Pericolo, caduta artista. Alla A plus A di Venezia Mladen Miljanovic interpreta acrobaticamente la precarietà dell’arte…

Stati fisici che diventano stati mentali, disagi sociali che sono prima di tutto disagi personali. Good Night –State of Body è la prima personale italiana dell’artista bosniaco Mladen Miljanovic, già scelto nel 2009 da Massimiliano Gioni per la mostra Younger than Jesus a New York. Ad ospitare la tappa italiana è lo spazio veneziano A […]

Un momento della performance di Mladen Miljanovic

Stati fisici che diventano stati mentali, disagi sociali che sono prima di tutto disagi personali. Good Night –State of Body è la prima personale italiana dell’artista bosniaco Mladen Miljanovic, già scelto nel 2009 da Massimiliano Gioni per la mostra Younger than Jesus a New York. Ad ospitare la tappa italiana è lo spazio veneziano A plus A, ma la mostra verrà poi presentata  a Regensburg e a New York in autunno.
Fino a che punto è possibile tollerare azioni brutali in nome dell’arte? Questa è la domanda che Miljanovic pone ai visitatori e a sé stesso. Una risposta forte l’artista la dà con la performance realizzata durante l’opening. Invece di essere in galleria a sorseggiare champagne, Miljanovic mette a rischio il proprio corpo, come atto di onestà e coerenza rispetto ai temi trattati nella mostra. Ed i visitatori osservano in silenzio l’artista aggrappato pericolosamente al tetto della galleria. Per chi non era all’opening, c’è la fotogallery…
Poi c’è una serie di 21 fotografie allestite tra lastre di vetro e appoggiate alle pareti della galleria, un diario giornaliero che una donna scrive per comunicare con suo marito, un ex soldato reso sordo e disabile nel conflitto in Bosnia Erzegovina. Frasi scritte con calligrafia e ortografia incerta che documentano un malessere quotidiano, in cui lo spettatore si ritrova involontariamente coinvolto. Le parole annotate sono dirette, quasi scioccanti per la loro semplicità e in appropriatezza, creano così  riflessioni sulla precarietà del corpo, sulla forza delle relazioni umane.

– Giulia Golla Tunno