8 milioni di dollari da Hyundai per la Tate Modern. Le esaurite Unilever Series cambiano sponsor e la Turbine Hall diventa coreana

Un nuovo forte segno dell’avanzata dell’economia asiatica rispetto a quella occidentale, viene da pensare a primo impatto. E un po’ sarebbe anche vero, se non fosse che in ballo ci sono due multinazionali la cui connotazione geografica di riferimento è decisamente relativa. Le due multinazionali in questione sono l’anglo-olandese Unilever e la sudcoreana Hyundai, che […]

L'installazione di Carsten Höller nella Turbine Hall

Un nuovo forte segno dell’avanzata dell’economia asiatica rispetto a quella occidentale, viene da pensare a primo impatto. E un po’ sarebbe anche vero, se non fosse che in ballo ci sono due multinazionali la cui connotazione geografica di riferimento è decisamente relativa. Le due multinazionali in questione sono l’anglo-olandese Unilever e la sudcoreana Hyundai, che – è notizia di oggi – si avvicendano nella sponsorship di uno dei progetti che hanno lasciato il segno nelle dinamiche del contemporaneo nell’ultimo decennio: le mega-installazioni nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra, le famose Unilever Series, che ora dunque saranno probabilmente denominate Hyundai Series.
Ancora i termini dettagliati dell’accordo non sono noti, ma pare che la società si sia impegnata per un periodo di 11 anni, a fronte di un contributo di oltre 8 milioni di dollari. Fra i progetti puù noti della serie, quelli proposti dall’islandese Olafur Eliasson, dal tedesco Carsten Höller, dal cinese Ai Weiwei. E quasi a suggellare l’accordo, Hyundai ha concesso un contributo alla Tate per incrementare le sue collezioni di arte asiatica, con l’acquisizione di un gruppo di opere di video arte del sudcoreano Nam June Paik.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.