Faenza Updates: Giorgio Fasol Uber Alles. Domandina: esiste in Italia un collezionista più lucido?

Panel sul collezionismo –d’altro canto è il tema centrale del festival-, conduce Angela Vettese, pubblico qualificato (Pepi Marcheggi, Giuseppe Alleruzzo, Anna Mattirolo, Maurizio Morra Greco, Adriana Polveroni e via dicendo). Sullo stage i collezionisti Giuseppe Iannaccone, i coniugi Lauro e Giorgio Fasol. Tutti discorsi altamente interessanti, per l’amor del cielo, ma consentiteci di dichiarare tutto […]

Panel sul collezionismo –d’altro canto è il tema centrale del festival-, conduce Angela Vettese, pubblico qualificato (Pepi Marcheggi, Giuseppe Alleruzzo, Anna Mattirolo, Maurizio Morra Greco, Adriana Polveroni e via dicendo). Sullo stage i collezionisti Giuseppe Iannaccone, i coniugi Lauro e Giorgio Fasol. Tutti discorsi altamente interessanti, per l’amor del cielo, ma consentiteci di dichiarare tutto l’innamoramento del nostro giornale per il collezionista veronese. Sia quando racconta come nasce l’acquisto di una sua opera (“non ho tantissimi soldi dunque compro esclusivamente giovani artisti, che abbiano pochi anni, che siano al massimo alla prima o seconda mostra. Così sarò sempre vivo”). Sia quando parla di politica e centra appieno il problema dei rapporti dell’arte contemporanea con le istituzioni (“il politico non capisce l’arte contemporanea, ma è nostro compito fornirgli gli strumenti e soprattutto i numeri. Quando il sistema dell’arte farà capire quanti denari sposta, quanti posti lavoro crea e quanto vale allora avrà anche l’attenzione e le cure della politica. Ad oggi facciamo numeri, ma non sappiamo raccontarli”). Chapeau.

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  • Lu Carossi

    Manca solo un anello tra sistema e pubblico. Ad oggi in italia non esiste un pubblico ma solo addetti ai lavori (anche collezionisti) e curiosi. Non si pretendono pubblici da multisala ma il minimo sindacale. E questa responsabilità, come la responsabilità dle vuoto in cui si è insinuato Sgarbi, è da attribuire al “migliore” sistema italiano, ben rappresentato a Faenza. E’ come se il mondo accademico e dei collezionisti “illuminati” non riuscisse a guardare al pubblico, che significa anche sostegno POLITICO, e finanziamenti pubblici e privati. E la soluzione non sono i laboratori didattici nei musei.

  • Cristiana Curti

    Non si dice però che Giorgio Fasol ha cancellato una serie di “intermediazioni” forzose che costituiscono le più insormontabili barriere fra il pubblico (Musei, Fondazioni, Assessorati e Sovrintendenze) e il privato (Collezionista) e l’arte.
    La sua collezione è costruita sin dall’inizio “dentro” e “per” il MART di Rovereto, con la Direttrice del quale egli ha un rapporto strettissimo di fiducia e collaborazione (collaborazione!) proprio perché gli è stata concessa (non sembri affatto cosa da poco) la possibiiità di “pensarla” per un sito di cui sa esattamente le esigenze e gli spazi a disposizione.
    Questo è IL rapporto da analizzare e “copiare” per ogni struttura pubblica dedicata al contemporaneo. La via giusta, che galvanizzi e coinvolga il Collezionista e che permetta al Museo di accrescere (pur in deposito) la propria Collezione.
    L’unico fattore a “rischio” non è l’entusiasmo di Fasol, ma la disponibilità futura dell’Ente dopo che il referente primo (Gabriella Belli) sarà sostituito da altri.

    • c f

      ma cosa dice, gentile Curti? la collezione di Giorgio Fasol sarebbe “costruita sin dall’inizio “dentro” e “per” il MART di Rovereto, con la Direttrice del quale egli ha un rapporto strettissimo di fiducia e collaborazione (collaborazione!) proprio perché gli è stata concessa (non sembri affatto cosa da poco) la possibiiità di “pensarla” per un sito di cui sa esattamente le esigenze e gli spazi a disposizione”? questa è un’enorme stupidaggine, basata su osservazioni superficiali, soltanto perché lo scorso anno al MART fu ospitata la collezione AGI Verona (di Anna e Giorgio Fasol).
      il collezionista veronese è attivo da molto prima che il MART aprisse, non è assolutamente vero che abbia un particolare rapporto con la direttrice, che peraltro (cosa risaputa nell’ambiente) non ama l’arte contemporanea, ma – parole sue, riportate dal suo staff – vorrebbe sempre lavorare con artisti defunti, soprattutto esponenti dell’arte moderna fino a Fontana e Burri, facendo delle loro opere quel che le aggrada, senza nessuna “rottura di palle” (l’espressione è mia, che traduco..).
      davvero, dichiarazioni come questa di Curti sono prive di senso, anche se appaiono pronunciate con molta sicurezza.

  • bea

    C’è stata un pò di confusione, Fasol è sicuramente un collezionista egli infatti compra con amore e non ha mai venduto le sue cose all’asta, cosa che invece fanno abbastanza spesso i Lauro .