Beato chi se lo fa il sofà! Design da mare, per sostare alla luce crepuscolare, o al chiarore d’un lampione lunare. Benvenuti a Porto Ercole, perla dell’Argentario…

Sono bianchi, hanno angoli e spigoli accuratamente torniti, superfici particolarmente lisce e lucide che fanno subito pensare a un tessuto elastico che regge bene all’umidità. Sono divani, poltrone e puff in stile domestico, ma con imbottiture da yacht d’altura. D’altronde siamo realmente in un ambiente di mare che mette in bocca il gusto del sale. […]

Porto Ercole, viale Caravaggio – arredo pubblico (foto Curli-Rossetti)

Sono bianchi, hanno angoli e spigoli accuratamente torniti, superfici particolarmente lisce e lucide che fanno subito pensare a un tessuto elastico che regge bene all’umidità. Sono divani, poltrone e puff in stile domestico, ma con imbottiture da yacht d’altura. D’altronde siamo realmente in un ambiente di mare che mette in bocca il gusto del sale. Di strano c’è che questi elementi d’arredo – divani, poltrone e puff – sono le panche pubbliche della cittadina di Porto Ercole, all’Argentario, poste lungo viale Caravaggio, la passeggiata del porto. E se solo a guardarli questi elementi ispirano una pausa di comodissimo, morbido relax, beh, voi provate a sedervici. Durissimi come la pietra. In effetti sono “statue” di pietra, o di materiale simile, roba che non concede assolutamente nulla al confort. Che dire? Un monumento pop al design da crociera?  O semplicemente un fotogramma comico a ricordo della villeggiatura?
Intanto, la ventata del “nuovo”, a Porto Ercole, ha fatto dono di un altro pezzo d’arredo dello spazio pubblico, un pezzo essenziale moltiplicato per tot unità: il lampione. Prendete quei lampioni da strada d’una volta: sì d’una volta, perché – cosa notoria – il mondo vero è diventato “reality”, e lo show lo inventiamo come ci pare. Un’asta, colore e sagomatura d’antan; verso la sommità, appese a tubi ad arco, pendono una opposta all’altra due lanterne Belle Époque con cella a tronco di piramide rovesciata per l’alloggio della lampada.  Non state a sottilizzare se tra i salotti da marciapiede e i lampioni non vi sia alcun tratto di coerenza. La lampada, dicevamo. Niente, dentro al lampadario la lampada non c’è, quella cella è visibilmente vuota. Sono tutti così quei lampioni, che uno pensa: ‘lavori in corso, le lampade le avviteranno prima possibile’. Errore, si fa sera e ti accorgi che la fonte luminescente c’è… ben incassata e celata nel coperchio della lanterna. Inutile chiedersi che senso abbia quell’anacronistica lanterna a tronco di piramide rovesciata, che altro non è se non una banale cella vuota… È il lapsus freudiano dell’arredo urbano! Che altro, se no?

– Franco Veremondi

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.
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