Chi avrà disegnato questi enormi “cerchi nel grano” in stile Keith Haring? Li ha scoperti un gruppo di archeologi in Kazakistan, grazie a Google Earth

Scienza o fantascienza? Materiale per scienziati o per Roberto Giacobbo, eroe di Voyager? Le domande sono sempre lecite, quando si ha a che fare con dei geoglifi, ovvero con quegli enormi disegni visibili sulla superficie terrestre solo grazie a riprese satellitari. Qualcosa di simile ai mitici “cerchi nel grano” – questi demonimati agroglifi – individuati […]

Scienza o fantascienza? Materiale per scienziati o per Roberto Giacobbo, eroe di Voyager? Le domande sono sempre lecite, quando si ha a che fare con dei geoglifi, ovvero con quegli enormi disegni visibili sulla superficie terrestre solo grazie a riprese satellitari. Qualcosa di simile ai mitici “cerchi nel grano” – questi demonimati agroglifi – individuati soprattutto in Inghilterra a partire dalla fine degli anni Settanta.
Ora se ne torna a parlare perché – come riporta la rivista LiveScience – un gruppo di archeologi ne avrebbe individuati una cinquantina in Kazakistan, con caratteristiche molto particolari. Piazze, anelli, croci, forme che ricordano svastiche, create da cumuli di terra e legname: con iconografie che in qualche caso richiamano i semplici segni dei graffitisti, tipo il primo Keith Haring. Strumenti di qualche rituale? Forme – ne vedete alcune nella fotogallery – create per mostrare qualcosa agli dei, piuttosto che agli uomini? Risposte alle quali potrebbe rispondere il vero protagonista di queste scoperte, ovvero Google Earth…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.