Venezia Updates: i segreti del padiglione austriaco e del focus su Zobernig, tenuto d’occhio dal dandy sadomaso-style Peter Marino, architetto della high society of fashion

Un qualche specialissimo Leone d’Oro ad Heimo Zobernig, l’artista del Padiglione austriaco ai Giardini, si potrebbe pure inventare. Intendiamoci, non uno sul versante dell’arte ma su quello del cinema, per esempio. In una delle frazioni di tempo che hanno scandito l’affollata inaugurazione della sua mostra, l’artista si è isolato, mettendosi in posa per gli scatti […]

Un qualche specialissimo Leone d’Oro ad Heimo Zobernig, l’artista del Padiglione austriaco ai Giardini, si potrebbe pure inventare. Intendiamoci, non uno sul versante dell’arte ma su quello del cinema, per esempio. In una delle frazioni di tempo che hanno scandito l’affollata inaugurazione della sua mostra, l’artista si è isolato, mettendosi in posa per gli scatti di un fotografo e assumendo con naturale autorevolezza il portamento di un perfetto James Bond. In fondo, un certo statuario physique di rôle da 007 non gli manca, tant’è che il fotografo si è dovuto arrangiare come ha potuto nel porsi vis-à-vis.
C’è tuttavia da rimarcare che nel contesto specifico e speciale, cinema e arte potevano essere guardare come arti sorelle per quanto è vero che l’artista stesso appariva come una figura statuaria, in virtuale sostituzione di una scultura bronzea, una sua creatura di gusto emblematicamente archeologico, che lui aveva progettato di esporre nel padiglione, e che invece, all’ultimo momento, ha deciso di non esporre più. Cosa resta, allora, dell’allestimento di Zobernig? Nella sua articolazione volumetrica, l’interno hoffmanniano risulta semplicemente uno spazio vuoto, leggermente modificato, in cui il riverbero della sola luce naturale indiretta genera un effetto chiaroscurale un po’ cupo, privo di materia e di memoria. Apparentemente, è tutto qui.
E allora il problema è questo: cosa avrà mai pensato il narcisista architetto newyorkese Peter Marino, inconfondibile nel suo consueto look dark-macho e sadomaso-style, venuto in esplorazione del suddetto padiglione? Perché per costui il vuoto è una bestemmia in termini categorici. Maestro del kitch di lusso per antonomasia, gli piace saturare ambienti e atmosfere con artefatti eccessivi, e per farlo è pagato a suon di milioni da case di moda come Chanel, come Dior, Fendi, Louis Vuitton, Bulgari etc. Ecco, avrà forse pensato di dare qualche suggerimento, stavolta magari gratis, anche a Zobernig per conferire più brio all’ambiente?

– Franco Veremondi

 

 

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.
  • Rino

    Peggior padiglione, pretenzioso, idee facili e ormai vecchie come il cucco