Il tempo? Non per forza una questione cronologica. Roman Signer lo misura con getti di vapore, rinunciando alle lancette. Una nuova opera per il Lanificio Zegna, a Trivero

Lo scorso 22 Settembre, a Gioia, una frazione di Trivero (Biella), esplodeva la quinta edizione di “All’aperto”, intorno a Horloge, la prima opera permanente di Roman Signer in Italia. Come il nome lascia intuire, Horloge è un orologio e si staglia per quattro metri fuori dall’ingresso del Lanificio Zegna; imita gli orologi da stazione (un […]

Roman Signer, Horloge, 2012, Courtesy Fondazione Zegna, foto Demian Dupuis

Lo scorso 22 Settembre, a Gioia, una frazione di Trivero (Biella), esplodeva la quinta edizione di “All’aperto”, intorno a Horloge, la prima opera permanente di Roman Signer in Italia. Come il nome lascia intuire, Horloge è un orologio e si staglia per quattro metri fuori dall’ingresso del Lanificio Zegna; imita gli orologi da stazione (un po’ come quelli per cui Apple, di recente, pare sia stata accusata di plagio, parlando nella fattispecie di ferrovie elvetiche), con un unico dettaglio particolare: a indicare il tempo non sono le lancette, inesistenti, ma sbuffi di vapore sparati ogni quarto d’ora.
Durante la sua visita alla fabbrica, Signer venne colpito dall’inarrestabile scia di vapore proveniente dalla ciminiera; forse proprio a quella visione si deve la concezione di Horloge. L’opera, capace di sorprendere e divertire i passanti, è forse un omaggio al lanificio stesso, la cui attività scandisce, in qualche modo, le giornate di Trivero.
Il giorno dell’inaugurazione, tutti attendevano con religiosa concentrazione le 16 in punto. All’ora fatidica, in presenza dei curatori, Andrea Zegna e Barbara Casavecchia, Signer, munito di batteria e fili, scopriva Horloge facendo letteralmente saltare in aria il lenzuolo che lo ricopriva, con un’esplosione pirotecnica.

Roman Signer, Horloge, 2012, Courtesy Fondazione Zegna, foto Demian Dupuis

Artista “silenzioso”, come l’ha definito Zegna, Signer sembrava più concentrato sul suo lavoro, intento a farlo parlare in sua vece, e molto meno propenso a illustrarlo a parole. Dopo il primo, portentoso getto di vapore verso il cielo, il secondo e il terzo venivano accolti con fragore, soprattutto dai bambini, attirati e spaventati dalle gocce d’acqua.
Horloge è scultura come possibilità dinamica, come dialogo con l’ambiente, come immagine di un tempo non ansiogeno, risolto nel gioco di una nube leggera. Spinte, forze propulsive, trasformazioni dell’aria occupano del resto un ruolo centrale nelle opere di Signer.
Nei dintorni del lanificio Zegna ci si imbatte, contemporaneamente, nelle opere delle passate edizioni di All’aperto, dalle bandiere di Daniel Buren, nelle loro sette tonalità, fino alla rete Wi-Fi ad accesso gratuito, proposta da Stefano Arienti.

 – Lucia Grassiccia

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Lucia Grassiccia
Lucia Grassiccia è nata a Modica (RG) nel 1986. Dopo una formazione tecnico-linguistica ha studiato presso l’Accademia di belle arti di Catania, dove ha contribuito a fondare e dirigere un webzine sperimentale (www.hzine.it) gestito da un gruppo di allievi dell’accademia. Per hzine ha svolto principalmente attività di giornalista, titolista, editing. Dal 2008 scrive saltuariamente per il quotidiano web locale Nuovascicli Ondaiblea, soprattutto recensioni su libri e mostre. Nel 2010 inizia la collaborazione con Exibart che a breve si sospende e prosegue con la redazione di Artribune. Cura saltuariamente i testi critici per alcune associazioni e gallerie (vedi The White Gallery, Milano). Nel 2013 pubblica il romanzo ebook Elevator (Prospero Editore) e inizia a collaborare occasionalmente con la rivista Look Lateral. Nello stesso anno completa gli studi in arteterapia clinica presso la scuola Lyceum Vitt3. Attualmente vive a Milano.
  • simone

    Articolo molto interessante. Fa venire voglia di andare a vedere.