Éric il rivoluzionario. De Chassey confermato alla direzione di Villa Medici: tante mostre in arrivo, da Pierre Soulages a Patrizio Di Massimo

Accademia di Francia: in un mattino agitato, che vede per la prima volta il personale innervosito incrociare le braccia, Éric de Chassey condivide con la stampa la riconferma alla direzione. La sua è una compiaciuta serenità, da cauto mediatore, per la gestione di una macchina complessa come Villa Medici: la necessità di far emergere la […]

Éric de Chassey

Accademia di Francia: in un mattino agitato, che vede per la prima volta il personale innervosito incrociare le braccia, Éric de Chassey condivide con la stampa la riconferma alla direzione. La sua è una compiaciuta serenità, da cauto mediatore, per la gestione di una macchina complessa come Villa Medici: la necessità di far emergere la forza del passato e orientarla verso un’armoniosa convivenza con i borsisti, le mostre temporanee e il rapporto con la città. Non avverte, il direttore, la necessità di parlare di bilanci, ma punta al suo obiettivo empatico con la sede, accompagnando gli ospiti nei punti nevralgici della struttura.
Passeggia sulle ampie terrazze, ribadendo la storia del complesso, della sua apertura verso la “percorribilità” del pubblico, e insiste sull’equilibrio che le visite debbano avere per rispettare l’autonomia dei 17 borsisti residenti. Nella volontà di continuare i restauri della Gipsoteca, dei giardini e dell’Appartamento del Cardinale, si percepisce la sua completa adesione al sistema già individuato da Balthus tra il 1961 e il 1977: restauro, moderata contaminazione fra moderno e contemporaneo, compreso l’arredo, il design e l’intervento di altri artisti, con un’idea precisa: “il rapporto con il passato è importante, anzi rivoluzionario”.
Ma arrivano dal fronte dell’arte contemporanea le anticipazioni più succose: a febbraio 2013 ci sarà la prima personale in Italia di Pierre Soulages, una delle figure più celebri dell’arte francese fin dal dopoguerra, che sarà seguita – ma qui i dettagli sono ancora sommari – da mostre dedicate a Patrizio Di Massimo (classe 1983), Danh Vo (1975), e Victor Man.

– Claudia Colasanti

  • Di Massimo (della galleria T293) ultimamente ha avuto qualche sussulto positivo. Però è veramente ridicolo come in Italia non esista un confronto e uno stimolo per formare e stimolare artisti che escano da una certa burocrazia della creatività (citazione da wikipedia + formalizzazione alla moussoscope). Ed esistono canali della raccomandazione che, come questo, diventano deleteri. C’è da vergognarsi.

    Anche Di Massimo sviluppa un feticismo della citazione del passato che è sintomo di una generazione man-tenuta in ostaggio dalla Nonni Genitori Foundation. Questa retorica del passato porta ad un arrendevolezza di fondo imbarazzante. Basta vedere la mostra degli Story Story I LOV yu a Rivoli: tra cui anche Di Massimo. Un feticismo del fatto storico inutile se non utile a semplificare e banalizzare la storia.

    Dan Vo e Victor Man (entrambi della Galleria Zero) non sono diversi, anche loro impegnati a rielaborare il novecento in modi ora più concettuali ora più formalisti.

    Ma il punto è: chi invitare al posto di Patrizio Di Massimo, se si conosce solo Patrizio Di Massimo o al Massimo Grimaldi??? E se il messaggio ai giovani è aderire al linguaggio di questi artisti per avere opportunità? Questa dittatura della raccomandazione unita a questa omologazione del linguaggio è veramente triste.