Diritto di recesso, l’Inghilterra lo estende alle aste online. Grandi cambiamenti anche per le vendite d’arte: che accadrà alle opere restituite?

Novità in arrivo per la regolamentazione riguardante le vendite online, che riguarderanno i compratori del Regno Unito, ma che avranno importanti ricadute anche a livello globale e sul mercato dell’arte. A partire da giugno infatti, la nuova Consumer Contracts Regulations consentirà ai compratori online di restituire i beni acquistati entro 14 giorni. Niente di nuovo, […]

Novità in arrivo per la regolamentazione riguardante le vendite online, che riguarderanno i compratori del Regno Unito, ma che avranno importanti ricadute anche a livello globale e sul mercato dell’arte. A partire da giugno infatti, la nuova Consumer Contracts Regulations consentirà ai compratori online di restituire i beni acquistati entro 14 giorni. Niente di nuovo, sembrerebbe: in Europa i consumatori hanno il diritto di cancellare gli acquisti online ove non sia possibile visionare il bene prima della vendita. Con la nuova regolamentazione inglese, però, verranno inserite nelle vendite online anche le aste, con il pericolo di alimentare comportamenti irresponsabili di acquisto e far crescere i costi per le case d’asta.
La nuova regolamentazione infatti non considera le aste online “pubbliche”, ovvero con la possibilità di visionare le opere prima della vendita, e va a coinvolgere anche il mercato virtuale delle opere d’arte. Inoltre, anche la privacy del venditore verrà minata dalla nuova regolamentazione: sarà infatti obbligatorio rendere note le informazioni personali prima della vendita. Gli effetti si faranno sentire anche al di fuori del mercato inglese: i venditori internazionali dovranno fare i conti con la possibilità che i cittadini inglesi cancellino l’acquisto di un’opera d’arte, proprio come accade con gli altri beni di consumo.
Una maggiore tutela per il consumatore, ma cosa accadrà alle opere d’arte restituite? Così come nelle aggiudicazioni in sala, la conseguente cancellazione di una vendita pubblica porta una svalutazione dell’opera restituita. C’è da sottolineare che solitamente i risultati delle aste online raramente vengono resi pubblici, né sui siti delle case d’asta che effettuano tali vendite, né all’interno dei database più diffusi come Artprice e Artnet, un altro anello mancante alla scarsa chiarezza del mercato dell’arte…

– Martina Gambillara

CONDIVIDI
Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.