Erdogan, censore censurato. Il presidente turco dà del “mostro” al monumento simbolo di pace tra Turchia e Armenia (poi distrutto): e un giudice lo multa di quasi 4mila euro

Esiste un’etichetta da rispettare, quando si è primo ministro di una nazione. E certo apostrofare pubblicamente un monumento alla pace come mostruosità o scherzo della natura, non è cosa buona. È capitato in Turchia, nel gennaio 2011, quando l’attuale presidente turco Tayyip Erdogan, in visita pubblica a Kars, nel nord-est del paese, ha ben pensato di […]

Esiste un’etichetta da rispettare, quando si è primo ministro di una nazione. E certo apostrofare pubblicamente un monumento alla pace come mostruosità o scherzo della natura, non è cosa buona. È capitato in Turchia, nel gennaio 2011, quando l’attuale presidente turco Tayyip Erdogan, in visita pubblica a Kars, nel nord-est del paese, ha ben pensato di usare un termine poco appropriato e consono all’occasione, di fronte al monumento di 30 metri raffigurante due figure umane stanti l’una di fronte all’altra. La scorsa settimana il presidente è stato multato e condannato al pagamento di 10mila lire turche, poco meno di 4mila euro, per danni morali all’autore dell’opera.
Eretta su una collina, vicina all’antico castello della città, era stata commissionata all’artista turco Mehmet Aksoy come simbolo di pace e riconciliazione, dopo i trattati diplomatici firmati nel 2009 tra Turchia e Armenia, da cui la città dista appena 45 chilometri. Nonostante le proteste, l’amministrazione cittadina si sentì in dovere di compiacere l’allora primo ministro turco e distruggere il monumento. Maldestra e imbarazzante espressione di gusto o sottile mossa politica per attrarre le simpatie dei nazionalisti, che negano l’esistenza di una questione armena? Considerando che il fatto avvenne a pochi mesi dalle elezioni del 2011, la risposta non è difficile da immaginare.

– Marta Pettinau

 

 

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.
  • Gio

    Mah.. Seppure infelice il commento nella sua posizione, ognuno ha diritto di esprimere ciò che pensa. Dire che un’opera non piace non significa offendere nessuno. Mi pare eccessivo pure risarcire questo artista che non ha l’umiltà di incassare un commento negativo. Anticamente anche artisti sicuramente più geniali non sono stati apprezzati. In ogni caso, Se fosse stata bella questa opera, qualcuno si sarebbe opposto o almeno non l’avrebbero distrutta..