Contemporanea alla Biennale di Venezia, arriva anche la Biennale di Sharjah. Evento clou degli Emirati Arabi, dall’anima internazionale. Artisti italiani? Nemmeno uno…

Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno la loro Biennale, nemmeno troppo giovane. Nasceva nel 1993, a Sharjah, in principio con un taglio abbastanza tradizionale e un respiro regionalistico, poi spostatasi – soprattutto dal 2003, con l’entrata in scena della Sheikha Hoor Al Qasimi e dell’artista-curatore Peter Lewis –  verso modelli sempre più contemporanei e internazionali. […]

Thomas Saraceno, Flying Air-Port-City, 2007 - Commissioned & produced by Sharjah Biennial 2007 - Photo by Peter Riedlinger

Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno la loro Biennale, nemmeno troppo giovane. Nasceva nel 1993, a Sharjah, in principio con un taglio abbastanza tradizionale e un respiro regionalistico, poi spostatasi – soprattutto dal 2003, con l’entrata in scena della Sheikha Hoor Al Qasimi e dell’artista-curatore Peter Lewis –  verso modelli sempre più contemporanei e internazionali.
Giunta alla sua dodicesima edizione, la Biennale di Sharjah ha annunciato tema e date. Allestita dal 5 marzo al 5 giugno 2015, la rassegna ragionerà su “The past, the present, the possibile”, ricalcando un trend che anche nel vecchio continente pare andare per la maggiore: il rapporto con la storia, in chiave analitica, qualche volta nostalgica, non sempre decostruttiva, spesso strumento di autoconsapevolezza, di rigenerazione, di rilettura critica del presente, ma anche di edificazione del futuro. Basti pensare all’ultima Biennale di Berlino, targata Gaitàn e dedicata alle grandi narrazioni storiche, alla prossima Biennale di Venezia, per cui Okwui Enwezor rispolvera Marx e Benjamin, o all’ultima Manifesta di Kasper König, in bilico tra sentieri della contemporaneità ed estetica della tradizione.
Anche aSharjah il rito della fuga all’indietro si ripete, rivelando questa irresistibile attrazione per le maglie dense della storia, in cui ricavare, però, uno squarcio: l’idea del possibile, della svolta, dell’imprevisto, del cambiamento, qualcosa che, a dispetto delle distanze geografiche e delle diversità sociali e culturali, pare riguardare il mondo intero in questo inizio di millennio, stritolato tra crisi economiche e geopolitiche. È questo, quindi, il cuore del progetto, ideato e curato da Eungie Joo – già commissario del padiglione coreano alla 53a Biennale di Venezia, con esperienze al New Museum e al Redcat di Los Angeles – affiancato da Ryan Inouye.

Ernesto Neto, installazione per la Biennale di Sharjah 2013 - courtesy of Sharjah Art Foundation - Photo by Alfredo Rubio
Ernesto Neto, installazione per la Biennale di Sharjah 2013 – courtesy of Sharjah Art Foundation – Photo by Alfredo Rubio

Saranno oltre cinquanta gli artisti invitati a costruire, con opere quasi tutte nuove e appositamente commissionate, il corpo e la pelle di questa biennale mediorientale, la cui impalcatura teorica potrà essere declinata grazie alle visioni distanti e complesse di autori provenienti da oltre venticinque paesi. Formula espositiva diffusa, con una mostra divisa tra varie location a Sharjah e una sezione nella città di Kalba, sul Golfo di Oman.  I nomi? Da Rirkrit Tiravanija a Lee Kit, da Adrián Villar Rojas a Danh Vo, da Hassan Khan a Damián Ortega, da Jimmie Durham a Rene Gabri, da Julie Mehretu a Basel Abbas e Ruanne Abou-Rahme.
Di italiani, nemmeno l’ombra. Ormai una filastrocca malinconica, che però vale sempre la pena di evidenziare: le grandi kermesse internazionali, dal Nord al Sud, da Est a Ovest, dimenticano (quasi sempre) i nostri artisti. Che siano davvero poco interessanti, rispetto allo scenario globale? Che le migliori energie vengano, non di rado, sacrificate da un sistema miope e stanco? Che il sostegno istituzionale manchi, insieme ai grandi premi, le grandi residenze, i grandi programmi espositivi e di ricerca all’estero? Questo e anche altro. A raccontare una marginalità che resta in ogni caso anomala.
Intanto, la biennale degli Emirati, promossa dalla Sharjah Art Foundation – di cui la Sheikha Hoor Al Qasimi è Presidente – spinge l’acceleratore della macchina organizzativa e si avvicina all’opening con un programma di talk, spalmati lungo l’anno: lo scorso ottobre una conversazione con Eduardo Navarro Ryan Inouye, il prossimo 22 novembre un incontro con Rheim Alkadhi, il 6 dicembre Faustin Linyekula, a gennaio 2015 è in preparazione una tavola rotonda con gli artisti della biennale, guidata dal curatore Eungie Joo, quindi Taro Shinoda a febbraio e Asunción Molinos Gordo il mese seguente, con l’opening atteso tra giovedì 5 e domenica 7 marzo.

– Helga Marsala

www.sharjahart.org

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Apollonia Nanni

    Ritengo Vincenzo Trione un’ottima scelta per la prossima Biennale di Venezia, lo conosco da tempo attraverso i suoi illuminanti scritti e nonostante la giovane età, riesce a scrivere sull’Arte con competenza e coerenza con introspezione e onestà intellettuale. Mi auguro che le sue scelte non ricadano sui soliti nomi, si ha bisogno di evidenziare Artisti meno noti ma non per questo meno validi , che nel silenzio dei loro studi lavorano da anni dando vita ad opere originali e fuori dalla omologazione imperante, occorre una ricognizione un’indagine a partire dal Sud il tacco dell’Italia. E’ da qui che può iniziare un nuovo Risorgimento per l’Arte Italiana! Buon lavoro Vincenzo! APOLLONIA DA ALLERT’ART