Se l’arte di Léger fosse musica? Sarebbe blues

Museo Correr, Venezia – fino al 18 maggio 2014. Rompete il salvadanaio e accorrete al museo lagunare: è in corso la prima grande antologia italiana di Fernand Léger. Con 100 opere, provenienti da diversi prestiti, l’esposizione racconta in maniera didascalica l’opera del pittore francese nel voler riportare, il più fedelmente possibile, la vita nella prima metropoli.

Fernand Léger, Paesaggio Animato, 1924 - olio su tela, cm 49,53 x 65,07 - Philadelphia Museum of Art - © Fernand Léger by SIAE 2014

Sono almeno cinque i buoni motivi per visitare la mostra Léger. La visione della città contemporanea, ospitata nella bellissima cornice del Museo Correr a Venezia. Il primo: in Italia non si era mai vista una così completa e accurata retrospettiva del pittore francese; con 100 opere esposte (70 solo di Fernand Léger, Argentan 1881 – Gif-sur-Yvette 1955), è indubbiamente uno dei migliori percorsi espositivi nell’era dei Musei Civici guidati Gabriella Belli. Il secondo: grazie agli importanti presiti privati e non (soprattutto quelli del Philadelpia Art Museum, coproduttore della mostra), l’esposizione si avvale di opere eccezionali, quali: il magnifico dipinto La Ville di Léger, il quadro Forme Circolari di Robert Delaunay, Composizione n. 11 di Piet Mondrian, la pellicola rimasterizzata di Entr’acte (1924) di René Claire e Francis Picabia (davvero introvabile, una chicca da guardare per tutti i 22 minuti), il Paesaggio animato di Fernand Léger e il Nudo che scende le scale (n. 1) di Marcel Duchamp, giusto per citarne alcuni.

Frank (Frantisek) Kupka, Dischi di Newton(studio per Fuga in due colori), 1912 - olio su tela, cm 100,33 x 73,66 - Philadelphia Museum of Art - © Frank Kupka by SIAE 2014
Frank (Frantisek) Kupka, Dischi di Newton(studio per Fuga in due colori), 1912 – olio su tela, cm 100,33 x 73,66 – Philadelphia Museum of Art – © Frank Kupka by SIAE 2014

Il terzo: il progetto espositivo di Daniela Ferretti si sposa perfettamente con l’idea curatoriale di Anna Vally; il risultato è la scomposizione in cinque sezioni (La metropoli prima della Grande Guerra, Il pittore della città, La pubblicità, Lo spettacolo e Lo spazio) che raccontano, in maniera onesta e comprensibile, lo sviluppo artistico di Léger: le prime influenze, i progetti oltre la pittura e la sua vena geniale nel mescolare arte e architettura. Al centro di tutto ciò c’è la metropoli e l’uomo moderno visti dall’occhio del pittore francese: “Se l’espressione pittorica è cambiata, è perché la vita moderna l’ha richiesto […] Un uomo moderno registra cento volte più impressioni sensoriali rispetto a un artista del diciottesimo secolo”. Il quarto: le opere di Léger – dai quadri ai manifesti pubblicitari – non sono lasciati soli, ad autocelebrarsi, anzi: sono disposti (in tutti i dieci spazi) in dialogo con altre opere dell’epoca di pittori amici; così balza subito all’occhio quanto, ad esempio, ci sia un po’ di Picasso nelle prime opere, un po’ di Le Corbusier, l’algebra di Mondrian e l’entropia di Duchamp. A Léger, infatti, oltre ad essere un grande pittore, è capitato di essere (a sua insaputa) anche uno scenotecnico, un ideologico precursore di murali, un designer e un architetto visivo. Se non ci credete, avete tempo fino al 2 giugno.

Fernand Léger, Progetto di sipario per Skating Rink, 1922 - grafite, acquerello e inchiostro India su carta, cm 40,50 x 48,00 - Dansmuseet Stockholm - © Dansmuseet – Musée Rolf de Maré Stockholm
Fernand Léger, Progetto di sipario per Skating Rink, 1922 – grafite, acquerello e inchiostro India su carta, cm 40,50 x 48,00 – Dansmuseet Stockholm – © Dansmuseet – Musée Rolf de Maré Stockholm

Il quinto: Léger diceva che l’arte deve essere equivalente alla vita moderna, non solo una sua rappresentazione. Rielaborando il proprio stile, dopo la Seconda guerra mondiale, con un linguaggio da massmedia, racconterà ciò che lo circonda; così – anche a fine mostra ne sarete coscienti – la sua arte andrà oltre il cavalletto e ci regalerà una delle più vere e sincere testimonianze di com’era la vita nei primi del Novecento. Tutto ciò vi costerà solo 13 euro, indubbiamente un ottimo affare.

Paolo Marella

Venezia // fino al 2 giugno 2014
Léger 1910-1930. La visione della città contemporanea
a cura di Anna Vally
MUSEO CORRER
Piazza San Marco
848 082000
www.mostraleger.it

CONDIVIDI
Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.