Come conservare l’arte digitale? Lo ZKM di Karlsruhe mette in mostra le opere come casi di studio. Per capire come si preserva il futuro…

Il restauro e la conservazione dell’arte contemporanea sono questioni delicate, si sa. La faccenda però si fa ancora più spinosa quando c’è di mezzo la tecnologia, il cui progresso corre a una velocità tale da rendere i dispositivi usati obsoleti nel giro pochi anni. L’invecchiamento dell’hardware e del software rende infatti estremamente complesso il procedimento […]

Il restauro e la conservazione dell’arte contemporanea sono questioni delicate, si sa. La faccenda però si fa ancora più spinosa quando c’è di mezzo la tecnologia, il cui progresso corre a una velocità tale da rendere i dispositivi usati obsoleti nel giro pochi anni. L’invecchiamento dell’hardware e del software rende infatti estremamente complesso il procedimento di conservazione ed esposizione della new media art (net art, software art, installazioni interattive), che per questo viene spesso sottoposta a processi di riscrittura o emulazione.
Queste problematiche, che molti musei stanno affrontando già da almeno un decennio (basti pensare all’iniziativa Variable Media del Guggenheim di New York), sono il tema della mostra Digital Art Works. The Challenges of Conservation, appena inaugurata allo ZKM di Karlsruhe. Il centro tedesco, che dal 1997 si occupa della ricerca e dell’esposizione delle arti digitali, ospita fino al 12 febbraio 2012 dieci opere che rappresentano altrettanti case studies; si va da pezzi storici come Internet Dream di Nam June Paik e The Legible City di Jeffrey Shaw, fino a lavori più recenti come la net art del duo olandese Jodi.
La mostra fa parte di un progetto di ricerca più ampio finanziato dalla Comunità Europea e in corso già dal 2010, guidato dallo ZKM e arricchito dalla partecipazione di altre cinque istituzioni francesi e svizzere. Seguiranno simposi e pubblicazioni e la mostra farà tappa anche all’Espace Multimédia Gantner di Bourogne e al CEAAC (Centre Européen d’Actions Artistiques Contemporaines) di Strasburgo.

– Valentina Tanni

www.digitalartconservation.org
www.zkm.de

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Lucio Amellio

    Fantastico!! mi ha fatto ricordare un’opera di IABO dal titolo “Opera da Freezer” finalista al premio Celeste del 2010. L’idea dell’opera di IABO è proprio quella della conservazione di dati “preziosi” da inserire in una penna USB e conservarla sottovuoto nel freezer di casa.
    questa è il link dell’ opera linkhttp://www.premioceleste.it/opera/ido:55004/