Tre clochard stesi al suolo, morti. Anzi no, un’opera d’arte. A Padova l’installazione di Sergio Zagallo finisce nel caos, con una visita dei carabinieri

L’idea non è affatto nuova. Già cavalcata da diversi artisti, più o meno emergenti, risale in realtà a molti anni addietro: nel lontano 1996 un certo Maurizio Cattelan, allora agli esordi, firmava  “Andreas e Mattia”, installazione divenuta iconica e venduta nel 2013 a un’asta di Sotheby’s per 1.050.000 dollari. Il soggetto? Un clochard apparentemente in […]

L'opera di Sergio Zagallo

L’idea non è affatto nuova. Già cavalcata da diversi artisti, più o meno emergenti, risale in realtà a molti anni addietro: nel lontano 1996 un certo Maurizio Cattelan, allora agli esordi, firmava  “Andreas e Mattia”, installazione divenuta iconica e venduta nel 2013 a un’asta di Sotheby’s per 1.050.000 dollari. Il soggetto? Un clochard apparentemente in carne ed ossa, a dimensioni reali, fatto di stracci ed esposto presso il campus della University of Wisconsin, a Milwaukee, nei locali dell’istituto di arti visive. “Lo lasciai vicino uno degli edifici del campus”, raccontò l’artista, “e la mattina dopo si scoprì che qualcuno aveva attaccato un cartello sulla mia scultura, lamentando l’aumento delle tasse universitarie. Il senzatetto era diventato una specie di simbolo di una lotta di cui nemmeno ero a conoscenza”.

I carabinieri davanti all'opera di Sergio Zagallo
I carabinieri davanti all’opera di Sergio Zagallo

Un destino diverso, ma altrettanto degno di menzione – se non altro per la bizzarria del caso – è toccato all’opera di Sergio Zagallo, esposta nelle sale della galleria Cavour, a Padova. Qui giacevano al suolo, incredibilmente, tre uomini raggomitolati, inermi. Dei senzatetto stroncati dal freddo: svenuti, o magari morti. Questo almeno hanno pensato operai e addetti alle pulizie: categoria con una storia a sé, i cui numeri, meravigliosamente naïf, affollano la letteratura dell’arte contemporanea – così ibridata col quotidiano – a partire dalla famosa porta di Duchamp esposta alla Biennale di Venezia del ’78, maldestramente dipinta dagli imbianchini in fase di allestimento.
Insomma, l’inaugurazione padovana si è tinta di giallo e l’allarme è scattato immediato. Partita la telefonata d’emergenza, i vigili urbani sono accorsi sul posto trafelati, trovandosi al centro di un’involontaria gag: i tre erano giusto dei manichini, molto ben confezionati. Per una volta un caso d’omicidio chiuso in pochi minuti, con una bella risata.
Per chi volesse sbirciare, la personale di Zagallo è aperta, con ingresso libero, fino al prossimo 8 marzo.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Bravi così si fa , buon giorno e buon sabato , un’istallazione che diventa una protesta io vorrei precisare non si dice barbone perché è dispregiativo ma senza tetto , cioè homeless chiaro,!

    • angelov

      Infatti nell’articolo non si usa mai la parola “barbone”; si usa “clochard”, che è francese e deriva da “à cloche-pied”: che cammina saltellando.
      Questo dimostra che oltre a non saper scrivere, non sai nemmeno leggere…

  • guido

    vabbè qualsiasi rutto un’opera d’arte.. ormai che ci importa più ?