliziani dell’Isis movimentavano esplosivi fra le rovine millenarie di Palmyra, il gioiello archeologico siriano, sembra – il condizionale è sempre d’obbligo, in questi casi – che abbiano dato il via alle distruzioni. La furia cieca dei guerriglieri si abbatte contro i “simboli del politeismo”, poco importa se, come in questo caso, sono simboli musulmani. Come riferito dal direttore delle antichità siriane, Maamun Abi Karim, ad esplodere – come vedete nelle immagini, apparse sul sito liveleak.com – sarebbe stato il mausoleo di Mohammed Ben Ali, un discendente della famiglia del cugino del profeta Ali Ben Abi Taleb.
Ancora non sembrerebbero aggrediti i siti più celebri di Palmyra, dal Decumano al Teatro Romano. Ma il punto su cui in queste ore si vanno addensando le polemiche è proprio questo: per smuovere l’opinione pubblica, la diplomazia e la politica internazionale, occorre giungere all’irreparabile? Occorre che una delle icone dell’antichità sia distrutta, per poi piangere alla disgrazia? Perchè Unesco e Onu continuano a fare orecchie da mercante, davanti alle richieste di proteggere – proteggere seriamente, l’inclusione nel Patrimonio Unesco in questi casi fa solo sorridere amaramente – beni che appartengono a tutta l’umanità?
Nel Parlamento italiano qualcosa si sta muovendo in tal senso, dopo la presa di posizione – purtroppo rimasta senza seguito – del nostro ministro Franceschini: con una mozione che rivela che gli strumenti ci sarebbero, per proteggere queste antichità. Una mozione che chiede con forza “l’attuazione efficace del protocollo addizionale della Convenzione dell’Aia del 1954 sulla tutela dei beni culturali in caso di conflitto armato attraverso il riconoscimento di ‘zone culturali protette’ e mediante l’interposizione dei cosiddetti ‘Caschi Blu’”. A presentarla l’onorevole Gea Schiro’, assieme ai colleghi Piccoli, Nardelli, Amendola e altri: “L’urgenza della discussione di questa mozione, che speriamo diventi unitaria tra tutti i Gruppi parlamentari, deriva dall’aggressione ininterrotta a beni artistici e culturali che fanno parte della storia della nostra civilizzazione, ma anche dall’orgoglio di appartenere a un Paese che da solo deve avere cura del più grande patrimonio culturale del mondo, il nostro. Alcuni atti di distruzione del patrimonio culturale sono stati considerati ‘crimini contro l’umanità’, come nella sentenza del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia: evitiamo che una simile catastrofe si ripeta“.

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.