Rivoli alla Bastiglia. Parte il 14 luglio la nuova rivoluzione nelle dinamiche fra museo e città

Tre giornate di festa internazionale al museo, con un ricco programma sul tema della ré-évolution urbaine, museo, città e territorio. A partire dalla data simbolo della Rivoluzione francese, il Castello di Rivoli – questo il museo di cui sopra – sposta il concetto di rivoluzione all’ambito culturale attuale, per sottolineare il ruolo del museo come […]

Michelangelo Pistoletto

Tre giornate di festa internazionale al museo, con un ricco programma sul tema della ré-évolution urbaine, museo, città e territorio. A partire dalla data simbolo della Rivoluzione francese, il Castello di Rivoli – questo il museo di cui sopra – sposta il concetto di rivoluzione all’ambito culturale attuale, per sottolineare il ruolo del museo come luogo della gente, spazio pubblico e della socialità, anche in collegamento con la prima edizione del Festival Architettura in Città.
Clou del programma, giovedì 14 luglio alle 16 nella sala Goshka Macuga, con il Tavolo di confronto sui rapporti Arte, Museo, Città animato da ospiti di eccezione come Michelangelo Pistoletto – artista e Direttore di Evento 2011 Biennale di Bordeaux -, Charlotte Laubard, Direttore del CAPC Musée d’Art Contemporain di Bordeaux, dall’economista Pier Luigi Sacco e dalla cultural advisor Catterina Seia. Nell’occasione verrà fra l’altro annunciata la nuova collaborazione tra Evento 2011 Biennale di Bordeaux e il Dipartimento Educazione di Rivoli. La rassegna proseguirà venerdì 15 e sabato 16 luglio con workshop, visite speciali e attività per le famiglie.

www.castellodirivoli.org

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  • gli sforzi sono comprensibili quando si sentono scricchiolii e tagli alla cultura. “Giornate per la famiglie” quante ne vuoi, ma il problema è di metodo…e giudicando da torri d’avorio il metodo non lo si trova. La presa della Bastiglia partiva dal basso e non certo dai vertici dell’istituzione e ,in questo caso, dei musei.

    La verità è che l’idea di Museo va xxxxxxxxxxxx xxxxxxx. Lavorare gratis per certi professionisti del talk fine a se stesso non mi va proprio….

    Possibile che non si poss avedere oltre i soliti noti: Sacco ormai è in tutte le salse, dice sempre le stesse cose anche condivisibili, ma bisogna agire e non parlare parlare..

    Con rispetto di Pistoletto: ma possibile che sia il massimo che abbiamo??? In italia viene sventolato come l’innovatore per eccellenza….??? Perchè? Con un lavoro storico poi ampiamente sopravvalutato (basti vedere recente mostra al Maxxi)….mistero della fede

    Ma contnuiamo così….propongo un talk al giorno:

    SACCO365

    ..per parlare parlare parlare…..parlare

    http://whitehouse.splinder.com/

  • gli sforzi sono comprensibili quando si sentono scricchiolii e tagli alla cultura. “Giornate per la famiglie” quante ne vuoi, ma il problema è di metodo…e giudicando da torri d’avorio il metodo non lo si trova. La presa della Bastiglia partiva dal basso e non certo dai vertici dell’istituzione e ,in questo caso, dei musei.

    La verità è che l’idea di Museo va xxxxxxxxxxxx xxxxxxx. Lavorare gratis per certi professionisti del talk fine a se stesso non mi va proprio….

    Possibile che non si poss avedere oltre i soliti noti: Sacco ormai è in tutte le salse, dice sempre le stesse cose anche condivisibili, ma bisogna agire e non parlare parlare..

    Con rispetto di Pistoletto: ma possibile che sia il massimo che abbiamo??? In italia viene sventolato come l’innovatore per eccellenza….??? Perchè? Con un lavoro storico poi ampiamente sopravvalutato (basti vedere recente mostra al Maxxi)….mistero della fede

    Ma contnuiamo così….propongo un talk al giorno:

    SACCO365

    ..per parlare parlare parlare…..parlare

  • a

    si in effetti è abbastanza patetico questo convegno fra il castello di rivoli e Bordeaux.
    Come dire che non si riesce a fare nulla che non sia in famiglia.. sempre pistoletto,
    sempre sacco, sempre con bellini e la moglie laubard… insomma una noia assoluta.. e parlano tra loro di cose assolutamente inutili..

  • guarda A, il sistema dell’arte italiano, volendo scimmiottare quello internazionale, è una sorta di oligarchia (governo di pochi) che governa senza opinione pubblica, e senza che al pubblico importi nulla. Costoro ricercano fondi (a fondo perduto) per i loro progetti e si disinteressano di netto del pubblico: senza pubblico non c’è sistema politico interessato, ed ecco che viene nominato sgarbi per il padiglione italia. La situazione è paradossale: pochi a discutere sopra una torre d’avorio altissima.

    Pensa che il Festival dell’arte internazionale di faenza non è stato ribattuto nel settore cultura di Repubblica e del Corriere della Sera. Festival Internazionale. Ribattono anche le sagre di paese ormai……

    …c’è qualcosa che non funziona in italia e la mancanza di pubblico/opinione pubblica fa si che nulla possa cambiare. Il pubblico in italia è formato solo da addetti ai lavori e curiosi. Gli operatori dell’arte contemporanea invece che lamentarsi di sgarbi dovrebbero fare una bell’esame di coscienza.

    • Siamo alla categoria dei curiosi ( curioso escamotage per definire manu militari, FESSI)Rossi è gradito sapere a quando la categoria dei guardoni

      • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

        W LA RIVOLUZIONE DELL’ARTE POVERA.. PARDON, RICCA!

        Caro Lorenzo,
        ti comunico che la categoria dei guardoni è già in essere e operante a dare la caccia con armi spuntate agli onnipotenti PONTIFICATI DELL’ ARTE ITALIOTA : (RICCA E POVERA .

        Questi artisti, nonostante la vecchiaia e la lunga militanza, li abbia resi un pò inetti all’uso di armi da fuoco…,; per non parlare dell’esercito a freddo: (di critici, curatori, musei, gallerie, borghesi, uomini d’affari, donne manger, politici, mercanti, cicisbei di corti, etc…) che li segue da molti anni), hanno comunque, ritrovato una ragione d’essere, proprio nei fantasmi dell’esercito del popolo francese, all’alba della presa della Bastiglia. W LA RIVOLUZIONE DELL’ARTE POVERA, PARDON, VOLEVO DIRE RICCA!
        Buon pomeriggio di fuoco

        • LorenzoMarras

          Savino caro, parafrasando Kojeve che a proposito dei fatti di maggio a Parigi, domando’ brutalmente : ci sono stati dei morti ? NO.
          allora non è successo niente !

          ecco Savino, possiamo allora intuire che non ci troviamo di fronte ad un assalto alla Bastiglia ma ad un comune assalto ai forni ,di Manzoniana memoria.

          ciao Savi’, stammi bene.

          • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

            Grazie Lorenzo, condivido con te.
            A presto

  • L’arte contemporanea in italia non ha pubblico ma addetti ai lavori e curiosi. Tra gli addetti ai lavori metto anche i collezionisti.

    E’ come se al cinema ci andassero solo i tecnici dei film, gli attori, i produttori ecc ecc

    Questa cosa è deleteria perchè crea un cricolo vizioso: le proposte per andare incontro ad un pubblico che non c’è vengono fatte la ribasso: e quindi conquistare i disinteressati.

    Ed ecco che al Madre di napoli imboccano il pubblico con babbà e al Mambo di Bologna propongo mostre orrende di un pop di ritorno ridicolo (M D Jackson); o ancora la mostra di Federico Fellini ma mettendo dentro un quantitativo enorme di materiali, come fossero un museo del cinema. Va bene fare Fellini (meglio Fellini che Pistoletto al Maxxi sicuro) ma va fatto come lo farebbe un museo di arte contemporanea, non proponendo la Sagra di Fellini, con decine e decine di schermi, materiali non selezionati, testi, immagini a non finire, che dopo 10 minuti di visita non se ne può già più.

    Il sistema negli anni 90-2000 è stato troppo impegnato a costruire cattedrali nel deserto, a prendere in giro collezionisti (dove sono finite, quanto valgono oggi, le promesse italiane anni 90??) e a ricercare posti di lavoro sicuri. Nessuno ha pensato al pubblico e nessuno è in grado di pensarci. Proprio in questi giorni sto lavorando ad un nuovo progetto in questo senso.

  • geafrost

    Il sistema dell’arte contemporanea in Italia è stato basato più che altrove sulla cultura del disprezzo, una pratica funzionale al mantenimento di gruppi sociali ristretti. Attraverso il disprezzo si rafforza quella carica identitaria che continuamente deve essere verificata. Ci sono “operatori” più realisti del re, guardinghi, ruffiani, accorti in ogni mossa. Certe opere d’arte contemporanea sono estremamente significative delle relazioni sociali che le hanno prodotte, hanno veramente un valore di manifesto.
    Parole come condivisione, luogo della gente, spazio pubblico sono specchietti per le allodole, l’attitudine democratica è nei discorsi e quasi mai nei fatti. Salvo poi correre ai ripari dandosi una facciata “friendly” che offusca la vera natura escludente delle politiche (perché tali sono) curatoriali con la C maiuscola.

    • mishima

      Complimenti per l’analisi, cinica ma efficace: stupenda l’immagine della cultura del disprezzo -una pratica funzionale al mantenimento di gruppi sociali ristretti-

      Gruppi solo finalizzati a mantenere i propri privilegi e a sfruttare i fondi pubblici per viaggiare per il mondo a spese dei contribuenti.
      Questi personaggi non vogliono farsi realmente capire o capire chi è interessato al mondo dell’arte, vogliono solo sfruttare al massimo il sistema per mantenere lo stile di vita che desiderano, e disprezzano chi non ha voglia di sfruttare tutto il possibile come loro..