Prosegue, dopo la pausa estiva, il fortunato ciclo di lezioni dal titolo All is New in Art, promosso di CINTA – Centro Italiano Nuove Tecnologie e Arte, piattaforma di formazione voluta dalla Regione Lazio e dalla Fondazione Pastificio Cerere, con la cura di Marcello Smarrelli.
Lo scorso 16 settembre a incontrare i corsisti è stato Lorenzo De Rita, direttore del The Soon Institute, un collettivo impegnato nella sperimentazione di nuove forme di comunicazione. Insieme a lui, come in tutti gli appuntamenti di Cinta, anche alcuni ospiti: il fotografo ed editore Jason Fulford, il graphic designer Patrizio Marini, lo scultore e fotografo Corin Hewitt, l’artista Alberto De Michele, la graphic designer e scrittrice Tamara Shopsin.
Sul principio (e sulla fine) dei vasi comunicanti era il titolo della giornata di studio, che ha cercato di fare il punto su alcune questioni nodali legate al sistema della comunicazione via web. Partendo da un paradosso. Overdose di informazioni, ma scarsa capacità di comunicare davvero: di essere efficaci, persuasivi, utili, interessanti. Insomma, quanto e come stiamo usando le tecnologie informatiche e soprattutto, a che scopo? Con quali risultati?

Da qui alcune questioni specifiche, che traducono il gap esistente tra l’ossessione comunicativa delle società occidentali, la crescente performance tecnologica dei prodotti sul mercato e la situazione di stallo che spesso ci si trova a fronteggiare. Come aziende, come operatori culturali, come semplici utenti.
Qualche esempio. Possediamo moltissimi strumenti raffinati; ma riusciamo davvero a veicolare i nostri contenuti, a renderli appealing e a interessarci a quegli degli altri? Oppure, perché oggi un visitatore medio di un museo resta a contemplare un’opera d’arte per appena 3.5 secondi? Quanto c’entrano i ritmi del surfing digitale? E se un motore di ricerca come Google punta tutto sul rapporto tra quantità delle informazioni intercettate e velocità della risposta, il fattore tempo, per noi, è diventato un ostacolo, un impoverimento, una materia inerte non più sfruttata in modo consapevole?
E ancora, perché tanta pubblicità su Internet e così poco coinvolgimento dell’audience? A chi serve la pioggia invasiva di spot, banner, pop-up? E a chi serve la valanga di selfie che occupa lo spazio dei social e le memorie dei nostri smartphone?
Dare forma al mondo, anche attraverso la consistenza e l’intelligenza dei messaggi e le strategie comunicative, è una scommessa sempre avvincente. Interrogarsi, capire, trovare soluzioni, districandosi nella selva dei new media, è la missione del presente.

Helga Marsala

www.cintarte.it
www.pastificiocerere.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.