Galleria che chiude, galleria che apre. A Torino il nuovo spazio Riccardo Costantini Contemporary: eredita la sede da Giampiero Biasutti, e la vocazione dalla famiglia milanese

“Bisognerà cercare di resistere fra il momento di crisi economica e il completo disinteresse della politica per i problemi del nostro settore”. Non è certo il massimo, sentire parole come queste da qualcuno che lancia una nuova impresa, ma purtroppo sono parole abbastanza realistiche: che tuttavia non paiono scoraggiare chi le pronuncia, Riccardo Costantini, che […]

Bisognerà cercare di resistere fra il momento di crisi economica e il completo disinteresse della politica per i problemi del nostro settore”. Non è certo il massimo, sentire parole come queste da qualcuno che lancia una nuova impresa, ma purtroppo sono parole abbastanza realistiche: che tuttavia non paiono scoraggiare chi le pronuncia, Riccardo Costantini, che infatti inaugura domani 22 febbraio a Torino la sua nuova galleria d’arte. Un progetto che sembra porsi come paradigma della situazione torinese attuale, in continuo fermento, con nuove iniziative che si affiancano al tramonto di altre esistenti, il tutto nell’attesa della definizione della “superfondazione”: qui infatti convivono l’apertura di una nuova galleria con la chiusura di un’altra, quella storica di Giampiero Biasutti, della quale Costantini eredita la location.
E non è l’unica eredità sulla quale il gallerista possa contare: “Ho lavorato per una decina d’anni per la galleria di famiglia a Milano – ricorda lui stesso – e, in parte, ho contribuito alla sua virata in direzione del contemporaneo”. Nel 2011 è arrivato dunque a Torino, dove l’anno successivo è iniziata la collaborazione con la Galleria Biasutti, ed ora il passo decisivo: “Mi aspetto un pubblico giovane e curioso di scoprire artisti che non si vedono abitualmente in Italia”, puntualizza, “cercherò collaborazioni continue con critici e curatori internazionali”. Vocazione internazionale che si palesa fin dal debutto: affidato alla mostra It’s time to change di Ray Smith, artista americano che torna in Italia dopo aver esposto e collaborato con gallerie come Larry Gagosian, Bruno Bishofberger, Sperone Westwater e Akira Ikeda. In mostra circa cinquanta opere su tela – che hanno come soggetto quadranti di orologi – e su carta, queste ultime realizzate appositamente per questa personale.

Dal 22 febbraio al 13 aprile 2013
Via della Rocca, 6/b – Torino
[email protected]

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.