A Lucca torna Cartasia: una biennale d’arte contemporanea crea occasioni di marketing territoriale per uno tra i più antichi distretti cartari d’Italia.

Dici carta, in Italia, e inevitabilmente pensi a Fabriano. Questione di imprinting scolastico, di reminiscenze da calzoni corti e grembiulini; con l’uomo della strada a ignorare che c’è un’altra zona dello Stivale dove la produzione di fogli – e non solo: con il passare del tempo sono arrivati anche imballaggi e poi fazzoletti, carte da […]

L'edizione 2012 di Cartasia - foto Guido Mencari

Dici carta, in Italia, e inevitabilmente pensi a Fabriano. Questione di imprinting scolastico, di reminiscenze da calzoni corti e grembiulini; con l’uomo della strada a ignorare che c’è un’altra zona dello Stivale dove la produzione di fogli – e non solo: con il passare del tempo sono arrivati anche imballaggi e poi fazzoletti, carte da cucina e igieniche – significa da secoli lavoro e sviluppo. E dunque cultura. È tra Lucca e dintorni che da quasi settecento anni cresce un distretto capace oggi di impiegare oltre seimila persone in un centinaio di aziende, fatturando complessivamente 3 miliardi e mezzo di euro l’anno. Un bacino di impresa che nasce da lontano, con l’invasione della carta dall’Oriente nel XIV secolo, e che ha giocato di sponda con la natura di un’area nelle cui valli scorrono generosi acqua e vento, ingredienti storicamente essenziali per questo tipo di produzione. Non è dunque operazione costruita a tavolino la settima dizione di Cartasia, la biennale d’arte contemporanea che la città toscana dedica dal 28 giugno al 2 agosto proprio al primo e più nobile dei supporti. Ma è operazione che – ovviamente, in attesa dell’opening, sulla carta! – ha tutto per funzionare e costituire un modello virtuoso di cultura applicata al marketing territoriale, di convergenza tra mondo delle idee e sfera produttiva.
Perché per una volta non è l’arte a chiedere sostegno all’impresa per autodeterminarsi, il percorso si snoda su binari paralleli: con l’arte ad accendere i riflettori su una realtà composita, ricca e articolata. Presentazione milanese per la rassegna, centrata sul concorso internazionale che vede sette artisti (Fabio Arrabito, Lorenzo Bergamini, Giulia Giovannoni, Kamila Karst, Emily Nelms Perez, Laura Pirro e Giacomo Zaganelli) chiamati in residenza in città a elaborare un site specific per gli spazi del Real Collegio, esponendo la propria opera in carta al verdetto insindacabile di pubblico – anche virtuale – e giuria.
Il contest si affianca a Identità liquide, mostra dichiaratamente figlia delle teorie di Bauman, che espone la “testa rotante” plasmata con sottili frammenti di carta da Li Hongjun, insieme alle opere di Clara Rota, Paola Bazz, Sabina Feroci, Valerie Buess, Vally Nomidou, Gianfranco Gentile, Nicola Tella e Richard Sweeney.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.