Toilet Paper, la Other Criteria di Maurizio Cattelan. La rivista si trasforma sempre più in una factory: ora arrivano le felpe d’artista per il brand MSGM

Gli mancano ancora i negozi monomarca, sul genere di Other Criteria, per capirci, ma la ventilata “pensione” verso la quale annunciava di avviarsi Maurizio Cattelan assomiglia sempre più a una replica della strada percorsa da Damien Hirst. Almeno per quel che riguarda la valorizzazione – anche, o forse prevalentemente economica – del proprio marchio: e […]

Gli mancano ancora i negozi monomarca, sul genere di Other Criteria, per capirci, ma la ventilata “pensione” verso la quale annunciava di avviarsi Maurizio Cattelan assomiglia sempre più a una replica della strada percorsa da Damien Hirst. Almeno per quel che riguarda la valorizzazione – anche, o forse prevalentemente economica – del proprio marchio: e lo strumento prescelto dall’artista padovano pare essere la rivista Toilet Paper, alla quale del resto ha da tempo scelto di dedicarsi con tiìutte le sue forze.
Se Hirst tramite Other Criteria commercializza ogni genere di oggetto “griffato” da lui, dalle sedie a sdraio alle T-shirt, alle chitarre, le ultime mosse legate alla rivista co-ideata con Pierpaolo Ferrari indicano un trend non troppo dissimile. Prima la mossa dal grande ritorno mediatico dell’edizione speciale di Libération con tutte foto da Toilet Paper, con il coincidente annuncio dell’esposizione delle stesse foto alle finestre del parigino Palais de Tokyo. Ora l’evento commerciale: una collezione di felpe firmata Cattelan e TP e realizzata con MSGM, brand dello stilista Massimo Giorgetti, presentata durante la recente Milano Moda Uomo 2013 e già disponibile in vendita in rete, mentre nei negozi arriverà a partire da novembre. Modelli? I classici stilemi cattelaniani, ne vedete alcuni nella gallery…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Helmut

    Eccallà.

  • Giorgio

    Bruttarelle. Io, almeno, non le metterei.

  • dopo l’oggetistica-complementi d’arredo alto di gamma, l’imprenditore Cattelan, come il suo omologo Hirst, tenta di ampliare il bacino d’utenza. Qualche wannabe che gli comprerà queste felpe inguardabili lo troverà pure.

  • Cattelan, Hirst, Koons, Murakami..sono figli e nipotini di Warhol, a sua volta figlio di Duchamp. Cattelan sviluppa bene il suo codice pop glam, con spruzzatine amare, ironiche o tragicomiche….il giullare impacciato, che fugge sempre…ma che in realtà c’è sempre…

    Ma se vogliamo anche un Kapoor o Weiwei…il pop che sposa ora lo spiritualismo, ora i diritti umani…o un Santiago Sierra dove l’artista pop anni 90 fonde minimalismo, Beuys, e provocazione (hirst, cattelan…).

    La verità è che non si riesce, o non si vuole, uscire dagli anni 90. Nonostante il picco concettuale e formale dell’11 settembre 2001…si continua a dire che il re NON è nudo. Mentre invece qualcosa è già in atto, molto spesso senza consapevolezza.

    Invito tutti a “8 a summer show” su Whitehouse.

    • manlio

      la tua analisi non è male, ma pretendi tempi che NON sono quelli dell’arte
      sono semmai quelli della televisione, del costume e della moda

      gli anni ’90 sono vicini, vicinissimi
      in vent’anni non è mai cambiato granché in arte

      tranne forse all’inizio del secolo scorso
      ma appunto parliamo di un’eccezione

      • e invece no, ci sono tempi maturi. Ma non si iresce o non si vuole vedere certe cose. Guarda l’articolo di Valentina Tanni, ritardatario….

  • Sinceremante con tutto il talento di Maurizio a me sembrano brutte…ma cosa non si fa per il dio soldo…mah…bye in Toscana si dice una tamarrata…

  • zil

    Visto come nasce un numero di “Focus”? Davvero interessante: http://www.focus.it/cultura/curiosita/come-si-stampa-un-numero-di-focus_C9.aspx

  • Michele

    la degna fine per gli artisti POPò