Cento giorni per 25mila click. Arti visive e scienze sociali creativamente insieme, per un art prize internazionale. Riuscirà l’arte a contaminare il mondo?

Si chiama “One hundred days” ed è uno dei bandi internazionali per artisti più sofisticati e maturi di questo presente. L’evento è organizzato da Contaminate, società con sede a New York nata dalla determinazione di due italiani, Alessandro Spreafico e Elena Avesani. Il progetto nasce dall’invito al mondo dell’arte (ma non solo) a riflettere sul […]

Chia Shan Lee

Si chiama “One hundred days” ed è uno dei bandi internazionali per artisti più sofisticati e maturi di questo presente. L’evento è organizzato da Contaminate, società con sede a New York nata dalla determinazione di due italiani, Alessandro Spreafico e Elena Avesani. Il progetto nasce dall’invito al mondo dell’arte (ma non solo) a riflettere sul concetto di sostenibilità. Diviso in tre categorie – economia, ambiente e sociologia – il concorso è un appello a una creatività capace di valorizzare impegno civile e sensibilità estetica.
Promosso unicamente on line, “One Hundred days” ha ricevuto più di 25mila visite per click, provenienti da 97 Paesi e 1133 città, collegate almeno una volta. Il risultato? 300 candidature per 100 giorni di solo show e 3 soli vincitori che hanno potuto beneficiare di un viaggio e soggiorno premio verso la grande mela.
Gli artisti premiati di questa prima edizione – che sarà riproposta ogni due anni – sono stati Chia Shan Lee, Jey Ryung Lee e il duo Wouter Kalis – Corinne De Korver. Una volta selezionate le opere vincenti, Contaminate si è impegnata a trovare spazi capaci di esaltare i progetti in questione. Così, gli abiti e i tessuti della taiwanese Chia Shan Lee hanno potuto beneficiare dell’eleganza della gioielleria Kristin Hanson Gallery; per le installazioni video dedicate all’infanzia e ai suoi derivati della sudcoreana Jey Ryung Lee è stato scelto l’istituzionale spazio della Casa Italiana NYU Zerilli-Marimò; infine, uno dei più storici negozi di design di Soho, Cappellini, ha accolto il letto/installazione della coppia olandese Wouter Kalis – Corinne De Korver.
E proprio questi ultimi daranno il via alla diffusione in larga scala del progetto, utilizzando il concorso come trampolino di lancio: un modo per contaminare il mondo con il valore concettuale dell’iniziativa. Il loro letto/installazione, ottenuto con soli materiali riciclabili e assemblato dagli homeless di Amsterdam, pare che sarà riprodotto in serie da diversi shelters (case di accoglienza per senzatetto) di NYC. Un’idea e un progetto 100% made in Europa, che trova spazio anche in USA, provando a ridare dignità e nuovo riparo a uomini che, per colpa o per destino, della vita hanno semplicemente perso tutto.

– Alessandro Berni