Spettatore/opera. Un rapporto senza filtro nel progetto bolognese di Andrea Kvas

Car Drde, Bologna – fino al 18 gennaio 2014. L’artista Andrea Kvas ha ideato il progetto “Elephant Talk”. Per proporre una relazione libera e diretta tra opere esposte e visitatore.

Nicola Melinelli, 2013, olio su tela - photo Enrico Gieri

Due sono le tele di Andrea Kvas (Trieste, 1986), dipinte fronte-retro, accasciate inanimi sul pavimento all’entrata della galleria, pronte per essere maneggiate e investite di nuovo significato da chi varcherà la soglia. L’intenzione di creare un dialogo senza filtri con il visitatore e con lo spazio si palesa ulteriormente nell’opera di Nicola Melinelli (Perugia, 1988), dove un grande dipinto è messo sotto torchio dal pavimento della galleria, manifestandosi nel suo solo perimetro e innescando nell’immaginazione dello spettatore la ricostruzione del suo insieme.

La partecipazione attiva, fisica e concettuale del fruitore è il comune denominatore anche dei lavori di artisti più maturi, come Maria Morganti (Milano, 1965) e Vittorio Cavallini (Lucca, 1973), per cui segni, richiami di colore e geometrie introducono a una possibile, ma non obbligata, via da intraprendere.

Carolina Gestri

Bologna // fino al 18 gennaio 2014
Elephant Talk
a cura di Andrea Kvas
artisti: Vittorio Cavallini, Andrea Kvas, Nicola Melinelli, Maria Morganti
CAR DRDE
Via Azzo Giardino 14 a
051 9925171
[email protected]
www.cardrde.com

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Carolina Gestri
Carolina Gestri (Firenze, 1989) è neolaureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l'Università degli Studi di Firenze con una tesi magistrale incentrata sulla nascita e lo sviluppo della Performance Art in Italia. Ha portato a termine tirocini formativi presso il CCC (Center for Contemporary Culture) Strozzina a Firenze e l’organizzazione non profit di Milano Viafarini DOCVA. Aspirante curatrice, è stata selezionata per il corso-residenza CAMPO 13 presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Da gennaio 2013 è Art Editor per Reykjavik Boulevard (a guide for curious people).
  • ma certo, buttandola sulla pittura e l’arte astratta ci si prende sempre…e poi basta dare come titolo della mostra un titolo di un libro (possibilmente trovato in un mercatino dell’antiquariato mentre l’italia crolla ma la nonni genitori foundation paga) e il gioco è fatto.

    Non è altro che l’informale anni 60 attualizzato sapientemente. Una buona forma di artigianato che ognuno può provare a casa propria, prima di spendere inutilmente migliaia di euro. E se uno non conosce l’informale e ci gode nel guardare queste opere???? E se Media World vendesse computer anni 70 al pubblico dicendo che ci sono solo quelli? Gli esperti dovrebbero farlo notare, mentre il pubblico rischierebbe di essere preso in giro.

    Qualcuno dice che l’originalità dell’opera dipende dall’ignoranza di chi le guarda…se un medico occidentale cura un tumore con l’aspirina e arriva un africano di un villaggio sperduto, che approva la cosa, possiamo dirci soddisfatti???????

    O STIAMO FORSE SPRECANDO OPPORTUNITA’?????????

    • Helmut

      Non capisci nulla di Arte. Parli sempre e solo di design, prodotti, moda.

    • michele

      Pittura e mostra orribile…

  • rino

    l’originalità è difficilissima da trovare!
    lo dice la storia, figuriamoci il presente!

    è NORMALE rifarsi a codici tuttora vigenti, è sempre stato così

    trenta-quarant’anni per l’evoluzione dell’arte visiva SONO POCHI

    whitehouse confondi l’arte con la moda

  • rino

    e con lo shopping informatico, visto l’esempio che porti

  • Penso che sia l’esatto contrario. La reiterazione preparata e artigianale di codidi è MODA, mentre è CONTEMPORANEO ciò che presenta una sfasatura con il proprio tempo.

    L’esempio dei computer è solo una metafora per dire che stiamo sprecando opportunità e che il fatto che il pubblico NON conosca certi codici non è un buon motivo per reiterarli….

    Poi ognuno può fare arte per un profondo desiderio ed esprimersi come vuole. L’importante è avere consapevolezza. E quindi non pretendere cifre astronomiche per opere che sono una forma di artigianato. E quindi evitare di cadere nell0ikea evoluta non conspevole.

    • rino

      sì ma in arte è il genio che imprime la sfasatura caro mio
      e quello non lo “formi”, anzi…

      gli altri (gli epigoni, i mediocri, i non visionari) E’ OVVIO che vadano in scia!
      che altro dovrebbero fare?

      ti arrabbi per la cosa più ovvia antica e ineliminabile del mondo, è questo che fa sorridere della tua impostazione

    • abc

      quanti bei termini???? sfasatura col proprio tempo… reiterazione preparata e artigianale… quanti press release ti divori al giorno? solo in italiano o anche in inglese?inizi a parlare come le assistenti di galleria che imparano a menadito le 4 paroline ad effetto da tirar fuori al momento giusto col visitatore inesperto…

      Riesci ad impegnarti altrettanto quando guardi una mostra? Cioè ti impegni intellettualmente? o ti limiti solo a spammare dal web migliaia di immagini digitali senza aver la minima idea di ciò che dici? credendoti però l’oracolo del nuovo millennio?

      A no scusami. tu alle mostre non ci vai… sei costretto ad inventartele.

  • Come va?

    Ma tutto questo che c’entra con sta mostra???

  • Nessuno parla di genio. Questa mostra è straordinaria se rimane consapevole di quello che è. E quindi le opere sono testimoni di atteggiamento. Chiunque può operare, anche in casa propria. Il problema nasce quando la mostra è investita di una carica pretenziosa.

  • fundaci

    E quale sarebbe la pretenziosità qui?

    • Federico Zeri

      Mettere una pallina di pongo in una fessura, secondo me è pretenzioso presentare una stupidaggine del genere come arte.

  • gigi

    ……E QUALI SAREBBERO IN QUESTA MOSTRA GLI ARTISTI + MATURI ?

  • gigi

    ma stiamo scherzando !

  • gigi

    non c’è niente da commentare !

  • Le tele di kvas ok. Ma la mostra è ok. La pittura è la seconda via, perché consapevole dei propri limiti. La pretenziosità solitamente è data dalle intenzioni dell’artista, dal contesto e dall’opera in sè.

  • fundaci

    Eee quindi???
    Paiono le massime del papa scritte sul giornale. .

  • gigi

    autoreferenziale = (che fa riferimento esclusivamente a se stesso, trascurando o perdendo ogni rapporto con la realtà esterna e la complessità dei problemi cha la caratterizzano)
    siamo difronte nuovamente a l’artista che bisognoso di conferme che non arrivano dal proprio lavoro
    artista che invita altri artisti con la semplice richiesta di avere visibilità
    è già successo proprio con artisti amici di questo gruppetto non “si fanno nomi tanto è tutto chiaro di chi parliamo” una sorta di circolo di falsi meriti..
    e come dice whitehouse se gli artisti operano in maniera consapevole per un pubblico senza alcuni strumenti e ne godono vadano pure avanti ma non devono pretendere di essere gloriosi!

  • La cosa interessante di queste opere è il fatto che discendano da un atteggiamento e un piglio che chiunque può vestire anche in una versione amatoriale. Semmai organizzando un pomeriggio di pittura con tutta la famiglia. Il problema nasce quando queste opere si vogliono caricare di una certa pretenziosità, fatta di mostre con titoli di libri, fatte con opere per cui vengono chiesti migliaia di euro.

    Si tratta di una preparata forma di artigianato, che deriva dalla stagione informale anni 60-70. Benissimo. Ma tutto qui.

    Mentre oggi l’arte potrebbe essere molto di più. Ma qui mi fermo perchè non sarebbe la sede adatta. E’ chiaro che per “fare” ci vogliono risorse umane ed economiche. Il lavoro che stiamo facendo su whitehouse, rimane ad uno stadio potenziale in quanto sono solo e vengo ostracizzato. Ma meglio così, è una meravigliosa forma di selezione delle persone :)

    • Helmut

      Non si capisce ancora cosa vuoi.

  • fundaci

    Bene, ho letto il tuo articolo. Ma non capisco perchè tu non sia il primo ad argomentare criticamente questa mostra per esempio, visto che è quello che predichi e suggerisci

  • la mostra è molto criticabile. Dipingere le scheggiature del muro, presentare questi dipinti stratificati, dare i SOLITI TITOLI DI LIBRI, significa avere un pendolo che dondola tra moda e pretenziosità. Fate queste cose in casa e basta.

    Anche le tele di Kvas, ad una lettura più attenta, sembrano giochini molto prevedibili, dove “cose a caso” (sembrano tele imbrattate alla bene meglio) vorrebbero uscire dalla tela perchè sanno che nella tela muoiono. Afflosciarle non basta.

    Cosa voglio? Vorrei vedere mostre consapevoli e coscienti. Vogliamo fare l’informale 2013? ok, ma non ammicchiamo oltre.

    Questa mostra mi sembra molto pretenziosa e molto prevedibile. Una moda, rispetto al suo opposto che è l’essere contemporaneo. Cose da fare la domenica pomeriggio in casa con amici o la famiglia.

    • vadooo

      Si vede che sei disattento. E la tua disattenzione scredita le tue critiche che, tra l’altro non sono affatto costruttive. Ti piace solo affossare tutti per elevare i tuoi modesti progetti.
      Leggi le didascalie per primo, poi informati sul titolo, e leggi il comunicato.
      Ah si, vai a vedere la mostra!
      Se c’è una cosa buona in questo progetto è che richiede un esperienza diretta con le opere e non solo guardare 4 foto nel web.

      • L’idea di critica come modo per affossare ed elevate se stessi , l’hai tu negli occhi. Sarebbe veramente stupido, perché una guerra tra poveri. Io gestisco semplicemente un blog.

        Io la mostra la vedo, e mi sembra una masturbazione mentale. Detta in modo più sintetico. Giovanissimi che giocano a fare gli anni 60 con qualche spruzzatina neo concettuale.

        Apporto costruttivo: vorrei una pittura più frontale che non cerchi stampelle fuori di sè. Perché facendolo vuol dire che neanche lei crede a se stessa. E poi i quadri piccoli ma spessi con geometrie e colori sovrapposti, andrebbero banditi :-)

        • vadooo

          Sai perché non funziona il tuo modo?
          Tu non critichi, non dai il tuo modesto parere, tu parli come se la tua opinione fosse la sola valida.
          Io non vedo stampelle, e fidati che avere la possibilità di toccare una tela dipinta non è cosa da poco.
          Che poi la mostra non sia eccelsa è un altra cosa, sicuramente però c’è carne sul fuoco.

          • Afflosciare la tela che poi lo spettatore mette e filtra come vuole è una stampella. La moda è una stampella. Il titolo del libro alla mostr è una stampella. Mettere la tela sotto al pavimento è una stampella. Dipingere le imperfezioni del muro è una stampella…..

            Munari diceva: saper vedere per saper progettate. Tu non sai vedere.

            Ma anche il Suv è una protesi-stampella che dice molto…ecco perché allenarsi alle arti visive migliora la vita e rende felici. :-)

        • ABC

          Se tu avessi visto la mostra, non avresti parlato di “dipingere le scheggiature del muro”, perché si tratta di pongo, non di pittura, non sono dipinti, ma applicati.
          E i “quadri piccoli ma spessi con geometrie e colori sovrapposti”, sono tutto tranne che spessi e con colori sovrapposti….. i telai sono spessi appena 1 cm, e i colori non sono sovrapposti bensì accostati.
          sai che cambiano molto questi dettagli??
          No tu non lo sai, perché le mostre non le fai. Te le inventi. Non hai a che fare con il guardare… solo con il supporre.

          GUARDA LE MOSTRE DAL VIVO CAPRONE!
          E FATTI MENO SEGHE DAVANTI AD UNO SCHERMO.

          “Giovanissimi che giocano a fare gli anni 60 con qualche spruzzatina neo concettuale”
          ti rendi conto di quanto sei banale e semplice? di quanto è facile articolare questa frase qui sopra?

          Perche tu cosa fai? giochi a fare il giovane che fa gli anni 80-90, con una spruzzatina hi-tech. Però tu parli di gente viva, giusto. quindi sei contemporaneo….

          In te vedo solo una sfasatura di 20 anni successiva a quella della mostra qui sopra… nulla di più e nulla di meno. invece che fare gli anni 60 tu fai quelli 80….

  • Paolo Parlapiano

    mostra che non vale più di tre fassoni d’oro.

  • y

    E comunque ignorantone di un lucarossi, elephant talk è il titolo di una canzone che, tra l’altro, pare proprio che parli di te.
    Bla bla cheap talk..

  • gigi

    ancora con il pongo dentro le fessure..e la pittura accostata…
    sai quanti ne ho visti di questi artisti che ripetano queste chiamiamole intuizioni
    mi pare vi manca esperienza sul campo e questo lo posso capire ci vuole tempo vedere tante mostre, ma senza una sincera analisi e autocritica non riuscirete mai

    in questa formula ripetitiva tanto tanto un curatore ne può anche trarre un giovamento (ma povero lui) ma l’artista proprio fa una grossa stupidaggine se non si sofferma su quello che sta proponendo e questo non vuol dire che l’utilizzo del pongo e di certa pittura siano da censurare ma si dovrebbe sentire e vedere nel lavoro
    uno sviluppo di una analoga sensibilità, pur dando luogo ad esiti del tutto diversi e conformi all’epoca che stiamo oggi vivendo, e questo non esiste in questi atteggiamenti !

  • Continuate a non capire che se si tratta di pongo o pittura, di uno o 5 cm, di un libro o una canzone NON cambia nulla!!!

    Io la mostra l’ho vista eccome! Cosa significa “dal vivo”? Io sono vivo e la mostra la vedo….è assolutamente “dal vivo”!!!!

    Siete voi che non capite che i dettagli che mi state comunicando non cambiano di una virgola il mio giudizio! Non cambiano la mostra! Come voi non vi accorgete che NON cambiate la vostra vita modificando dettagli che credete importanti!

    La vostra incapacità è l’incapacità di giovani in un paese per vecchi!

    Il punto non è l’originalità ma la consapevolezza.

  • Questa mostra è il “compitino” di cui parla Caliandro, nel recente articolo relativo agli incatenati. Questi giovani sono incatenati e invece di liberarsi riflettono se il materiale delle catene sia pittura o pongo.

    • dfg

      Dal vivo significa entrare fisicamente nnelo spazio e guardare la mostra. Le cose cambiano sai?
      Cominqie non stiamo cercando di cambiare le tue idee che, come sappiamo, sono ottuse e irremovibili. Semplicemente diciamo che devi smetterla di blaterare a caso e parlare con umiltà e cognizione di causa. Poi che ne sai tu di quale consapevolezza hanno questi artisti? Critichi sulla base di tue superficiali supposizioni che non vanno oltre alle foyo su questo articolo. Tu sei vivo ma i tuoi occhi sono due frittelle unte di fiele e presunzione.

    • linda

      ma incatenati de che? sono semmai artisti che fanno opere deboli perché di più non riescono
      e mammamia! e che sarà mai
      ci sta
      che vuoi che nascano un basquiat o un ad reinhardt ogni cinque minuti?
      ahahah

  • dfg

    “L’idea di base è molto semplice, non voglio prendere in considerazione l’arte astratta in quanto tale, bensì la sua capacità di coinvolgere il pubblico in un modo più fisico-emozionale (e quindi più “democratico” in un certo senso). Nell’opera astratta il significato è intrinseco nel suo essere quello che è, questo la rende autonoma da griglie teoriche imposte a priori.” Andrea Kvas

    Il titolo della mostra è tratto dal brano dei King Crimson,  ’Elephan Talk’, (dall’album “Discipline” del 1981).

    Questo è il comunicato, mi pare che di consapevolezza ce ne sia, e ben poche pippe

    • Io sono pronto a mettere in discussione ogni mia idea, diversamente sarebbe noioso.

      Mostre come queste rappresentano un rassicurante compitino, una moda mainstream. Ma in questo non c’è nulla di male. Una preparata forma di artigianato dell’arte contemporanea. Basta esserne consapevoli. Non vedo cosa ci sia di male nel dire questo.

      Dire che l’arte astratta è democratica è come dire che il frigorifero e la TV hanno cambiato la vita delle persone. Stiamo parlando di anni 50, 60…
      Per tanto oggi il rischio è che queste operazioni diventino “cose e colori a caso”…poi ognuno ci vede democraticamente quello che vuole….oggi questa cosa non mi sembra molto interessante. Anzi mi sembra che contribuisca alla sovraproduzione di opere. Mi sembra che contribuisca ad un certo inquinamento di immagini. Inquinamento inteso come caos sovraprodotto.

      Se facevano una mostra di pitture alla Pollock, senza applicare il pongo nelle fessure o mettere i quadri sotto al pavimento, facevano un ‘operazione più sincera e consapevole. Senza tante pippe da comunicato stampa.

      Aggiungo che spesso le fotografie della mostra dicono molto di più della mostra fruita in modo diretto. Ed entrambe le opzioni sono DAL VIVO.

      La documentazione crea un distacco salutare, che evita di scivolare nella contemplazione dell’opera come dogma-crocifisso.

      • su vvia

        Perche non ci postate qualche link dove poter quindi istruirci e vedere di cosa le vostre menti iperuraniche si occupano durante la giornata, oltre che di infierire gratuitamente e senza alcuna cognizione di causa su qualunque cosa vi capita sotto tiro?

        Mettete qualche link qui sotto di mostre che reputate degne di esser nel 2013 e degne di intellettuali quali vi reputate.

        Aspetto con impazienza di cibarmi della vostra dolce ambrosia.

        • su vvia

          “Aggiungo che spesso le fotografie della mostra dicono molto di più della mostra fruita in modo diretto. Ed entrambe le opzioni sono DAL VIVO.

          La documentazione crea un distacco salutare, che evita di scivolare nella contemplazione dell’opera come dogma-crocifisso”

          QUESTA E’ ERESIA.

          • su vvia

            Ci sono determinate opere che non possono essere osservate dalla documentazione, e ritengo che questa mostra ne sia un esempio. o meglio, certo per i posteri è sempre necessario osservare la documentazione, ma finche è possibile visitare, e vedere, credo sia sempre meglio il contatto diretto…

            Sai com’è? Certa pittura ha come caratteristica anche quella dell’esser sensuale, del sedurti. del doverla vedere. E mi risulta difficile lasciarmi sedurre da uno schermo digitale. :D

            I pixel non sono altrettanto pastosi, e cromatici.
            ma non voglio convincer nessuno di nulla.

            in fondo com’è che si dice???

            il mondo è bello perché vario!

            IL BELLO è CHE ABBIAMO SEMPRE TUTTI RAGIONE.

            :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D

          • Le eresie fanno pensare alla santa inquisizione…e devo dire che spesso l’arte sembra una forma di religione e le opere vengono circondate da un subdolo “non detto”.

        • antonio

          non capisci che gestisce un blog sfigato e che è sempre davanti al pc perchè il poveretto vorrebbe fare l’artista ma forse per paura di essere criticato distrugge gli altri

  • su vvia

    Ad ogni modo caro il mio whitehose… lei reinventa anche la lingua italiana…. cotanto è pieno di se da rivedere pure il nostro lessico…

    DAL VIVO
    per me significa, che cio che sto osservando “dal vivo” sta accadendo nello stesso intervallo spazio-temporale in cui mi trovo io… ovvero, un concerto dal vivo, è quando io sono seduto ad un tavolino sorseggiando un cocktail /in piedi in un palasport e sul palco si esibisce il/la cantante e io posso udire la sua voce… e non la sua riproduzione (registrazione ritrasmessa da impianti acustici) per una mostra fa lo stesso..

    Per me vedere un mostra dal vivo, significa che entro in uno spazio (lo stesso in cui è allestita la mostra) e respiro la stessa aria che avvolge le opere.. e non uno schermo che mi mostra una foto scattata li dentro…

    Potrei addentrarmi in discernimenti di rappresentazione e ripresentazione o presentazione… ma forse lei ritiene tali questioni delle quisquilie o sciocchezze seicentesche…
    Sa? in fondo stiamo parlando di Pitture… e i diversi livelli di lettura del lavoro, le operazioni di rappresentazione hanno un certo peso. Ma forse lei non lo sa.

    buon proseguimento.

  • @su vvia:

    Le foto che vedo su uno schermo “avvengono” dal vivo. E quindi io sto vedendo la mostra “dal vivo”. Se gli artisti o i curatori non vogliono questo dovrebbero impedire la documentazione delle opere. Vedi Tino Sehgal (per il quale consiglio diverse mostre passate), ma che non le posso indicare perchè non esiste documentazione ufficiale, se non foto o video rubati. Per tanto l e opere vivono anche nel testo scritto e orale.

    L’esperienza diretta del opere ( DAL VIVO come quella indiretta) è sicuramente interessante ed utile, ma spesso può mettere il fumo negli occhi; non serve per una valutazione asciutta dell’opera. Serve per una valutazione espansa, fatta spesso da dettagli importanti ma superflui per una valutazione maneggiabile e utile. Per non parlare di quanto tempo e risorse si possono risparmiare.

    Non si tratta di preferire l’esperienza indiretta da quella diretta, ma semplicemente averne consapevolezza. L’opera oggi più di ieri è fluida e agisce a più livelli. Le coniglio il primo testo che ospito sul blog whitehouse.

    In questa mostra un ‘esperienza indiretta è più che sufficiente. E questo non vuol dire che la mostra non abbia degli aspetti positivi. E non vuol dire che una persona non possa divertirsi a scoprire la tela sotto il pavimento, o a maneggiare le tele colorate pazzamente o a sniffare l’odore del pongo…

    • lgg

      ‘ Le foto che vedo su uno schermo “avvengono” dal vivo. E quindi io sto vedendo la mostra “dal vivo”. ‘
      vera la prima affermazione, falsa la seconda !!
      Tu non vedi “la mostra” ma la sua documentazione, che e’ altra cosa, cosi come se io guardo un tuo ritratto non vedo “te” ma un’immagine che ti rappresenta e che potrebbe anche essere decisamente “alterante” della tua vera fisionomia.

      ” Se gli artisti o i curatori non vogliono questo dovrebbero impedire la documentazione delle opere.”
      parzialmente vero, ma rimane il fatto che la “documentazione” (in genere anche se non sempre) non e’ intesa a “sostituire” la mostra (o l’opera) ma appunto a “documentarla” a lasciarne una traccia per il tempo in cui l’evento non sara’ più visibile “dal vero”.
      Come ho detto : in genere, non sempre perché, sempre più spesso accade che la “documentazione” venga invece prodotta proprio come” mostra” o “opera” (o come succedanea di essa) … e, allora, torni ad aver ragione tu.
      Il punto, che sembri volutamente ignorare, e’ che per giudicare criticamente una mostra (un’opera) occorre avere l’umiltà di sottostare alle condizioni volute dall’autore
      ( o dal curatore) o, in alternativa, avere l’onesta’ di dire chiaramente che si sta giudicando non “la mostra” ( o l’opera) ma quanto se ne desume dalla sua documentazione.
      Bisogna, pero’ darti atto che, oggi, con la preponderanza e la sovrabbondanza di “informazione” virtuale e la conseguente stragrande maggioranza di “spettatori” virtuali anche una “critica della visione virtuale” (com’è spesso la tua) e’, oltre che lecita, utile ed interessante… se e’ fatta in maniera utile ed interessante , ovviamente ;)

    • Franco

      @ su vvia: non abbiamo sempre tutti ragione, “avere ragione” è una condizione relativa a delle situazioni specifiche, e non tutte le opinioni sono valide o rispettabili, questa è un’idea distorta e pericolosa di democrazia.

      @ Luca Rossi o Whitehouse: il tuo modo di fare “provocatorio” non smuove una foglia. Anzi. Hai un atteggiamento paragonabile a quello che può avere un Giuliano Ferrara in un dibattito: urli sopra tutti, rendendo la conversazione sterile e frustrante, ti accanisci sempre sugli stessi punti esattamente come sono stati istruiti a fare i più vili servi del sistema. Inutile inneggiare al cambiamento quando porti avanti un atteggiamento che non fa altro che sollevare fango, tarpare le ali a qualunque scambio di idee costruttivo e appesantire gli animi di tutti, oltretutto in modo vigliacco. Fai un favore al nostro piccolo e già problematico mondo: abbi l’umiltà e il buon senso di limitarti a postare articoli sul tuo blog e abbandona il ruolo che ti sei auto-assegnato di giustiziere mascherato dei forum. Non ne possiamo davvero più. E anche per te stesso: credi di aumentare la tua credibilità comportandoti in questo modo? sei diventato un arrogante pagliaccio. Se all’inizio potevi avere una qualche possibiltà di sollevare delle critiche interessanti, di cui il mondo dell’arte ha disperato bisogno, te le sei giocate tutte portando avanti un atteggiamento egocentrico, parassitario e ottuso.

      E se alcune delle tematiche di cui ti sei auto proclamato paladino hanno dei fondi di verità (e meriterebbero davvero di essere affrontate, per il bene di tutti) il modo con cui ne tratti e ti ci accanisci è di una superficialità, una presunzione e una sterilità veramente irritante.

      Tornando al caso specifico di questa mostra, vorrei in particolare rispondere alle ultime affermazioni che hai fatto, in particolare:

      “la documentazione crea un distacco salutare che evita di scivolare nella contemplazione dell’opera come dogma-crocifisso.”
      e
      “L’esperienza diretta del opere ( DAL VIVO come quella indiretta) è sicuramente interessante ed utile, ma spesso può mettere il fumo negli occhi; non serve per una valutazione asciutta dell’opera.Serve per una valutazione espansa, fatta spesso da dettagli importanti ma superflui per una valutazione maneggiabile e utile. Per non parlare di quanto tempo e risorse si possono risparmiare.”
      Riferirsi alla documentazione è normale grazie alla stampa e a internet, lo facciamo tutti, ci permette di vedere mostre lontane e di essere informati su quello che avviene nel mondo. Questo riferimento alla documentazione è divenuto oggi tanto centrale e presente che molti artisti hanno scelto di lavorare in modi diversi su questo scarto tra rappresentazione e oggetto fisico. E’ una tematica che io personalmente trovo piuttosto noiosa e datata, ma che sicuramente merita di venire approfondita.
      Affermare, come fai tu, che la fruizione della documentazione crea un “distacco salutare” significa avere una percezione riduzionista e semplicistica dell’opera d’arte, significa vederla come “pura immagine” idealizzata, esclusivamente visiva, mentale, separata dalla corporeità. E’ come preferire la pornografia all’amore (perché più netta, idealizzata, sicura). Significa preferire l’idea alla cosa in sé, e oltretutto stiamo parlando di un’idea ridotta, semplificata, ma se c’è qualcosa che ho imparato per esperienza è che una buona opera d’arte non può essere sintetizzata in un’idea lineare, o ridotta in un’immagine. Ed è proprio questa resistenza alla riduzione che la rende un’opera d’arte.
      Il paragone della contemplazione fisica di un’opera d’arte con la contemplazione con il “dogma-crocifisso” è inaccettabile a maggior ragione perché riferita a una mostra il cui tentativo (riuscito o meno, non importa) è proprio quello di incentivare un altro tipo di fruizione, che celebri la materialità in quanto tale rifuggendo qualunque stato di “contemplazione fideistica” nei confronti delle opere.
      Dire che l’esperienza diretta di un’opera d’arte mette “il fumo negli occhi e non serve per una valutazione asciutta dell’opera” significa non essere in grado di affrontare la responsabilità di un approccio personale all’arte. Significa avere paura delle situazioni multiformi e complesse, essere terrorizzati dai corpi, incapaci di accettarli. Vivere in un mondo idealizzato e separato dalla realtà, da cui i sensi sono esclusi, o quanto meno disprezzati.
      Quando scrivi che
      “E non vuol dire che una persona non possa divertirsi a scoprire la tela sotto il pavimento, o a maneggiare le tele colorate pazzamente o a sniffare l’odore del pongo…”
      vuoi essere caustico, come se l’uso del tatto e dell’olfatto fosse una cosa da poveri idioti, da bambini. Il vero intellettuale, sta a casa e guarda le immagini, mente e vista, le uniche cose che contano. Ti rendi conto di quanto limitato e schiavo di un’ideologia raziocentrica e cattolica sia il tuo punto di vista? Sei proprio tu che cerchi e inneggi alla contemplazione e il dogma.
      Lo sono andato a leggere l’articolo sul tuo blog, quello di cui parli. E’ una sbrodolata autocelebrativa di quelle quattro brutte immagini che hai messo assieme con Photoshop. Non c’è originalità, non c’è complessità, non c’è nulla. Sono delle considerazioni misere sul sistema e sul rapporto oggetto fisico/documentazione messe in atto costruendo una manciata di foto con scarsa abilità tecnica e nessun senso estetico. Puoi spendere tutte le parole che vuoi, ma quello che conta è il lavoro, e il tuo lavoro semplicemente non esiste. E’ l’esercizio di un arrogante e mediocre aspirante artista.
      Non è mia consuetudine commentare gli articoli ma ho trovato il tempo di inserirmi in questa conversazione perché oggi è festa, e sono a casa dal lavoro. Tu, considrato il tempo che trascorri ad inquinare i blog, mi pare che non abbia di questi problemi. Sono un semplice appassionato d’arte ed era da tempo che ero tentato di risponderti, so di essere stato duro ma spero che le mie parole ti facciamo riflettere.
      un saluto,
      Franco

      • su vvia

        @franco
        So bene che tutti non abbiamo ragione…
        Anzi lo so benissimo. E mi creda sono in linea con tutto ciò che lei scrive sul suo commento.

        Ho scritto “abbiamo tutti ragione” solo per cercare di sottolineare, e di far riflettere il nostro whitehouse (chissà se riflette?) sul fatto che ciò che lui scrive, in assoluto, potrebbe essere rispettabilissimo, e anche giusto (ad un livello totalmente ideale) ma lo scontrarsi poi con un pensiero libero, lo rende invece vittima di un totale egocentrismo, di un totale inadatto primo-divismo. E cercando di riportare il discorso ad un livello di pura democrazia (che lei giustamente etichetta come distorta e pericolosa) ho solo tentato di equiparare le sue idee, ad una visione totalmente opposta di pensiero.

        L’esempio di Tino Sehgal, ne è perfetto fiocco.
        Trovo la sua ultima opera non documentata, una pippa, un solo masturbarsi concettuale che formalmente non ha ne radici ne fondamenta. l’osservare la vita umana, il manifestarsi delle attitudini umane e il loro esibirle come opere, è un qualcosa di fin troppo già visto.

        E di nuovo qui devo dire che evidentemente l’amico bianco, vede dello storicismo del citazionismo, e dell’artigianato evoluto ikea o chissà che altre sciocchezze scrive, solo in ciò che vuole, e in tutto il resto, forse si tappa gli occhi.

        E credo che il suo portare come esempio proprio questo artista/mostra, sia il perfetto suggellarsi di ciò che cercavo di fare!
        dopo questo messaggi, no aggiungerò/sprecherò più parole.

        Ma chiudo dicendo che Io ADORO, poter attaccare delle tele al muro! che esse siano spesse, geometriche e a colori sovrapposti o di pongo. E adoro visitare le mostre. Di certo non andrei a sgambettare in una marco masturbazione tino sehgalliana.

        Con le mani sporche di pittura vi saluto tutti.
        e vi auguro un buon giorno della befana.

  • su vvia

    E NO. CAZ.O NO NO NO NO NO NO CAZ.O (e mi ripeto) NO CAZ.O!!!!!

    SONO D’ACCORDO CHE IL MONDO è BELLO PERCHE VARIO ,E CHE TUTTI SIAMO LIBERI DI PENSARE COME MEGLIO CREDIAMO….

    PERò CAZ.O!!! (e mi ripeto di nuovo) CAZ.O!!!!
    L’ITALIANO è CHIARO E SCHIETTO, E NON SOGGETTO A RILETTURE DI SIGNIFICATO.

    “DAL VIVO” VUOL DIRE CHE MITTENTE E DESTINATARIO DI UN DETERMINATO MESSAGGIO (NEL CASO DELL’ARTE VISIVA IL MITTENTE DIVENTA L’OPERA) SI TROVANO NELLO STESSO IDENTICO SPAZIO/TEMPO. OVVERO, PUOI PROPRIO SNIFFARE L’ODORE DEL PONGO. SI PROPRIO COSI!!!

    L’INTERVENTO DI UNA MACCHINA FOTOGRAFICA INEVITABILMENTE PROVOCA UNO SFASAMENTO DI TEMPORALITà E FRUIBILITà DEL SOGGETTO SCATTATO (LEI ESPERTO COME è, DOVREBBE SAPERE COSA FA LA MAGICA CAMERA OSCURA!!!, E QUALI LE IMPLICAZIONI CONCETTUALI DI UN ‘IMMAGINE FOTOGRAFICA.) (POTREI ANCHE IO CONSIGLIARLE DEI TESTI, MA NON SONO ALTRETTANTO SPOCCHIOSO COME LEI)

    LEI STESSO CITA NEL SUO TESTO -CHE TRA L’ALTRO CONSIGLIA TROPPO SPESSO DI LEGGERE UN PO A CHIUNQUE LE RISPONDE- IL FAMOSO SLOGAN ANNI 90 “TUTTO INTORNO A TE”… PERò PENSI BENE. QUEL “TUTTO INTORNO A TE” è FIGURATO è UNA METAFORA… NON è UN DOGMA.. NON è VERO LO CAPISCE??? RITORNI IN TERRA, è PURE LEI FATTO DI CARNE E SANGUE. NON ABITA NELLE CENTRALINE DI FIBRA OTTICA, NE SI SPOSTA NEI CAVI ETHERNET… IL “TUTTO INTORNO A TE” è UNA FOTTUTISSIMA MENZOGNA…
    COME TUTTA L’ARTE D’ALTRONDE, MA FORSE ANCHE QUESTO NON LE INTERESSA, O LE SFUGGE. SIAMO SEMPRE SU QUISQUIGLIA TROPPO ATTEMPATE FORSE PER LEI…

    SA? L’ARTE HA QUALCOSA DI SIENZIOSO, DI MISTERIOSO E NON DETTO.
    TUTTE LE SUE CHIACCHIERE NON FANNO CHE INSOZZARE E INSUDICIARE CIO CHE LEI RITIENE O NON RITIENE ARTE, A PRESCINDERE. INSOZZANO TUTTO.
    SI OCCUPI DI TINO SEHGAL. FORSE QUELLA è ROBA PER LEI.

    TROVA TANTO INTERESSANTE IL FATTO CHE ABBIA SCELTO DI NON DOCUMENTARE IL LAVORO? TROVA CHE QUESTO BASTI A RIATTUALIZZARE UN DISCORSO PERFORMATIVO? TROVA CHE IL LAVORO IN SE PERDA LA SUA CENTRALITà DI EMENAZIONE DI SIGNIFICATO, E LO LASCI IN TOTO, ALLA STUPIDA E COMMERCIALE TROVATA DEL “NON ESISTE DOCUMENTAZIONE? INSOMMA, CIOò CHE SEHGAL HA FATTO FARE A TUTTI QUEI POVERI MALCAPITATI, NON è PIU NECESSARIO SAPERLO, MA BASTA ACCONTENTARCI E RIEMPIRCI LA BOCCA CON IL FATTO CHE NON ESSENDOCI DOCUMENTAZIONE, DOBBIAMO RITENERCI SODDISFATTI DAL NON SAPERE COSA è ACCADUTO, MA DI CERTO è UN BUON LAVORO???”

    IL FATTO CHE COMUNQUE SIANO USCITE DELLE IMMAGINI “RUBATE” NON TROVA CHE SIA UNA CREPA, UNA BRECCIA, UNA FALLA CONCETTUALE ENORME CHE FA VERTIGINOSAMENTE ROVINARE TUTTO IL TENDONE CHE IL NOSTRO LONDINESE HA FATTO COSTRUIRE CON TANTO SEGRETO E SILENZIO???

    ECCO, SIAMO AL SOLITO PARADOSSO, DI CHI PENSA CHE PER FAR PITTURA OGGI, SI DEBBANO USARE MATERIALI ALTERNATIVI, SOLO PER ATTUALIZZARLA, O PER FAR SCULTURA, SI DEBBANO USARE LE RESINE O I SILICONI. O PER FAR VIDEO, CI DEBBANO ESSERE TANTI EFFETTI SPECIALI.

    LEI CARO IL MIO WHITEHOUSE è UN FIGLIO DI QUESTO TEMPO , CHE COMMERCIALMENTE TROVA ATTUALE SOLO CIO CHE COME LEI E FIGLIO DEL SUO TEMPO.

    PS: ATTENTO A NON FARSI TROPPA PUBBLICITà, NON CREDO CHE Ciò CHE LEI SCRIVE SIA TANTO VERSATILE DA POTER ESSER DA RISPOSTA O DA ORACOLO PER OGNI SITUAZIONE IN CUI SI TROVA, TANTO CHE LE SCAPPA SEMPRE IL: “Le consiglio il primo testo che ospito sul blog whitehouse.”

  • vadooo

    Luca rossi non sai come rispondere eh?

  • Primo, consigli a tutti post brevi…diversamente diventa impossibile dialogare.

    Il punto è che queste mostre sono compitini ben fatti che ricalcano una MODA. Benissimo. Il problema nasce quando il tutto è presentato in modo pretenzioso (vedi comunicato stampa e scelte formali).

    Sehgal non innova nulla, come non lo fa Rossi e neanche Kvas (che sembra un artista anni 50 USA). L’innovazione è nella coscienza e nella consapevolezza dell’opera. Sehgal, come i progetti che trovate su Whitehouse, vivono questa consapevolezza senza clamore nel caso del blog, con clamore nel caso di Sehgal.

    Per il resto approfondite, questa non è la sede per fare polpettoni.

    • su vvia

      Ma percher lei ha tanta presunzione da dover dire a noi di approfondire un discorso su Seghal… e lei non prova a dirsi la stessa cosa per la mostra in questione qui sopra????
      Lei dice che anche Seghal non innova nulla giusto?
      Cosi come non innova Kvas…
      Allora perche la mostra di Kvas è ikea evoluta, e Seghal va approfondito?

      Perche Seghal non usa materiali e trascende la fisicità dell’opera?
      Perche Seghal fa performance quindi è contemporaneo (e aggiungo brandy)
      Perché Seghal è alla TATE?
      Allora è le che fa un discorso mainstream…
      si contraddice continuamente.

      • Sehgal sviluppa e adatta consapevolmente un ‘intuizione di Ian Wilson.

        Ma il problema non è produrre Ikea Evoluta (tutta l’arte lo è!!!), il problema è produrre Ikea Evoluta CONSAPEVOLE.

        O produrre Ikea Evoluta come testimone di atteggiamenti e modi di valore. Un disegno di Carol Rama o il Pavimento Tautologia di Fabro….

        Ma sei io oggi faccio Fabro o Rama e ci faccio sopra comunicati stampa astrusi sto facendo Ikea Evoluta…e se alla fine del comunicatostampa dico che sto facendo Ikea Evoluta, va bene, diversamente l’operazione è criticabile.

        • su vvia

          E in cosa Seghal è consapevole? Da dove lei intuisce questa consapevolezza???
          Ma che cosa sta dicendo????
          Sa che tutto questo inizia realmente ad intrigarmi.. potrei continuare per giorni e giorni..

          Mi spieghi cosa differenzia l’idea evoluta consapevole da quella non…

          Bene ora inizia a caricare i messaggi di nomi… da buon milanese una vota recepito il colpo, gonfia la cresta e sguinzaglia i suoi cavalli di troia…
          Carol Rama e Fabro… lei è pure abbastanza ricercato… Bravo Luca Rossi. Quindi bravi tutti noi??? O bravo io???

  • Altro problema è che a questi commenti partecipano 4 gatti che sono ai margini del sistema di riferimento. Il Sig. Rossi (che NON SONO IO ma Vadoo, Suvvia, Franco) cercando di mantenere TUTTO mediocre…non possono accettare una critica troppo efficace, perchè se tutto si mantiene mediocre il Sig. Rossi sa che anche la sua mediocrità è al sicuro.

    Ovviamente i 4 gatti (tra cui ci sono anche io come esperienza consapevole) sono tutti addetti ai lavori o sedicenti tali. Oltre ad artisti ed esperti, manca il pubblico. E mancano luoghi (come vorrebbe essere questo) per un confronto tra artisti, esperti e pubblico.

    Mentre invece la Qualità nasce da un dialogo capace e fertile tra artisti, esperti e pubblico. Diversamente abbiamo mostre e progetti come questi che scimmiottano una vaga moda internazionale e mainstream. Ecco spiegata l’assenza di artisti per un possibili Padiglione Italia, oltre ovviamente a Luca Rossi :-)

    • su vvia

      Si è stufato di rispondere a questi 4 gatti e cerca di tagliare il discorso???
      Non riesce più a reggere questa partita?
      Se solo sapesse con chi sta chattando…. :D

      Questo post qui sopra (in italiano) non significa nulla. non ci sono soggetti, complementi, predicati, e subordinate connesse tra loro come lingua italiana vuole.
      O meglio, non si emana un significato comprensibile.

      Ma va bhe glielo concedo.
      Come ogni artistello milanese -scommetto che lei scrive dalla grigia, il suo infliggere tanta violenza e veleno, può venire solo da un milanese represso che non bazzica tra fluxia, gasconade, o robicine analoghe, e punisce gli altri per questo, lei è il primo che vorrebbe far parte del sistema che tanto critica- che crede di essere al centro del mondo, la lingua italiana ve l’hanno insegnata a intervalli alterni.

      In ogni modo….
      è da giorni che io sto giocando al suo stesso gioco. E lei non se ne rende nemmeno conto.
      Cosa vuol dirci? che oggi l’arte è fatta di fantasmi?
      Che non c’è identità?
      Luca rossi al Padiglione Italia è come il padiglione di Sgarbi.

      Lo sta facendo in un modo assai limitato, e limitante.
      Dobbiamo smettere di produrre oggetti, e dobbiamo enucleare solo concetti?
      La pittura è finita? Gli oggetti sono borghesi? Lei è uno di questa scuola?
      Ci sono certi artisti che hanno fatto cìo che lei sta facendo ora, molto Meglio di lei, e almeno 30 anni fa.

      Prenda in mano degli oggetti (qualsiasi), e li faccia parlare.
      Vada in strada e guardi una vetrina. Osservi come un albero cambia le sue ramificazioni col passare delle stagioni, e come un cane scodinzola per strada. Ciò che ci circonda è ancora in grado di stupirci.
      Mi creda.
      Lasci le foto di Berlusconi e consorte al gossip. E si elevi.

      Tutto il resto sono solo parole.
      E di nuovo mi creda, le parole volano, gli oggetti restano.

      Si immagini oggi, se Bacon avesse deciso di occuparsi di sole parole e pensieri??

  • su vvia

    Ma poi con sta storia dei compitini che ricalcano una moda??? che vuol dire?
    ci illustri nel dettagli lavoro per lavoro dove si sta rialzando una moda, e in quel caso, quale?

    Devo dire che in questi pochi giorni che mi sono interessato al suo caso, caro il mio signor bianco (si offende se lo chiamo così?) ho notato una troppa ripetitività dei suoi commenti, lei ricade troppo spesso nel enucleare stessi concetti e stesse perifrasi in contesti differenti e che ben poco hanno a che spartire…

    Parla troppo spesso di moda, di compitini, di ikea evoluta, di svasature temporali, di consapevolezza, di coscienza, di italia per giovani e vecchi, beh una mente geniale come lei, si riduce a interscambiare frammette fatte a seconda del contesto?

    Attento che potrei darle del Guttemberg… qui lo sfasamento temporale non è piu di 50 anni ma ben di più…. c’è consapevolezza o inconsapevolezza dietro l’interscambiabilità dei suoi commenti/caratteri mobili??
    Comunica come un torchio a lettere mobili..

    Se vuol giocare con me deve iniziare a variegate il suo ventaglio di comunicazione.
    Ebbene si. Lei da questo nuovo 2014, ha trovato un suo ammiratore che d’ora in poi la seguirà e le scombussolerà continuamente le carte in tavolo.

    E’ pronto per iniziare questa nuova partita?

    • antonio

      è un anno che lo leggo qui il bianco
      sempre solite sciocchezze trite e ritrite

  • Assolutamente vero che ripeto sempre le stesse cose, se una casa brucia si deve ripetere nel: portare acqua e nel dire che sta bruciando…

    I nodi critici:

    – assenza di pubblico VERO (persone che che NON fanno parte degli addetti ai lavori e che vanno alle mostre)

    – assenza di critica come la capacità di argomentare luci ed ombre di un ‘opera (sto ancora aspettando risposte su Pistoletto, Tosatti, Stampone, Kvas..solo per dire i più recenti)

    – assenza di un dialogo tra artisti, esperti e pubblico. Essendo gli artisti e gli esperti l’unico pubblico, almeno in Italia. Questo porta ad una progettualità mediocre che cerca di scimmiottare un ben definito mainstream, manierismo, artigianato. Queste non sono cose negative, ma sono negative quando sono inconsapevoli.

    – Giovani Indiana Jones: e quindi una generazione di giovani artisti e curatori che citano sistematicamente il passato e quindi pescano nella moda del vintage. Questo porta superficialità nella lettura della storia e una certa retorica passatista, ormai abusata (Biscotti, Assael, Benassi, Arena, ecc ecc)

    – Ikea Evoluta: attribuire grande valore e quindi prezzo a opere che sono la rielaborazione preparata e prevedibile del 900.

    – Smart Relativism: atteggiamento artistico in cui l’artista propone tante idee scollegate ma che discendono a random dal solito manierismo-artigianato. Massimo Bartolini è un maestro in questo.

    Io non critico l’oggetto come simulacro borghese. L’oggetto è importante come testimone di un certo modo e atteggiamento, in cui risiede il vero valore dell’opera.

    Come se il valore fossero le nuvole che tutti vediamo, e le opere fossero la pioggia, la grandine e la neve.

    Detto questo, mai offeso nessuno, mai emesso veleno, ma solo cercato di argomentare le opere. E mai nessuno che sia in grado di contro argomentare senza offendere il Sig. Rossi ( E QUINDI SE STESSO VISTO CHE NESSUNO SIETE TUTTI SIG. ROSSI). Sto ancora aspettando una critica della mostra di Tosatti a Napoli, per non parlare più recentemente di Teotino e altri…

    L’arte in Italia sembra una religione in cui l’opera crocifisso sembra “non discutibile”. Un dogma.

  • vadooo

    A- stai aspettando risposte su kvas e gli altri? Tu non hai posto alcuna domanda.
    B – il pubblico vero, come dici tu, non lo puoi richiamare scrivendo post su un sito o sul tuo blog. Scendi in strada.
    C – ti consiglio post più brevi

  • A- Domande fatte eccome.

    B- Già fatto. Il blog contribuisce, da tre anni, ad un corso e a workshop che sono “in strada”. Ma affinchè le cose si sappiano (esistano?) bisogna diventare amici stretti della Redazione.

    C- Hai ragione.

  • vadooo

    Non sono domande quelle, sono sentenze. Riprovaci

  • Rielaborazione del 30 dicembre 2013 alle 13:10:

    ma certo, buttandola sulla pittura e l’arte astratta ci si prende sempre. La pittura è la seconda via, perchè sempre consapevole dei limiti della tela. Per tanto andare ad afflosciare tele per terra (come potrebbe fare il figlio di De Kooning-Pollock per fare un dispetto al padre), mettere pongo nelle fessure e mettere tele sotto i pavimento…risulta pretenzioso e ridondante. Soprattutto quando non c’è nulla da scoprire, se non “computer anni 70” dentro a Media World.

    Non mi sembra altro che l’informale anni 60 attualizzato sapientemente. Una buona forma di artigianato che ognuno può provare a casa propria, prima di spendere inutilmente migliaia di euro. E se uno non conosce l’informale e gli piacciono queste opere?

    E se Media World vendesse computer anni 70 al pubblico dicendo che ci sono solo quelli? Gli esperti dovrebbero farlo notare, mentre il pubblico rischierebbe di essere preso in giro…

    Qualcuno dice che l’originalità dell’opera dipende dall’ignoranza di chi le guarda…se un medico occidentale cura un tumore con l’aspirina e arriva un africano di un villaggio sperduto, che approva la cosa, possiamo dirci soddisfatti?

    O STIAMO FORSE SPRECANDO OPPORTUNITA’?

    • vadooo

      Non vedo quale sia il problema.
      Che sia praticabile potenzialmente da tutti? Ma perché no?
      Mi pare una cosa bella e che riporta l’arte in una dimensione umana e non da superuomini.
      E poi penso che i dispetti a de kooning siano salutari, anzi che siano salutari rispetto alla storicizzazione e clericizzazione dei pittori astratti di quegli anni

  • Giorgio

    Non penso ci sia bisogno di vederle dal vivo queste opere per quanto sono scontate e noiose. Mi spiace, ma anch’io credo che i giovani perdano molte opportunità reiterando linguaggi obsoleti. E non sarà un pensierò critico profondo, ma è la prima epidermide che salta all’occhio e anche quella conta, se è così evidente e respingente.
    @whitehouse: pensi che se uno non conosca l’informale, il minimal e cosìvvia può apprezzare queste opere? Non credo proprio, si farebbe un’idea simile ad Alberto Sordi e signora alla Biennale…

  • su vvia

    Sordi e consorte in Biennale sono esattamente come voi due (whitehouse e giorgio) che vi spalleggiate a vicenda su questioni meramente formali, trite e ritrite.

    Vedono la donnina nuda e riescono a pensare -esclusivamente- al fatto che formalmente un nudo, evoca sporcherie, e erotismo, e si allontanano…

    ma poi???

    “l’informale, il minimal e cosivvia” trovo sia una generalizzazione veramente da comare al mercato che cerca le mele più grosse ma vuol spendere poco.

    mi piace citare questo estratto per poi aggiungere :
    “pensi che se uno non conosca l’informale, il minimal e cosìvvia può apprezzare queste opere? Non credo proprio, si farebbe un’idea simile ad Alberto Sordi e signora alla Biennale”

    Quindi in un qualche modo stai legittimando un progresso storico delle arti? ergo, una concessa, ammessa, anzi necessaria, continuità tra un prima e un dopo.
    Se ipotizzi che qualcuno non conoscendo informale, minimal e cosivvia (non mi esprimo sulla generalizzazione) non potrebbe apprezzare queste opere, e le valuterebbe come sordi+consorte, ciò significa che, per approcciarvisi, è necessario un determinato background. Altrimenti sarebbe esattamente come vedere per la prima volta informale minimal e cosivvia… o sbaglio? (sempre ammesso che di queste inflessioni formali sia lecito parlare)
    Bene allora spiegami una cosa caro Giorgio se io sbircio whitehouse blog, perché ho come la sensazione, di star a guardare un blog di ingegneria, finanza, economia, mercato, gossip, trand, packaging. è solo forma.
    li non c’è storicismo? non stiamo parlando di un’estetica azzerata, glaciale, distaccata, -apparentemente- estetizzante, compiaciuta come si compete a gran parte della schifezza prodotta nei tardi anni 80 inizi 90, quando esattamente per il vostro stesso modo di vedere, sono accadute cose oscene, dove il progetto di un lavoro è preponderante rispetto alla sua realizzazione. dove un progettino scarabocchiato e incorniciato -magari anche incomprensibile- diventa portatore di una scia radical black shic che ha portato fino ai giorni nostri all’inaridimento totale di magia nell’arte a favore di merdate tipo:

    cito un post qui sopra che ho trovato realmente esaustivo:
    – censurato evidentemente, perché non c’è più… (riflettete anche sul fatto che in questa sede censurano dei post)

    comunque brevemente si ipotizzava questo lavoro, in cui alla mano una bottiglia vuota, si parte dall’Albania e si gira tutto il mondo, e in ogni posto si mette un goccio d’acqua nella bottiglia, che poi arrivato in Brasile, -e riempita la bottiglia- la si svuota nell’oceano.

    Ecco ora questa era indubbiamente una provocazione, ma, ebbene, io credo che il vostro modo di pensare sia responsabile di questa deriva, radical concettuale, che però non va da nessuna parte. Dove a tutti i costi bisogna ripudiare qualunque forma di formalismo, e diventare dei giovani pensatori scevri dal materiale e dediti al solo pensiero e alla sola emissione di concetti universali. CHE PERò SFORTUNATAMENTE NON SUPERANO MAI I 3 ANNI DI INTERESSE, e ogni 3 anni si ripulisce la piazza, e si portano nuovi animali da macello.

    questa non è arte. è mediocre autoconvinzione di superiorità. E BASTA.

    • Giorgio

      non ho mai detto di ripudiare la forma, né mi piace essere assimilato nel calderone a whitehouse, dato che il mio pensiero è una cosa, il suo blog è un’altra.
      non amo affatto le derive concettuali che tu definisci radical black chic (?) e penso che lavorare su linguaggi – appunto concettuali – triti e ritriti lo trovo uno spreco.
      proprio per non essere triturati in 3 anni.

      la formula magica non ce l’ha nessuno ma è evidente che queste opere non trasmettono certo la forza di una ricerca o di un’opera che tu vorresti magica.

      il commento da mele al mercato è una tua percezione, dato che la battuta si riferiva alla citazione di whitehouse. se effettivamente vendessero solo computer anni 70, qualcuno potrebbe comunque scambiarli per innovazione rispetto al computo manuale; senza un background culturale, invece, opere simili potrebbero mai essere percepite come arte?
      ho dei forti dubbi. il sistema è ripiegato su se stesso, sulla propria storia e forse, se non si riesce ad avanzare nella tecnica/tecnologia e nel pensiero, sarebbe necessario fare persino dei passi indietro formalmente – pensa quanto poco concettuale sono.

  • Rielaborazione del 30 dicembre 2013 alle 13:10:

    ma certo, buttandola sulla pittura e l’arte astratta ci si prende sempre. La pittura è la seconda via, perchè sempre consapevole dei limiti della tela. Per tanto andare ad afflosciare tele per terra (come potrebbe fare il figlio di De Kooning-Pollock per fare un dispetto al padre), mettere pongo nelle fessure e mettere tele sotto i pavimento…risulta pretenzioso e ridondante. Soprattutto quando non c’è nulla da scoprire, se non “computer anni 70″ dentro a Media World.

    Non mi sembra altro che l’informale anni 60 attualizzato sapientemente. Una buona forma di artigianato che ognuno può provare a casa propria, prima di spendere inutilmente migliaia di euro. E se uno non conosce l’informale e gli piacciono queste opere?

    E se Media World vendesse computer anni 70 al pubblico dicendo che ci sono solo quelli? Gli esperti dovrebbero farlo notare, mentre il pubblico rischierebbe di essere preso in giro…

    Qualcuno dice che l’originalità dell’opera dipende dall’ignoranza di chi le guarda…se un medico occidentale cura un tumore con l’aspirina e arriva un africano di un villaggio sperduto, che approva la cosa, possiamo dirci soddisfatti?

    O STIAMO FORSE SPRECANDO OPPORTUNITA’?

  • Checco Ioni

    forse arrivo un po’ tardi, ma ritornando sul discorso della visione “dal vivo”, mi permetto di dissentire dell’utente whitehouse blog, che afferma: “Le foto che vedo su uno schermo “avvengono” dal vivo. E quindi io sto vedendo la mostra “dal vivo”….

    Se non ho capito male si sta discutendo di una mostra, in cui sono esposti dei dipinti. Giudicare un lavoro pittorico da casa, può sembrare la cosa più semplice di questo mondo, per chi non conosce la materia. In realtà per poter discutere di un dipinto bisogna vedere e toccare la materia fisica, altrimenti sono solo chiacchere e distintivo.

    • La materia di cui si parla l’ho già toccata dal vivo 100 volte. Le immagini sono più che sufficienti. Anzi, spesso una visione esperta della documentazione è la cosa migliore per argomentare con il giusto distacco.

      Se non vogliono letture mediate NON DEVONO FOTOGRAFARE LE OPERE.

      Come dire: non è possibile dare un giudizio su un film pirata. E’ diverso dalla fruizione diretta ma posso giudicare il film.

  • marta

    Ma dai, tutta la storia dell’arte è documentata fotograficamente
    !e tu come tutti noi siamo cresciuti con le foto! Pure tu!
    Rossi, qui sopra hanno già smontato la tua ottusa tesi, che non hai avuto coraggio di controbattere.
    La tua negazione è ridicola, dato che pure le immagini dei tuoi progetti sono descrittive!
    Il punto non é quello, il fatto è che la documentazione fotografica è parziale, così come ogni modalità di fruizione. Tu tendi all’assoluto in negativo, cosa impossibile nonché profondamente infantile.

    • Einstein diceva che l’immaginazione ha un primato sulla conoscenza. Cosa significa conoscere? Spesso si conosce meglio qualcosa tramite un ‘esperienza mediata e indiretta. Perchè perdiamo tanti inutili fronzoli.

      Non è detto che una fruizione diretta delle opere sia migliore di una fruizione indiretta. Almeno per quella che è la finalità critica e informativa. Forse il 70% della nostra vita lo percepiamo in modo mediato. Non è detto che l’esperienza mediata sia migliore di quella diretta, ma sicuramente esiste. E ci può dire tanto perchè non ci fa perdere tempo e ci fa mantenere la giusta distanza.

      Ogni progetto del blog vive consapevolmente su diversi livelli.

  • Checco Ioni

    aiaiai Signora Longari… Whitehouse blog, lei mi cade proprio sulla pittura.
    Non vorrei annoiare con certi argomenti semplici e un po’ banali, prevedibili e sempre uguali. Voglio stare agganciato all’argomento: penso che sarà capitato a ognuno di noi, di farsi un’idea del lavoro di un artista dopo aver letto libri, visto foto ecc ecc, e quando per la prima volta è capitato di VEDERE DAL VIVO le opere, è cambiato il giudizio, in negativo o in positivo.
    Questo atteggiamento: “la materia di cui si parla l’ho già toccata dal vivo 100 volte. Le immagini sono più che sufficienti” è comune in certi “addetti ai lavori”.
    Sono gli stessi che dicono che gli artisti (italiani, naturalmente) che oggi fanno la pittura sono degli sfigati. Facile semplificare così. Un po’ come se uno osservasse il suo blog e vedendo che in alcuni lavori pubblicati, il filo conduttore è quello della decontestualizzazione, giudica quei lavori duchampiate minori, e siccome il vento tira da quella farte fa figo così. Non è più divertente guardarsi un film, magari piratato.

    • Checco, mi sembra confuso. Io sto solo dicendo che esistono tante versioni della Gioconda…l’accademia dice di NO, la realtà dei fatti di ce di sì.

      Se un artista non vuole subire questo, deve vietare la riproduzione dei lavori (come fa giustamente Tino Sehgal) o lavorare consapevolmente su questo aspetto come per i progetti di whitehouse.

      Ma non c’è nulla che deve scandalizzare. Pensiamo ancora all’11 settembre. Ma anche alle opere del solito Cattelan che spesso agiscono ancora prima di essere viste…

  • Checco Ioni

    Non mi pare di essere confuso, anzi penso di essere consapevolmente lucito.
    Lasciamo che Tino Sehgal si controlli tranquillo il suo estratto conto.
    Io parlavo di pittura, questo è lo scandalo.

    • Un esperto del settore se vede un quadro in foto capisce subito di cosa stiamo parlando. E’ chiaro che una fruizione diretta è migliorativa, ma non necessaria. Non stiamo parlando di stime che necessitano dell’analisi diretta.

      Questo avviene in ogni ambito e disciplina. Un dottore può capire la malattia solo guardando o parlando con il paziente, un allenatore può capire come gioca un giocatore guardandolo in TV…ecc ecc.

  • io c’ero

    Infatti i lavori afflosciati ti prendono in giro caro mio, dato che di quel che sono i lavori tu vedi solo uno scarso trenta per cento. Giudichi su una documentazione scarsa. Vedi il tuo calciatore con una tribuna intera davanti. Smettila di tentare di convincerci.

    • Il problema non è l’oggetto (cosa) ma il modo da cui discende:

      – astrattismo anni 50

      – tentativo di uscire dai limiti della tela

      – vedete voi quello che volete maneggiando la tela

      – pittura a caso fronte e retro

      Per una tela inzuppata in quel modo mi basta e avanza vederla afflosciata. Insomma, anche se fosse una presa in giro, mi sembra che questi giochetti siano abbastanza limitati. Prendere in giro chi? Perchè?

      Ma la cosa grave non è la mia opinione limitata e parziale, ma il fatto che non ci sia nessuno a cui importi argomentare criticamente questo lavoro.

  • Checco Ioni

    “Un esperto del settore se vede un quadro”, vuol dire che è un elettricista o al limite un corniciaio. Un esperto vede un dipinto.
    Se poi vogliamo continuare a girare intorno,
    facciamo come se fosse Antani.

  • che mostra tremenda..
    vecchia, stantia, spazio brutto…

  • michele

    x whitehouse:

    “Per una tela inzuppata in quel modo mi basta e avanza vederla afflosciata. Insomma, anche se fosse una presa in giro, mi sembra che questi giochetti siano abbastanza limitati.”

    come puoi insultare così il lavoro degli altri?
    sei meschino, altro che critico.

    io i lavori di kvas li conosco e ne ho visti molti, oltre ad averne uno. la sua pittura è eccellente, e soprattutto il suo gusto particolare per gli accostamenti cromatici è felicemente destabilizzante. ti invito davvero a ripercorrere ed analizzare i suoi lavori, da quelli meno recenti ad oggi.

    spendo inoltre qualche altra parola su questa mostra che ritengo interessante, perchè era tempo che in italia non si vedeva una mostra di pittura semplice e diretta come questa, pur non essendoci solo quadri in senso classico.

    uscire dai limiti della tela non è cosa nuova ma nemmeno ancora completamente esaurita. forza ragazzi.

    • Non volevo certo offendere, ma esprimere il fatto che le tele sembrano realmente immerse in un liquido di più colori….su accostamenti e colori mi sembra di parlare di abbigliamento.
      Sono cose che facevano negli anni 50, De Kooning e Pollock. In questo senso Kvas è un buon artigiano, ma senza offese. L’artigiano ha spesso più valore dell’artista, dipende.

      La mostra è molto pretenziosa (afflosciamenti, tela sotto il pavimento, pongo nelle fessure) e quindi pretende di vendere mele come fossero pere. Il problema è che anche tu partecipi al circolo degli amici dell’artista, agli addetti ai lavori; possiedi pure un suo quadro. Come se al cinema in platea ci fossero solo parenti, colleghi ed amici….capisci che la lucidità di giudizio si perder in un banale “mi piace”.

      Argomentiamo questo “mi piace”. Forza ragazzi.

  • michele

    anche nel seicento dipingevano..
    poi parli proprio tu che sei un fan sfegatato di tino segal e lo difendi a spada tratta.

    • Federico Zeri

      Se è per questo anche prima del seicento.

  • Semplicemente Tino Sehgal dimostra con le sue opere consapevolezza sulla natura dell’opera. E quindi consapevolezza del presente e non solo.

    La pittura è un ‘ottima via, ma perchè i limiti della tela costringono a consapevolezza…scendere dalla tela e dire: fate come volete, maneggiate come volete, vedeteci voi quello che volete….è una forma di relativismo del “tutto può andare” che lascia il tempo che trova. Tutto qui.

    • Fra

      “consapevolezza sulla natura dell’opera”…
      Socrate sapeva di non sapere, Luca Rossi è consapevole di dire solo sciocchezze?

      • Difficile spiegarlo nei commenti, chissà se Socrate sarebbe riuscito.

        Oggi l’opera ha una natura fluida e immateriale come il nostro presente, la nostra contemporaneità. In Sehgal l’opera è una sorta di esperienza diretta spillo, che puoi solo vivere in modo diretto. Diversamente c’è la trasmissione orale o testuale. Mi sembra un ottimo modo per leggere il presente. Mi sembra consapevole.
        E non è originale, in quanto sviluppa un ‘intuizione anni 60 di Ian Wilson, ma lo fa uccidendo Wilson e non facendo l’archeologo per lo scheletro Wilson.

        Poi, l’ultima opera presentata in Biennale era molto carente, ma la mostra che fece a Milano nel 2008 era straordinaria e anche l’opera presentata a Kassel.

        • Fra

          L’universo (che altri chiama Ikea ) si compone d’un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere.
          Lei caro Luca Rossi si è perso nel labirinto dell’Ikea e non trova più l’uscita.
          il presente è cosi vasto e misterioso, tutto succede ora, l’unica cosa di cui possiamo essere consapevoli e di non poterlo comprendere.

  • michele

    relativizzare è una buona cosa, quel che so è che kvas vuol far tornare i suoi lavori degli oggetti, togliendo l’immortalità alla sua arte.
    mi pare piuttosto consapevole.

    e poi io nei lavori di segal ci vedo quello che voglio io, come con tutti gli altri e come fanno tutti.

    • Non siamo qui per fare classifiche, ma per avere consapevolezza critica dell’opera. Quello di Kvas è un giochino rassicurante. Se facevano una mostra di quadri normali alla maniera dell’astrattismo anni 50, facevano un ‘operazione più valorosa. Invece qui si creano stampelle, perchè neanche loro credono all’opera. E quindi devono farla uscire dalla cornice. Ma è una forma di debolezza.

      • michele

        ???

  • vadooo

    A me non pare proprio rassicurante il fatto che le persone possano toccare delle tele!
    E poi basta con sta cosa degli anni 50! Cosa dovrebbe dipingere?
    Un ritratto di sehgal?

  • La pittura è viva perchè è costretta alla consapevolezza dal limite della cornice. La tela dipinta astrattamente a caso (facendo accostamenti di colori carini) è come un treno senza binario. E’ affascinante, sembra libero ma in realtà NON può andare da nessuna parte. Perchè il vincolo-limite del binario, come la cornice per il dipinto, fornisce la libertà di arrivare ad una determinata meta.

    Bisogna stare attenti ad uscire dalla tela, il rischio è quello di avere un treno senza binario. E solitamente si esce dalla tela (penso a Frigo o Roccasalva) perchè, in ultima analisi, si è profondamente insicuri della tela. Si cerca una stampella alla tela fuori dalla tela.

    Apprezzo, per esempio il lavoro di Pesce Khete, Tomma Abts, Martin Creed. La pittura può essere un’ottima via.

    La tela afflosciata esprime un relativismo totale che solo apparentemente lascia libertà allo spettatore. La tela afflosciata è una figura retorica pretenziosa. Come mettere la tela sotto al pavimento o riempire di pongo alcune fessure della galleria.

  • giorno

    hahaha!

    “Oggi l’opera ha una natura fluida e immateriale come il nostro presente, la nostra contemporaneità.”

    tutte le opere ora con internet sono più immateriali che materiali.

    “Se facevano una mostra di quadri normali alla maniera dell’astrattismo anni 50, facevano un ‘operazione più valorosa.”

    non si capisce ancora perchè. più valorosa perchè? fare delle performances ed impedire di documentarle mi pare un tentativo di censura rispetto al nostro presente, la nostra contemporaneità, fluida e fatta per lo più di immagini in rete.

    “Invece qui si creano stampelle, perchè neanche loro credono all’opera.”

    e come fai a dirlo? a me pare che tutti qui ci credano, semplicemente non come ci credi tu che definisci il relativismo come qualcosa di negativo. che bigotto..

    “E quindi devono farla uscire dalla cornice. Ma è una forma di debolezza.”

    perchè? Sehgal non relativizza la performance in una dimensione più umana e lontana da palchi, teatro o simili? non è uscito pure lui dalla cornice? dobbiamo demonizzarlo? assolutamente no. per te tutto deve restare nei ranghi che tu imponi e poi dici peste e corna di quello che a te non piace (e preciso non piace, mica non valuti oggettivamente buono o meno). le categorie sono fatte per essere prevaricate, e i prevaricatori vengono spesso bistrattati come tu stai facendo con loro.
    dove sta la debolezza quindi? i tuoi ragionamenti non filano: non credono all’opera QUINDI devono farla uscire dalla cornice? non fila.
    hai mai provato a pensarla in maniera differente? lo sai che la pittura può anche non stare su una tela? lo sai che la maggior parte delle opere pittoriche dell’antichità sono parietali o sculture dipinte?

  • Angelov

    In un commento precedente, affermavo che nella scultura di Francesco Arena, vi è un qualcosa che rimanda al Situazionismo, e cioè una sua componente, ma nell’ispirazione dei suoi lavori, non nella forma, che invece è minimalista.

    In questo caso invece, le opere di Andrea Kvas ricordano quelle del situazionista Pinot Gallizio, e della sua Pittura Industriale, ma solo nell’aspetto formale, non in quello ideologico, che risulta invece come tarpato ed in favore di un effetto più scenografico.

  • fra

    @ Angelov

    ma che ne sai dell’ideologia nel lavoro di kvas?

    • Angelov

      Se tu pensi che attraverso il lavoro di Kvas venga espressa qualche sorta di ideologia, bene, sono tutt’orecchi, spiegamela tu allora.

      Affermando che non c’è preponderanza di ideologia nel suo lavoro, (ed il contrario confermerebbe invece che allora appunto dovrebbe essere considerato solo un epigono di Gallizio), non per questo affermo che il suo lavoro non sia valido, anzi…; solo cercavo di capire criticamente il modo in cui, secondo me, è strutturato etc

      • fra

        è già stato scritto su questo commentario e l’ho sentito di persona:
        mettere la tela a terra, dipinta interamente è un modo per riportare l’opera ad una dimensione di oggetto (togliendo l’aura immortale) e quindi suscettibile a deterioramento ed entropia. in ogni modo tu lo possa mettere quel lavoro continuerà a logorarsi. e pone tutti allo stesso piano, dal collezionista (che nella sua casetta ci può fare quello che vuole) al fruitore “comune”.

        • Angelov

          OK, ma nonostante questo modo francescano di presentare le proprie opere, è in definitiva la qualità dei colori, dei loro accostamenti e tonalità, della pennellata etc, che valorizza questi lavori rendendoli unici.
          C’è anche un rimando alla dimensione del “Tappeto”, che per certe popolazioni ha un significato culturale molto profondo ed importante; per cui in questi lavori in qualche modo si esprimono indirettamente le influenze dei flussi migratori e dalla cultura islamica, sopratutto delle aree desertiche.

          • fra

            certo, sono d’accordo. è proprio la loro unicità pittorica a differenziare questo lavoro da semplici espedienti “partecipativi”.