Doppio colpo a Milano con la mostra congiunta tra Poldi Pezzoli e Gallerie d’Italia: in scena l’idea di Wunderkammer, dalla memoria del grottesco al contemporaneo. Ecco le prime immagini…

C’è chi si ferma alle parole, meglio se urlate e litigate. E chi zitto zitto passa ai fatti. Forte di quella condizione di privato tanto osteggiata dai puristi della cultura di Stato, diventata ormai ineludibile e spesso fortunatissima chiave di volta (l’esempio di Pirelli con l’Hangar Bicocca parla chiaro) di un sistema altrimenti incancrenito nell’impossibilità […]

L'ingresso della Wunderkammer

C’è chi si ferma alle parole, meglio se urlate e litigate. E chi zitto zitto passa ai fatti. Forte di quella condizione di privato tanto osteggiata dai puristi della cultura di Stato, diventata ormai ineludibile e spesso fortunatissima chiave di volta (l’esempio di Pirelli con l’Hangar Bicocca parla chiaro) di un sistema altrimenti incancrenito nell’impossibilità e incapacità di investire. Spendere bene. Riflessioni a margine dell’opening che sancisce il primo esperimento di collaborazione tra affettuosi vicini di casa: da un lato le Gallerie d’Italia in Piazza Scala, vetrina milanese sulla ricca collezione Intesa Sanpaolo, dall’altro il Museo Poldi Pezzoli. Protagonisti con Wunderkammer di un percorso espositivo integrato, una mostra a due teste – immagine aderente al tema – che intreccia la memoria del passato con la riflessione sul presente, avvicinando nomi del contemporaneo – Pascali, Sighicelli, Isgrò, Manzoni, Merz, Parmiggiani e via dicendo – a coccodrilli imbalsamati, crani umani ornati di corallo, corni d’unicorno e altri memorabilia assortiti.
Soggetto privato il marito, altrettanto la moglie e pure il sensale del matrimonio, quella Fondazione Antonio Mazzotta che ha contribuito alla realizzazione della mostra. A poche decine di metri da quello che dovrebbe essere e non è, chissà se lo sarà mai, il cuore del misterioso e immaginifico programma di rilancio culturale della città: il progetto Grande Brera. Con i finanziamenti pubblici che non bastano, le ritrosie di Massimo Bray, la diffidenza dei partner privati; la ridda di dichiarazioni, promesse, smentite, accuse e via dicendo.
C’è chi parla della Grande Brera. E chi intanto la fa: spostando di qualche metro il centro dell’azione. Dall’Accademia a via Manzoni ci sono in fondo appena due passi…

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • paola

    Perché, nelle vostre interessanti segnalazioni, quasi sempre mancano le informazioni utili (sede, indirizzo etc)?

  • francesco sala

    per indirizzi e orari di aperturta delle mostre puoi consultare il calendario eventi: sta qui a destra